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Alimentazione sostenibile

Ecco perché le tasse sulla carne non convincono

Uno studio mostra che le persone rifiutano le tasse sulla carne, ma sostengono prezzi più bassi per frutta e verdura. La differenza sta nella percezione: incentivo contro imposizione.

Covermedia

Covermedia

29.04.2026, 16:00•29.04.2026, 16:54

Quando si parla di alimentazione sostenibile, il modo in cui si interviene è decisivo.

Ridurre il consumo di carne è uno degli obiettivi principali, ma non tutte le strategie funzionano allo stesso modo.

Secondo una ricerca della Università di Göteborg, le persone accettano più facilmente incentivi positivi, come prezzi più bassi per frutta e verdura, rispetto a misure punitive come le tasse sulla carne.

Lo studio ha coinvolto oltre 10.500 persone in sei Paesi, tra cui Germania, Stati Uniti, India e Brasile. Ai partecipanti sono state presentate diverse politiche alimentari: tasse su prodotti dannosi per salute o clima, sconti su alimenti sani e limitazioni alla pubblicità. Il risultato è netto: gli incentivi funzionano meglio delle restrizioni.

Il divario è particolarmente evidente sul fronte della salute. Le tasse su carne e bevande zuccherate vengono respinte molto più spesso rispetto alle misure che rendono più accessibili frutta e verdura, con una differenza superiore ai 20 punti percentuali. Anche nelle politiche climatiche il modello resta lo stesso, seppur con uno scarto più contenuto.

«Le sovvenzioni incontrano meno resistenza rispetto alle tasse, indipendentemente dal fatto che siano giustificate da motivi di salute o ambientali», spiega Erik Elwing.

Le ragioni del rifiuto sono concrete. Aumentare il prezzo della carne incide direttamente sul bilancio familiare e viene percepito come una limitazione della libertà personale. Inoltre, le abitudini alimentari sono difficili da cambiare: circa il 38-39% degli intervistati si oppone a una tassa sulla carne.

Al contrario, rendere più economici gli alimenti sani è visto come un aiuto, non come un'imposizione. Offre una scelta in più, invece di toglierne una.

Conta anche come queste politiche vengono presentate. Le persone reagiscono meglio quando il beneficio è immediato e personale, come la salute. Il cambiamento climatico, pur rilevante, appare spesso più distante e meno concreto.

Il quadro resta comunque articolato. Molte misure raccolgono più consenso che opposizione, soprattutto nei Paesi emergenti. Nelle economie più ricche, invece, lo scetticismo è maggiore, in particolare verso le tasse.

Entrano in gioco anche fattori individuali. Chi ha posizioni politiche più conservatrici tende a rifiutare interventi statali, mentre fiducia nelle istituzioni e sensibilità ambientale aumentano l'accettazione. Anche genere, età e contesto geografico incidono più del reddito o del livello di istruzione.

Il messaggio è chiaro: per cambiare le abitudini alimentari, il metodo conta quanto l'obiettivo. Offrire vantaggi concreti funziona più che imporre rinunce.

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