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Senza cervello né nervi, ma capaci di ricordare, decidere e riconoscere schemi: è possibile che i funghi siano più intelligenti di quanto pensiamo?
Non hanno cervello né sistema nervoso, eppure alcuni funghi sembrano ricordare, prendere decisioni e riconoscere schemi.
Studi recenti suggeriscono che questi organismi, spesso sottovalutati, possano esibire comportamenti che richiamano l'intelligenza. La domanda, sempre meno fantascientifica, è: i funghi possono essere coscienti?
Tutto parte dal micelio, l'intricata rete di ife che consente ai funghi di assorbire nutrienti e interagire con l'ambiente. Secondo alcuni ricercatori, questa struttura immagazzina anche informazioni.
Il professor Yu Fukasawa, dell'Università di Tohoku, ha osservato che il fungo Phanerochaete velutina mantiene una «memoria» delle direzioni di crescita precedenti, anche dopo essere stato spostato. La definisce una «memoria strutturale del sistema miceliale».
In un altro studio (2024), blocchi di legno a croce e a cerchio hanno prodotto reazioni diverse: nel primo caso, il fungo ha abbandonato presto il centro; nel secondo, è rimasto più a lungo. Fukasawa parla di «riconoscimento di schemi» – concetto noto anche in informatica.
Un'altra ipotesi riguarda i segnali elettrici nel micelio, simili a impulsi nervosi. Ma per Cecelia Stokes (University of Wisconsin-Madison), non sono prova d'intelligenza: «Tutte le cellule generano cariche elettriche». Anche piante e muffe slime lo fanno. E aggiunge: «Questo non significa che i funghi abbiano un sistema nervoso».
Tuttavia, alcuni studiosi, come Nicholas Money, parlano di una possibile «mente fungina» e propongono di considerare coscienza e intelligenza come un continuum biologico. Ma Stokes mette in guardia: «Attribuire caratteristiche umane ai funghi può farci perdere ciò che li rende unici».
Il suo oggetto di studio è Amanita phalloides, fungo velenoso che dimostra come anche senza coscienza un organismo possa essere letale e complesso. Secondo lei, molte teorie – come quella del Wood Wide Web, ovvero la comunicazione tra alberi tramite i funghi – meritano una revisione critica.
E conclude: «Non serve umanizzarli per cogliere quanto siano straordinari i funghi».