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Le foreste di kelp, fondamentali per la biodiversità marina e per l'assorbimento di CO₂, stanno scomparendo in molte aree del mondo. Un team di ricercatori svedesi sta cercando di proteggerle studiando il DNA delle alghe più resistenti al caldo e ai predatori.
Le foreste di kelp, spesso definite le «foreste pluviali del mare», stanno scomparendo a un ritmo preoccupante.
Questi ecosistemi sottomarini offrono rifugio a pesci, crostacei e numerose altre specie marine, contribuiscono all'assorbimento dell'anidride carbonica e aiutano a mantenere la qualità delle acque.
Secondo gli esperti, oltre la metà delle foreste di kelp mondiali è andata perduta negli ultimi 50 anni. Lungo le coste della Norvegia il fenomeno è particolarmente evidente: in molte zone i ricci di mare hanno divorato intere foreste sommerse, lasciando dietro di sé soltanto fondali rocciosi spogli.
Per contrastare questo declino, un team dell'Università di Göteborg, in Svezia, ha avviato un progetto di ricerca che punta a individuare le popolazioni di alghe più resistenti ai cambiamenti climatici e agli attacchi dei predatori.
Una delle principali minacce è rappresentata dall'aumento delle temperature marine. Alcune specie di kelp prosperano infatti nelle acque fredde e risultano particolarmente vulnerabili durante le prime fasi della crescita.
«Se osserviamo ciò che è successo in Norvegia, ci sono motivi per pensare che anche in Svezia le foreste di kelp possano essere diminuite», afferma la professoressa Gunilla Toth, coordinatrice dello studio. «Il trend globale mostra chiaramente un forte declino».
A peggiorare la situazione è anche la proliferazione dei ricci di mare, aumentati rapidamente in alcune aree della Scandinavia dagli anni Settanta. Secondo Toth, il fenomeno potrebbe essere legato all'attività umana.
«La spiegazione più probabile è che abbiamo alterato la catena alimentare pescando troppi pesci che si nutrono di ricci di mare», spiega la ricercatrice.
Il progetto, che proseguirà fino al 2030, analizzerà tre specie di alghe brune presenti lungo le coste svedesi. Gli scienziati utilizzeranno anche l'eDNA, una tecnologia che consente di identificare le specie presenti in un ambiente attraverso le tracce genetiche lasciate nell'acqua.
L'obiettivo è individuare le foreste di kelp geneticamente più robuste e proteggerle prima che scompaiano. La loro importanza va ben oltre il paesaggio sottomarino: queste alghe immagazzinano carbonio, sostengono la pesca e forniscono habitat essenziali per molte specie marine, comprese foche e uccelli marini.
«Per adattarsi a un ambiente che cambia, come un mare più caldo, una specie ha bisogno di diversità genetica», sottolinea Toth. «Se riusciremo a identificare le aree con maggiore diversità genetica, potranno diventare prioritarie per la conservazione».