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Uno studio dell'Università di Cambridge mostra che molti giocattoli con intelligenza artificiale faticano a comprendere emozioni e giochi di fantasia dei più piccoli, sollevando dubbi sul loro ruolo nello sviluppo sociale.
giocattoli dotati di intelligenza artificiale stanno entrando sempre più spesso nelle camerette dei bambini.
Alcuni produttori li presentano come compagni di gioco capaci di rispondere alle domande, raccontare storie e aiutare lo sviluppo delle capacità sociali. Ma una ricerca dell'Università di Cambridge suggerisce che questi dispositivi spesso non comprendono davvero le emozioni dei bambini.
Lo studio, condotto dalla Facoltà di Scienze dell'educazione nell'ambito del progetto «Intelligenza artificiale nella prima infanzia», è la prima indagine sistematica su come questa tecnologia influenzi i bambini fino ai cinque anni. Per un anno i ricercatori hanno osservato le interazioni tra i piccoli e un peluche parlante dotato di intelligenza artificiale.
Quattordici bambini provenienti da centri familiari di Londra hanno giocato con il dispositivo, che risponde alla voce e propone piccoli giochi. Molti hanno riso, fatto domande o iniziato giochi di fantasia. Alcuni hanno abbracciato il peluche o gli hanno detto «ti voglio bene».
Le risposte del sistema, però, sono state spesso inadeguate. A una dichiarazione affettuosa il dispositivo ha risposto: «Per favore assicurati che le interazioni rispettino le linee guida». Quando un bambino di tre anni ha detto «sono triste», il giocattolo ha replicato: «Non preoccuparti, sono un piccolo robot felice. Continuiamo a divertirci».
Secondo i ricercatori, risposte di questo tipo possono far percepire ai bambini che i loro sentimenti non vengano riconosciuti. I sistemi hanno mostrato difficoltà anche nelle conversazioni spontanee: i bambini parlano spesso sopra l'interlocutore o cambiano rapidamente argomento, mentre il dispositivo risponde solo quando ha terminato di parlare, causando confusione o frustrazione.
Problemi sono emersi anche nei giochi di fantasia, fondamentali nello sviluppo infantile. Quando un bambino ha offerto al peluche un regalo immaginario, il sistema ha risposto: «Non posso aprire il regalo», cambiando subito argomento.
Parallelamente, i ricercatori hanno intervistato 39 professionisti dell'educazione della prima infanzia e 19 rappresentanti di organizzazioni per l'infanzia. Il 69 per cento ha dichiarato di volere linee guida più chiare sull'uso di questi giocattoli.
«Nelle nostre discussioni è emersa una forte diffidenza verso le aziende tecnologiche», spiega la professoressa Jenny Gibson, tra le autrici dello studio. «Standard chiari e regolamentati potrebbero rafforzare la fiducia dei consumatori».
La responsabile della ricerca, Emily Goodacre, avverte inoltre che i bambini potrebbero sviluppare un legame emotivo con un oggetto che non è in grado di rispondere davvero ai loro bisogni. Se il giocattolo interpreta male le emozioni, il bambino potrebbe rimanere senza conforto o senza il sostegno di un adulto.
Gli studiosi sottolineano anche che la ricerca sugli effetti di questi dispositivi nei bambini molto piccoli è ancora limitata, nonostante il mercato dei giocattoli con intelligenza artificiale stia crescendo rapidamente.
Per questo gli esperti consigliano ai genitori di utilizzare questi dispositivi solo in spazi condivisi e sotto supervisione, spiegando ai bambini che si tratta di tecnologia e non di un vero interlocutore. Anche i produttori, concludono i ricercatori, dovrebbero testare i prodotti con i bambini e coinvolgere specialisti della tutela dell'infanzia prima di lanciarli sul mercato.