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Caterina Balivo a «La volta buona».
Imago
Le spiagge riservate agli adulti tornano a far discutere. A «La volta buona» Vladimir Luxuria e Caterina Balivo si sono scontrate sul tema, tra accuse di discriminazione e difesa del diritto al relax.
Con l'estate torna puntuale anche una discussione che divide l'opinione pubblica: è giusto riservare alcuni stabilimenti balneari esclusivamente agli adulti?
L'argomento è stato affrontato durante una puntata de «La volta buona», dove Vladimir Luxuria e Caterina Balivo hanno espresso posizioni opposte sul tema, dando vita a un acceso confronto.
Come riportato fra gli altri da «Leggo», Vladimir Luxuria si è detta contraria all'idea di escludere i bambini da alcune strutture balneari, definendo la scelta una forma di discriminazione.
Secondo l'opinionista, limitare l'accesso in base all'età rischia di aprire la strada ad altre forme di esclusione.
«È tremendo, così facendo giustifichiamo l'idea di vietare l'ingresso a una fascia di persone. Di questo passo qualcuno si potrebbe sentire persino legittimato a dire di non fare entrare gli anziani e persone di un'altra nazionalità. Ma la spiaggia è di tutti».
Di parere opposto Caterina Balivo, che ha invece sottolineato il diritto di scegliere ambienti pensati per chi desidera trascorrere una giornata al mare in totale tranquillità.
La conduttrice ha spiegato che chi decide di frequentare una struttura privata può legittimamente cercare un contesto più silenzioso e rilassante.
«Ma se io voglio stare al mare a rilassarmi e i bambini disturbano, pago una struttura privata», ha replicato.
La discussione è proseguita con toni sempre più accesi, tra le obiezioni di Luxuria e la difesa della libertà di scelta sostenuta da Balivo.
La conduttrice ha ribadito la propria posizione con fermezza: «Ma perché non posso scegliere? Se io pago per rilassarmi, scelgo anche dove andare».
Uno scambio che ha acceso il dibattito anche tra il pubblico, diviso tra chi considera gli stabilimenti «adults only» una soluzione legittima e chi li vede come una forma di esclusione nei confronti delle famiglie con bambini.