blue News Logo
  • Svizzera
  • Mondo
  • Intrattenimento
  • Sport
  • Calcio
  • MyTech
  • Flash 24 ore
blue News Logo
  • Svizzera
  • Mondo
  • Intrattenimento
  • Sport
  • Calcio
  • MyTech
  • Flash 24 ore
blue NewsSvizzeraMondoBorsa-EconomiaNews-TickerSportCalcioDigitaleIntrattenimentoBenessere & LifestyleMeteoOroscopoVideo
CarrieraLavorare in blueJobs
blue+blue Sportblue Premiumblue Video
Clienti privati SwisscomMobileInternetTVAbbonamento combinatoDispositiviAiuto & SupportoSwisscom Community
Accesso direttoE-mail LoginmySwisscomSwisscom ShopsmyAimyCloudblue TV Player
blue News
SvizzeraMondoBorsa-EconomiaNews-TickerSportCalcioDigitaleIntrattenimentoBenessere & LifestyleMeteoOroscopoVideo
Carriera
Lavorare in blueJobs
blue+
blue Sportblue Premiumblue Video
Clienti privati Swisscom
MobileInternetTVAbbonamento combinatoDispositiviAiuto & SupportoSwisscom Community
Accesso diretto
E-mail LoginmySwisscomSwisscom ShopsmyAimyCloudblue TV Player
PubblicitàNote legaliProtezione dei datiImprontaLinee guida editorialiblue News AppFAQ
DEFRITEN
DEFRITEN
Lucio Corsi sulle orme di Bob Dylan? «I paesaggi di Locarno mi ispirano»
HomeFreccia a destraIntrattenimento

Trovato un errore?

Segnalalo ora

Bello show alla Rotonda del Festival

Lucio Corsi sulle orme di Bob Dylan? «I paesaggi di Locarno mi ispirano»

01:02

Lucio Corsi sulle orme di Bob Dylan? «I paesaggi di Locarno mi ispirano»

«Sono a Locarno per la prima volta. I paesaggi qui mi ispirano» mi dice il cantautore Lucio Corsi, poco prima di esibirsi. Gli faccio notare che anche Bob Dylan, associa la città sul Verbano con un momento particolare della sua vita creativa.

«Sono già stato a Lugano qualche volta, ma a Locarno è la prima. I paesaggi qui mi ispirano» mi dice il cantautore maremmano Lucio Corsi, poco prima di esibirsi alla Rotonda del Festival. A proposito di ispirazione e di Locarno gli faccio notare che Bob Dylan, nella sua biografia, associa la città sul Verbano con un momento particolare della sua vita creativa. La memoria però, durante l'intervista video (di cui una piccola parte potete vederla qui sopra), mi fa un brutto scherzo. Lo statunitense ha vissuto e subìto il nubifragio che gli cambiò la vita in Piazza Grande nel 1987, non nel 1985, come dico erroneamente. Ma la sostanza non cambia. La nostra è terra che ispira i grandi cantautori. Ecco come ho vissuto il mio primo concerto dal vivo di Lucio Corsi.

Paolo Beretta

Paolo Beretta

03.08.2025, 03:37•03.08.2025, 09:26

Manco fosse un orologio svizzero, Lucio Corsi inizia il suo show alla Rotonda di Locarno alle 22h15 spaccate.

Il boato della folla che accoglie la sua entrata in scena mi arriva che sto ancora percorrendo gli ultimi metri dell'entrata. I suoi primi istanti saranno l'unica cosa che mi perderò del primo spettacolo che vedo dal vivo dell'artista.

Davanti a me un muro di persone, dove è difficile farsi strada, ma riesco a trovare comunque, anche se un poco a fatica, un posto a metà tra il palco e il fondo. La visuale è buona, nessuno spilungone m'impedisce di vedere, almeno all'inizio, l'intero gruppo sulla scena.

Un mix molto calibrato

Lucio, che ho avuto il piacere di incontrare qualche ora prima (e di cui ne pubblicheremo l'intervista completa in formato video un po' più in là nel tempo) sta già facendo faville con la sua energia e il suo costume dalle spalline rosse e scintillanti, che poi si toglierà durante il concerto. 

Lo spettacolo è molto godibile. Il maremmano alterna pezzi decisamente rock, che scatenano il pubblico e esaltano le capacità musicali della band, a canzoni più intime, che il giovane cantautore esegue da solo con la chitarra o seduto al pianoforte, come per esempio «Sigarette» o «Nel cuore della notte». Il mix tra le canzoni è molto calibrato.

Lucio a volte dice il titolo, a volte fa dei piccoli commenti, sovente ringrazia il pubblico caloroso.

Si prende qualche minuto per spiegare la genesi della canzone «Amico vola via»: «Qualche anno fa ero a Lugano, e ho scoperto che in ottobre spazzano via le foglie secche dalle strade, gesto con cui di fatto ammazzano una stagione, dato che l’autunno vive di quello. Ho quindi pensato a come dare un nuovo senso, un senso positivo a questo gesto... e quindi mi sono immaginato questo amico secco, troppo secco, che vola via colpito in schiena da una di queste foglie spostate dal vento ...»

