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Segnalalo oraLucio Corsi annuncia il suo primo tour europeo, che partirà dal Padiglione Conza di Lugano il 24 gennaio e proseguirà al Volkshaus di Zurigo il 1 febbraio. L'astro nascente del cantautorato italiano, diventato celebre con la sua «Volevo essere un duro» grazie a Sanremo prima e all'Eurovision Song Contest di Basilea poi, ci spiega in un'intervista dove nasce la sua ispirazione, come sono cambiati i suoi lavori e perché e con chi potrebbe voler duettare. Le tappe fuori dall'Italia gli fanno paura?
Con la VJ Fabienne Berner incontriamo Lucio Corsi il 2 agosto in un hotel del Locarnese, poche ore prima del concerto alla Rotonda del Locarno Film Festival, che sarà uno spettacolo per gli occhi, per le orecchie e pure per l'anima. Almeno per me, che è la prima volta che lo vedo dal vivo.
Come ogni volta che incontro qualcuno per una prima intervista, sono un poco teso. Non so bene cosa aspettarmi. Per preparami al meglio, come fa ogni giornalista degno di questo nome, ho letto molto su di lui, ascoltato meglio le sue canzoni, visionato le sue interviste. Mi sembra una persona molto educata, non adita a eccessi. Ma in passato mi sono già sbagliato.
Ma non con Lucio. Fin dalla prima stretta di mano e il primo largo sorriso ci si dà del tu. Durante l'intervista ci scappa pure una risata insieme.
Ma bando alle ciance. Spazio a Lucio Corsi.
Lucio, per chi ancora non dovesse conoscerti, come ti presenteresti in poche parole?
Sono un ragazzo nato in Maremma, nel «Far West» italiano. Ho trovato la mia passione da ragazzino nelle canzoni e nella musica. Ancora oggi son qui che cerco di far diventare questa passione un lavoro a tutti gli effetti. È la cosa che mi fa stare meglio: suonare e scrivere.
Con le tue canzoni racconti storie di fantasia basate su animali, personaggi e persone fantastiche, a volte surreali. Da dove provengono tutti questi particolari universi?
Cercare di inquadrare la realtà da un'altra prospettiva, magari spostando la visuale, la telecamera, m'ha sempre aiutato a vivere meglio la quotidianità. Che ne so, per esempio vedere nelle auto parcheggiate una certa forma di fedeltà perché scendi da casa la mattina e le ritrovi. A volte non succede, ma in genere succede! Mi fa passare meglio i giorni, mi fa muovere la testa. Deriva da questo aspetto.
Come pure dal fatto di essere cresciuto in provincia, dove non avevo tante cose da fare, dove c'è un panorama bellissimo. La ritengo una gran fortuna essere nato in campagna. Quella solitudine e quel silenzio che ci sono lì, mi hanno fatto avere a che fare con la noia, che è molto simile alla pace. Averci a che fare e capire che la noia esiste m'ha fatto trovare un modo per conviverci e come fuggire con l'immaginazione, gli strumenti, la musica.
Le tue prime canzoni erano popolate da animali, ora invece nei tuoi recenti lavori ci sono più persone e personaggi. Come spieghi questo sviluppo?
È venuto un po' naturale. All'inizio nel «Bestiario musicale», che era un disco del 2017, parlavo di animali perché erano quelli che circondavano casa mia: le lepri, le volpi e gli altri che ti attraversano la strada di notte.
Però mi interessava parlare anche di un tipo di animale ancora più complesso: le persone. È interessante. Amo tante canzoni che parlano di persone, perciò ero interessato a trovare un modo per parlare di loro.
In alcune interviste hai detto che ti piace controllare il processo creativo dall’embrione fino alla nascita della canzone. Poi una volta che è pubblicata non ti appartiene più. Hai pure affermato che alcune di queste ti seguiranno per un certo tempo, altre no. Ce n'è una che ti seguirà per il resto della tua vita?
Eh, non lo so... Quello dipende da che canzoni sono. Quando le scrivi restano dell'età che gli dai quando le hai scritte. Poi tu cambi e cresci, loro no, rimangono a quell'età lì. A volte perciò non le riconosci più e non ti ci riconosci più. E viceversa, loro non riconoscono te. Non andate più d'accordo.
Alcune canzoni hanno però la capacità di seguirti. E io e chi le scrive abbiamo la capacità di farlo anche essendo cambiati. Sono quelle più rare e in genere quelle a cui uno tiene di più. Spero ce ne siano. Vedremo. Ancora devo aspettare il futuro.
Però già ora tra quelle che ho, che ho scritto quando ero ancora un ragazzino, alcune non riesco più a suonarle. Altre invece, a cui tengo di più, me le porto dietro e le canto sempre con la stessa energia. Ci sono proprio affezionato.
Hai scritto molti brani. Pensi d’aver già scritto la tua canzone più bella?
