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«Cereali antichi», ecco perché il termine può trarre in inganno
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Alimentazione

«Cereali antichi», ecco perché il termine può trarre in inganno

Secondo un istituto tedesco, definizioni come «cereali antichi» o «grani antichi» non hanno base legale e possono creare false aspettative su origine e benefici.

Covermedia

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04.05.2026, 16:00•04.05.2026, 16:03

Farro più digeribile, farro dicocco più «autentico», farro monococco più naturale: sugli scaffali, termini come «cereali antichi» evocano un'idea di tradizione e semplicità.

Ma questa immagine è spesso fuorviante.

Una valutazione scientifica del Max Rubner-Institut, istituto tedesco per la nutrizione e gli alimenti, mette in discussione proprio queste etichette.

Secondo i ricercatori, si tratta di definizioni problematiche dal punto di vista della tutela dei consumatori, perché suggeriscono caratteristiche che non sempre corrispondono alla realtà.

Non è una definizione legale

Il nodo principale è semplice: non esiste una definizione legale di «cereali antichi».

«Attualmente non esiste alcuna base normativa che stabilisca quali cereali possano essere definiti tali», chiarisce l'istituto.

Il termine «antico» richiama coltivazioni poco modificate, ma i prodotti oggi in commercio sono spesso il risultato di selezioni e miglioramenti relativamente recenti.

È vero che varietà come farro monococco e farro dicocco hanno origini molto antiche, risalenti a migliaia di anni fa. Tuttavia, le versioni coltivate oggi derivano spesso da linee conservate in banche genetiche e successivamente selezionate.

L'esempio del farro

In molti casi, le varietà attuali hanno meno di un secolo. Per questo, secondo l'istituto, definirle «antiche» non è scientificamente corretto.

Il caso del farro è particolarmente emblematico.

Spesso viene percepito come un grano «puro» e originario, ma in realtà molte varietà sono state incrociate con il frumento moderno per migliorarne la resa. Di conseguenza, tracciare una distinzione netta tra «antico» e «moderno» è difficile.

Benefici per la salute fasulli

Un altro aspetto riguarda i presunti benefici per la salute. Le etichette suggeriscono spesso una maggiore digeribilità o un minor rischio di intolleranze, ma le evidenze scientifiche non confermano differenze significative rispetto al grano comune.

Questo punto è cruciale per chi ha allergie o intolleranze. Farro, farro dicocco e farro monococco contengono tutti glutine e appartengono alla stessa famiglia del frumento.

Per questo devono essere chiaramente indicati in etichetta come tali, ad esempio «farro (frumento)».

Anche le linee guida mediche non distinguono tra queste varietà: per chi soffre di celiachia o allergia al grano valgono le stesse restrizioni.

Il messaggio è chiaro: più che il nome, conta la trasparenza. Etichette precise aiutano a evitare fraintendimenti e scelte sbagliate. Perché, quando si parla di alimentazione, parole come «antico» o «naturale» possono influenzare le decisioni molto più dei dati reali.

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