Quasi tutta la Rotonda canta «Volevo essere un duro»

Circa a metà concerto, verso le 23h00 arriva la canzone che lo ha fatto conoscere al grande pubblico: «Volevo essere un duro».

Quasi tutta la Rotonda canta con Lucio. I pochi che non lo fanno probabilmente non sono italofoni. Almeno è il caso di un gruppetto di ragazzi che sono attorno a me. Poco male, avranno probabilmente altre occasioni per imparare e canticchiare il successo che il 31enne ha portato all'Eurovision. 

I fan più impegnati sono là, tutti davanti, da dove arrivano, tra un brano e l'altro, gli applausi più convinti. Ma anche il resto della folla applaude spesso Lucio, soprattutto quando esegue i suoi brani più celebri. 

Lo show scorre via veloce, con, probabilmente, vista la presenza sul palco di un tecnico per un paio di volte intento a maneggiare dei cavi, qualche piccolo inghippo tecnico, che però non pregiudica la bellezza dello spettacolo che si avvia verso la conclusione.

«Una leggenda che mi piace pensare sia vera»

Annunciando il pezzo finale, che poi non sarà tale, dice: «È la storia di un ragazzo che sparisce nel cielo dopo aver compiuto il giro della morte in altalena, forse rapito dagli alieni... È una storia che sembra una leggenda e mi piace credere che questa leggenda sia vera: Altalena Boy».

Parte la musica, poi la voce. E anche in questo caso, come per «Volevo essere un duro» e «Tu sei il mattino» con Lucio canta una parte della Rotonda. Anche se non lo avesse detto poco prima, tutti capiscono che è un pezzo scritto qualche anno fa e che la gente conosce bene.

Scrosciano gli applausi, si accendono le luci sul pubblico. Il concerto sembra finito. All'improvviso, mentre Lucio e la band stanno salutando, sul palco compare una bandiera della Palestina e una ragazza, accompagnata da altri due giovani, grida nel microfono «Palestina libera, grande Lucio».

Il maremmano con gentilezza le chiede il nome. Dopo un paio di altre urla non arriva una risposta udibile dal pubblico. Con la stessa rapidità con cui erano apparsi, la bandiera e i ragazzi scompaiono.

Il cantautore regala ancore una canzone, «Astronave giradisco», con cui stavolta saluta e ringrazia definitivamente il pubblico di Locarno. È stata la prima volta per il maremmano sulle rive del Verbano. Ma mi è facile ipotizzare che non sarà di sicuro l'ultima.

Le luci si fanno più intense, la band saluta ancora una volta e poi sparisce, il palco resta vuoto. La gente inizia ad andarsene. Come faccio spesso, perché per me fa parte dell'esperienza di ogni concerto, mi fermo qualche minuto a osservare il pubblico che si avvia verso l'uscita.

Ho letto spesso sulla stampa che il pubblico di Lucio Corsi è composto da persone di tutte le età, dai ragazzini agli adulti, passando per gli anziani. E lo posso costatare di prima persona: a un certo punto mi passano davanti due signore piuttosto in là con gli anni, capelli bianchi e camminata poco veloce e poco sicura. 

Sorrido parecchio: indossano una maglietta simbolo del tour, quella di Topo Gigio con la scritta «Volevo essere un duro», forse un po' troppo grande per loro. Il sorriso è subito corrisposto. Segno, credo, che anche loro hanno passato un bel momento.

Mi sorprendo a pensare: «Ecco, questo è il potere universale della musica, non ha età».

Poi però mi correggo: non è il potere universale della musica.

È l'energia coinvolgente delle parole e delle note di un menestrello moderno.

È la magia di Lucio Corsi.

Altre notizie

Il talent di Netflix fa discutere
Il talent di Netflix fa discutere

«Fanc*** i carabinieri»: la canzone che trionfa in «Nuova Scena» fa indignare Luca Abete

Lutti

È morta a 19 anni l'attrice Kaylee Hottle in un incidente stradale

Ecco il video
Ecco il video

«Il concerto più importante»: Emma fa visita ai bambini in ospedale prima del suo live

Serie TV
Serie TV

Francesca Chillemi riparte senza Demir: Massimo Paternò cambia «Viola come il mare 3»

I più letti

1Embolo rompe il silenzio 10 giorni dopo l’espulsione e l’eliminazione dal Mondiale
2«Il concerto più importante»: Emma fa visita ai bambini in ospedale prima del suo live
3Rilevata la presenza del batterio Listeria in prodotti di Migros, Coop e Denner
4Affisse le pubblicazioni, ecco quando e dove si sposeranno Damiano David e Dove Cameron
5Wanda Nara torna in Rai e sbarca su Divas Play, l’OnlyFans latino