Spero di no... (ride)
Prima a Sanremo e poi all'Eurovision Song Contest a Basilea hai incontrato molti tuoi colleghi e artisti che provengono da mondi molto diversi. Hai già pensato di collaborare con alcuni di loro?
Certo. All'Eurovision, sia Zöe Më, la ragazza della Svizzera, che NAPA, i ragazzi del Portogallo, hanno fatto delle bellissime canzoni. Sarebbe bello far qualcosa insieme in futuro. Vedremo. Quella di Basilea è stata una bella esperienza per trovare altri musicisti provenienti da altre parti d'Europa e del mondo. È stato interessante.
Anche a Sanremo. Lì c'era Dario Brunori, con il quale collaboravo già da anni e che mi ha aiutato, i primi dischi li ho fatti grazie a lui e alla sua etichetta. Oltre che a essere delle competizioni in musica, che poi secondo me la musica non è e non deve essere una competizione, sono dei bei momenti di conoscenza.
Se ti fosse data la possibilità, con le nuove tecnologie, e penso all'Intelligenza artificiale, di duettare con grandi artisti del passato che tu ammiri, ma che oggi purtroppo non sono più con noi, e sto pensando in particolare a Ivan Graziani e Lucio Dalla, accetteresti di duettare con loro, anche solo virtualmente?
Con l'intelligenza artificiale? No. Mi piacerebbe più che altro parlarci.
Ma cantare?
Certo, ma prima avrei voluto conoscerli. E poi cantare. Ma dal vivo però, non con l'intelligenza artificiale.
Se Randy Newman, che ha creato, tra gli altri, alcuni brani del film d'animazione Toy Story scrivesse una canzone per te, la canteresti?
Randy? Certo. È il più grande cantautore che c'è.
Hai già provato a chiederglielo?
No, ma mi piacerebbe incontrarlo. Sarebbe un sogno. Per me è davvero il più grande cantautore esistente ed è un grandissimo compositore. È geniale.
Prima o poi canterai una delle sue canzoni?
La canto già. Canto «You've Got a Friend in Me» in italiano, la versione cantata da Riccardo Cocciante, «Hai un amico in me». E poi ho tradotto la sua «Short people», «La gente bassa». Prima o poi mi piacerebbe registrarla. La propongo live.
So che hai un’importante novità da annunciare. Quale?
Sì. Tra fine gennaio e febbraio dell'anno prossimo sarò in giro al di fuori dell'Italia, facciamo un tour nei club in Europa . Non vedo l'ora. È una cosa che sogno da anni, sempre con il gruppo di ragazzi con cui suono da quando eravamo al liceo. Passiamo a Lugano il 24 gennaio e a Zurigo il 1° febbraio.
Immagino che per te possa essere un'esperienza impegnativa perché la sensibilità del pubblico, anche se probabilmente ci saranno molti italofoni, potrebbe essere diversa. Questo per te è uno stimolo, una paura? Cosa ti aspetti?
No, paura no. È uno stimolo. Ben venga, perché c'è modo di crescere provando dei tipi d'esperienza live diverse. Magari sarà più difficile per certi versi per una questione di lingua. Parlo dei testi delle canzoni. Bisognerà trovare uno stratagemma per far capire il significato delle parole dal vivo. Ora m'invento qualcosa. Però è interessante. Mi stimola questa cosa.
All’Eurovision, per meglio far passare il tuo messaggio, hai deciso di sottotitolare in inglese la tua canzone «Volevo essere un duro». È uno stratagemma che potresti riproporre nel tour europeo?
Dal vivo non ci sono schermi, perciò è difficile. Ma magari con dei testi tradotti e distribuiti.
Il tempo è davvero tiranno quando si è in buona compagnia. Sul foglio e in mente ho diverse altre domande, ma i minuti a nostra disposizione sono finiti. Una mini consolazione mi balena in mente, avrò forse la possibilità d'incontrarlo di nuovo a Zurigo a febbraio.
Ora c'è spazio solo per un'ultima battuta.
E per finire una domanda secondo me fondamentale: ma Lucio Corsi cosa farà da grande?
(Ride) Non lo so. E penso sia anche giusto così. Penso che il bello sia proprio non saperlo. Perché come dice la mia canzone che si chiama così, è bene anche non saperlo, quello che si farà da grandi.
Smontare quello che si è fatto e ricominciare in altre cose. È una via possibile anche quella.
Mentre ci congediamo penso: «Già, bella via». E i suoi fan, ne sono sicuro, sperano che quel «ricominciare in altre cose» sia sempre per le orecchie, per gli occhi e per l'anima, nel mondo della musica e sul palco.
Le prevendite per il primo Tour europeo iniziano il 15 settembre 2025. Le informazioni necessarie si possono trovare direttamente sulla pagina ufficiale dell'artista, oppure, per quel che riguarda il Palasport tour 2026 in Italia, cliccando qui.
Assieme al tour europeo, Lucio Corsi ha annunciato anche un tour nei Palasport in Italia per il 2026. Ecco le date: