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Zelensky ha ottenuto la licenza da Trump per produrre i Patriot.
Jens Büttner/dpa
La svolta tanto attesa è giunta nel bilaterale di Ankara fra Trump e Zelensky. «Vi concederemo la licenza per produrre il Patriot», ha annunciato al presidente ucraino davanti alle telecamere.
«Con il rispetto di tutti gli altri partner, il sistema Patriot è il migliore», ha incassato Zelensky.
Per Kiev, che da tempo incalza gli Usa sul tema, l'autonomia nella produzione del sistema antiaereo sarebbe un passo in avanti decisivo per la difesa dai missili balistici e ipersonici russi.
«Vi mostreremo come si fanno, così non potrete lamentarvi», ha aggiunto il presidente americano nel faccia a faccia tra i due leader aperto alla stampa. Un'occasione per affrontare gli sviluppi della guerra, ma anche per tornare su un rapporto personale non sempre facile.
L'Ucraina, di fatto, è stato il dossier sul quale si è maggiormente concretizzata l'unità di intenti tra gli Usa e gli Alleati, nonostante anche ad Ankara gli attacchi di Trump all'Europa siano stati veementi.
A margine del vertice Nato, i due presidenti sono apparsi l'uno accanto all'altro, su due poltroncine, in una coreografia molto simile a quella della Casa Bianca nel febbraio 2025. Ovvero nell'incontro che segnò il punto più basso nei rapporti tra i due leader.
Questa volta è stato lo stesso Trump ad allontanare lo spettro dello scontro.
«Dallo Studio Ovale a oggi, io e Zelensky abbiamo sviluppato un buon rapporto», ha precisati. Poi, ha ammesso di parlare «molto» con il presidente russo Vladimir Putin, e «un po' meno» con quello ucraino. E ha insistito: «Putin è un personaggio difficile, e lo è anche Zelensky, ma abbiamo fatto molti progressi».
Trump non ha risparmiato frecciatine a entrambe le parti in causa e non si è sbilanciato sull'esito del conflitto. «Putin vuole mettere fine alla guerra», ha tuttavia ribadito, lasciando intuire che molto presto tornerà a confrontarsi col presidente russo.
Ma la postura di Trump sembra cambiata. Sugli attacchi ucraini in Russia, ad esempio, pur ammettendo che rappresentano un escalation, il presidente americano ha sottolineato: «potrebbero contribuire a mettere fine alla guerra».
Zelensky ha assistito al quasi-monologo di Trump per la maggior parte in silenzio.
«Ringrazio per il sostegno americano e so che Trump farà il possibile per fermare questa guerra», è stata la linea del presidente ucraino. Che non ha rinunciato a sottolineare come le «condizioni di Putin per la pace stiano cambiando».
Ha parlato di una Russia «all'inizio più forte» e che ora «perde terreno». E ha posto l'accento sul «sopravvento tecnologico» acquisito, soprattutto nella «battaglia dei cieli».
Infine, quando è stato chiamato a rispondere su un eventuale incontro con Putin a Mosca, Zelensky ha ironizzato tra i sorrisi dei cronisti: «E' difficile che vada, ci sono molti droni ucraini da quelle parti, è pericoloso...».
Le cosiddette garanzie di sicurezza per Kiev dopo un'eventuale tregua sono state tra i temi centrali del bilaterale. E, su questo dossier l'Europa è chiamata a muoversi da protagonista.
Il presidente francese Emmanuel Macron, a margine del vertice di Ankara, ha preannunciato future esercitazioni militari congiunte della cosiddetta «Coalizione dei Volenterosi».
Sarà questo uno dei temi principali della riunione dei Volenterosi prevista il 13 luglio a Parigi, alla vigilia della Festa nazionale francese.
Macron si prepara ad accogliere all'Eliseo i leader di una trentina di Stati aderenti per preparare «garanzie di sicurezza» per l'Ucraina nel quadro di un futuro accordo di pace. E per riproporre Parigi tra le capitali guida della Coalizione.