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Le chiavette USB fanno ancora parte della nostra vita quotidiana.
Getty Images
Le chiavette USB esistono ormai da trent’anni. All’inizio hanno portato ordine nel caos dei collegamenti informatici, oggi sono diventate quasi indispensabili. Eppure c’è una seccatura che continua ad accompagnarci: provare a inserire la chiavetta, sbagliare verso, girarlo e magari sbagliare di nuovo. Ma qualche trucco può aiutare a evitare il problema.
Prima che l’USB facesse la sua comparsa, una trentina d’anni fa, il retro di un computer sembrava un piccolo museo della tecnologia.
Le stampanti richiedevano ingombranti porte parallele, i mouse utilizzavano connessioni seriali e le tastiere si affidavano ai connettori rotondi PS/2.
Per collegare una nuova periferica, spesso era necessario riavviare il computer. Il «Plug & Play», allora, era ancora un sogno lontano.
La mente dietro questa piccola rivoluzione fu Ajay Bhatt.
Curiosamente, l’inventore non ha mai guadagnato direttamente dalla sua idea attraverso brevetti. I diritti erano detenuti da Intel, che mise però la tecnologia a disposizione gratuitamente, con l’obiettivo di dare impulso all’intero mercato dei computer.
In un celebre spot pubblicitario del 2009, Bhatt fu persino celebrato come una rockstar: un onore riservato a pochi sviluppatori hardware.
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La domanda che molti utenti si pongono dal 1996 è sempre la stessa: perché il classico connettore USB-A non è simmetrico? Bhatt lo spiegò anni dopo in modo molto pragmatico: per una questione di costi.
Un connettore inseribile da entrambi i lati avrebbe richiesto il doppio dei fili e dei circuiti. In un’epoca, quella degli anni Novanta, in cui il prezzo era un fattore decisivo, questa scelta avrebbe potuto compromettere la diffusione dello standard.
Oggi, grazie all’USB-C, stiamo entrando progressivamente nell’era dei connettori reversibili. Ma nella vita quotidiana continuiamo a usare miliardi di vecchi cavi USB-A.
Per questo, in occasione dei 30 anni dell’USB - lanciate nella prima metà del 1996 - ecco alcuni consigli per archiviare una volta per tutte la famosa «legge dei tre tentativi».

In qualche modo si incastra sempre e solo al secondo tentativo.
X / @abeliancat
Su quasi tutti i cavi USB è impresso o stampato il simbolo dell’USB, il piccolo tridente.
La regola generale è semplice: nelle porte orizzontali, come quelle dei laptop, il logo è quasi sempre rivolto verso l’alto.
Nelle porte verticali, come su alcuni computer fissi, di solito il logo guarda verso l'utente oppure verso sinistra.
Osservate con attenzione l’estremità metallica della chiavetta. Su entrambi i lati ci sono due piccole aperture quadrate.
Il trucco è questo: da un lato i fori appaiono «aperti» e lasciano intravedere la plastica interna; dall’altro sembrano più «chiusi» o scuri.
Il lato con i fori aperti va rivolto verso l’alto, o verso la parte frontale, al momento dell’inserimento.
Guardando dentro la chiavetta si nota un piccolo blocco di plastica, spesso bianco, nero o blu, che occupa circa metà dello spazio.
Nella porta del computer la disposizione è opposta.
La regola da ricordare è: la plastica deve incontrare il vuoto.
Poiché nella presa del computer la linguetta di plastica si trova di solito in alto, quella del cavo deve essere rivolta verso il basso quando lo si inserisce.
Quando non si riesce a vedere la chiavetta, si può passare il pollice sulle sue superfici piatte.
Il lato con il logo inciso è spesso leggermente più ruvido o scavato.
È quello il vostro riferimento per capire dov’è «l’alto».