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In che modo i tre colossi SpaceX, Anthropic e OpenAI influenzeranno il mercato azionario?
ChatGPT @ blueNews
Nel giro di pochi mesi tre tra le società private più preziose al mondo si preparano allo sbarco in Borsa. Per gli investitori è un’occasione rara, ma anche un rischio enorme.
Il 12 giugno 2026, al Nasdaq, suonerà una campanella destinata con ogni probabilità a entrare nella storia finanziaria.
SpaceX, il gruppo aerospaziale e satellitare di Elon Musk, si prepara al debutto sul mercato, puntando a una valutazione compresa tra 1’750 e 2’000 miliardi di dollari.
Già solo con questa cifra, SpaceX varrebbe in un solo giorno più di cinque volte Nestlé. E sarebbe soltanto l’inizio di un vero terremoto borsistico.
Alle sue spalle scalpitano infatti i due grandi laboratori dell’intelligenza artificiale. OpenAI, la società dietro ChatGPT, punta a quotarsi in settembre, con una valutazione stimata tra 730 e 850 miliardi di dollari.
Anthropic, sviluppatrice del modello linguistico Claude, ha depositato in forma confidenziale la documentazione per la quotazione il 1° giugno e potrebbe seguire in autunno, anch’essa con una valutazione vicina alla soglia del migliaio di miliardi.
Tre gruppi il cui valore complessivo si avvicina ai 4’000 miliardi di dollari si presenteranno così al pubblico nel giro di sei mesi.
Le notizie sembrano simili, ma i modelli di business sono molto diversi.
SpaceX non guadagna più soltanto con i razzi, bensì soprattutto con Starlink, il suo servizio di internet satellitare. Alla fine di marzo contava circa 10,3 milioni di abbonati, il doppio rispetto a un anno prima, e nel primo trimestre del 2026 ha generato quasi il 70% del fatturato del gruppo. Starlink è l’unica divisione redditizia dell’azienda, mentre i lanci spaziali e le attività legate all’intelligenza artificiale restano in perdita.
La situazione di OpenAI è differente. La società genera ormai circa 2 miliardi di dollari di ricavi al mese, ma continua a bruciare enormi quantità di denaro. Secondo le sue stesse proiezioni, perde circa 1,20 dollari per ogni dollaro incassato e prevede di raggiungere l’utile soltanto attorno al 2030.
Anthropic, a lungo considerata un outsider, ha invece appena ribaltato la prospettiva. La società ha raggiunto di recente un fatturato annualizzato di circa 47 miliardi di dollari e ha indicato per il trimestre in corso il primo risultato redditizio della sua storia.

SpaceX non si occupa solo di viaggi spaziali.
Keystone/
Il punto controverso, tra gli esperti finanziari, non è la qualità di queste aziende, ma il loro prezzo. Nel caso di SpaceX, il divario appare particolarmente evidente.
Secondo i calcoli di Morningstar, il valore equo del gruppo si aggirerebbe attorno ai 780 miliardi di dollari: rispetto alla valutazione auspicata, l’agenzia considera quindi SpaceX «nettamente sopravvalutata».
Aswath Damodaran, noto professore di valutazione aziendale alla New York University, arriva a circa 1’300 miliardi di dollari, anche in questo caso molto al di sotto del prezzo desiderato.
La rivista Fortune ha calcolato che SpaceX dovrebbe crescere di seicento volte nell’arco di un decennio per giustificare una valutazione di 1’750 miliardi.
Per le società dell’intelligenza artificiale, si tratta di una questione fondamentale. «Se OpenAI e Anthropic non riusciranno a guadagnare, l’intero sistema crollerà», ha dichiarato all’emittente statunitense CNBC William de Gale, gestore di portafoglio presso BlueBox Asset Management.
Anche il noto osservatore dei mercati Scott Galloway mette in guardia: nei collocamenti di questo tipo, gli investitori privati finiscono spesso in fondo alla catena alimentare.
I grandi investitori e gli insider accedono ai titoli a condizioni favorevoli, mentre il mercato più ampio entra a prezzi di apertura gonfiati, che Galloway definisce «del tutto irrazionali».
Sopra le singole società aleggia però un timore ancora più ampio. Michael Hartnett, capo stratega di Bank of America, paragona l’attuale clima di mercato ad altre fasi storiche di euforia, come i ruggenti anni Venti o la bolla azionaria giapponese degli anni Ottanta.
Se SpaceX, OpenAI e Anthropic arrivassero in Borsa nello stesso periodo, il peso del settore tecnologico nell’indice S&P 500 potrebbe superare il 48%, segnando un record di concentrazione.
Bank of America descrive l’intera ondata in termini molto sobri: un grande trasferimento del rischio dai primi investitori verso fondi pensione e risparmiatori privati.
Esiste però anche l’altra faccia della medaglia. Nei fondi monetari statunitensi giacciono, secondo le stime, circa 8’000 miliardi di dollari in gran parte inutilizzati. La raccolta prevista da SpaceX, fino a 75 miliardi, rappresenterebbe appena l’1% di questa somma.
Finora gli investitori istituzionali hanno potuto puntare sull’intelligenza artificiale solo indirettamente, per esempio attraverso Nvidia per i chip o Microsoft, che detiene circa un quarto di OpenAI.
Quando le aziende pure dell’IA saranno negoziabili direttamente, questa domanda accumulata potrebbe liberarsi di colpo. Ed è proprio questo a spingere le quotazioni, indipendentemente dal fatto che le valutazioni siano davvero in linea con l’andamento delle attività.

Anche il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha annunciato una quotazione in borsa.
Sven Hoppe/dpa
Gli investitori svizzeri non possono acquistare questi titoli prima della quotazione: le azioni saranno disponibili solo dopo il debutto in Borsa.
Anche allora, tuttavia, la prudenza resterà d’obbligo.
I grandi IPO seguono spesso lo stesso schema: partenza surriscaldata e successiva correzione. Una seconda finestra potrebbe aprirsi soltanto tra settembre e dicembre, quando scadrà il cosiddetto periodo di lock-up, cioè il vincolo che impedisce agli azionisti storici di vendere immediatamente le proprie quote.
Chi vuole esporsi al tema in modo più ampio può ricorrere a soluzioni indirette. Gli ETF settoriali su spazio e intelligenza artificiale permettono di coprire il comparto senza puntare tutto su un singolo titolo. Alcuni fondi chiusi detengono già quote di SpaceX, OpenAI e Anthropic prima della quotazione, ma spesso a valori poco trasparenti.
C’è poi un dettaglio tecnico che riguarda tutti gli investitori indicizzati. Se SpaceX venisse inserita rapidamente nel Nasdaq 100, i fondi passivi sarebbero costretti ad acquistare il titolo, a prescindere dal prezzo. In questo modo l’azione finirebbe indirettamente anche in molti portafogli previdenziali che non avevano mai scommesso attivamente su di essa.
Alla fine tutto si riduce a una sola domanda, alla quale si potrà rispondere soltanto dopo l’avvio delle contrattazioni. Per la prima volta, queste società dovranno mostrare pubblicamente quanto fatturano davvero e quanto perdono. Sarà poi il mercato a decidere se pagare i prezzi che il capitale privato ha già fissato da tempo. F
ino ad allora, il consiglio prudente condiviso da quasi tutti gli osservatori resta lo stesso: chi ha dubbi farebbe meglio ad attendere i conti ufficiali e a entrare solo quando il primo entusiasmo si sarà raffreddato.