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Emanuele Filiberto di Savoia (immagine d'archivio).
Imago
A quasi 80 anni dalla nascita della Repubblica italiana, Emanuele Filiberto torna sulle vicende di Casa Savoia. Nel libro «La Regina di Maggio» racconta la nonna Maria José, difende il ruolo della monarchia nella storia italiana e chiede una riconciliazione con il passato.
Con «La Regina di Maggio», edito da Sperling & Kupfer, Emanuele Filiberto di Savoia torna a raccontare la storia della sua famiglia attraverso la figura della nonna Maria José, ultima regina d'Italia.
Un libro che arriva a quasi 80 anni dalla nascita della Repubblica e che, secondo il principe, dovrebbe favorire una riconciliazione con il passato.
Emanuele Filiberto sostiene che l'Italia non debba nulla a Casa Savoia, ma ritiene che sia arrivato il momento di guardare alla storia con maggiore serenità.
Secondo lui, un gesto simbolico importante sarebbe il trasferimento delle spoglie di Umberto II e Maria José al Pantheon di Roma.
«Mi auguro che questa ricorrenza possa rappresentare l'occasione per chiudere definitivamente una ferita storica», afferma.
Come racconta fra gli altri «Vanity Fair», per anni il principe ha vissuto un rapporto complicato con il proprio cognome. Racconta di aver percepito ostilità al suo arrivo in Italia, ma che con il tempo la situazione è cambiata.
Stando alle sue parole, la televisione ha avuto un ruolo importante nel modificare la percezione degli italiani, permettendogli di mostrarsi oltre le polemiche che da sempre accompagnano la dinastia.
Al centro del libro c'è Maria José, che Emanuele Filiberto descrive come una donna moderna, colta e molto sensibile alle questioni sociali.
Secondo il racconto del principe, la regina comprese prima di molti altri i rischi del fascismo e, dopo l'8 settembre, contribuì ad aiutare concretamente la Resistenza lungo il confine svizzero.
Uno dei passaggi più significativi riguarda il nonno Umberto II. Emanuele Filiberto sostiene che l'ultimo re d'Italia scelse di lasciare il Paese prima della proclamazione ufficiale del referendum del 1946 per evitare tensioni e spargimenti di sangue.
Il libro affronta anche le discussioni che da decenni accompagnano quel voto, ricordando come alcuni storici abbiano sollevato dubbi e interpretazioni differenti sul risultato.
Dopo la vittoria a «Ballando con le Stelle» e il secondo posto a Sanremo con Pupo, Emanuele Filiberto vive con serenità l'attenzione mediatica.
Oggi, però, le sue priorità sono cambiate. Il desiderio più grande? Non tornare padre, ma diventare nonno. «A questo punto della mia vita preferirei diventare nonno piuttosto che padre un'altra volta», confessa.