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L'età relativa all'interno della classe potrebbe influenzare più di quanto si pensi diagnosi e valutazioni scolastiche. Una ricerca condotta su oltre 67mila studenti suggerisce che i bambini più giovani del gruppo abbiano maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di ADHD e di essere considerati bisognosi di supporto educativo speciale.
Nella stessa classe possono esserci bambini separati da quasi un anno di età. Una differenza che per un adulto è irrilevante, ma che durante l'infanzia può incidere in modo significativo su attenzione, autocontrollo, linguaggio e maturità emotiva.
Secondo uno studio dell'Università di Wuppertal, pubblicato sulla rivista «Exceptional Children», proprio questo divario anagrafico potrebbe influenzare il modo in cui vengono interpretati alcuni comportamenti scolastici.
Analizzando i dati di oltre 67mila studenti, i ricercatori hanno osservato che i bambini più giovani all'interno dello stesso anno scolastico ricevono diagnosi di ADHD più frequentemente rispetto ai compagni più grandi. In quarta elementare, il rischio risultava addirittura superiore del 52%.
Gli autori sottolineano però che questo dato non significa necessariamente che i bambini più giovani soffrano più spesso di ADHD. Piuttosto, le normali differenze di sviluppo potrebbero essere interpretate come segnali di difficoltà comportamentali o di apprendimento.
«I bambini più giovani possono apparire meno attenti, più impulsivi o meno maturi rispetto ai compagni più grandi, anche quando queste differenze rientrano nella normale variabilità dello sviluppo», spiega la ricercatrice Janka Goldan.
Lo studio ha rilevato un fenomeno simile anche nelle valutazioni relative al sostegno scolastico. I bambini più giovani avevano una probabilità maggiore di essere classificati come bisognosi di supporto educativo speciale, soprattutto nelle aree dell'apprendimento, del linguaggio e dello sviluppo emotivo e sociale.
In quarta elementare questa probabilità risultava superiore di circa il 21%, mentre nella scuola secondaria arrivava al 25-27%.
Secondo i ricercatori, il problema nasce dal fatto che gli insegnanti valutano inevitabilmente gli studenti confrontandoli con i compagni di classe. Di conseguenza, un bambino nato pochi mesi dopo può apparire meno sviluppato rispetto a un coetaneo quasi un anno più grande, pur seguendo un percorso del tutto normale.
Un dato interessante riguarda l'evoluzione nel tempo. In adolescenza il legame tra età relativa e diagnosi di ADHD tende a scomparire, segno che molti bambini recuperano naturalmente le differenze di sviluppo iniziali. Tuttavia, le decisioni prese negli anni precedenti possono continuare a influenzare il percorso scolastico.
«Ciò che inizialmente rappresenta una normale differenza di maturazione può avere conseguenze durature sul percorso educativo», osserva Franz G. Westermaier, tra gli autori dello studio.
Per questo gli studiosi suggeriscono di considerare maggiormente l'età relativa del bambino durante le valutazioni diagnostiche e scolastiche, adottando procedure più standardizzate e multidisciplinari. Un approccio che potrebbe ridurre il rischio di attribuire a un disturbo ciò che, in alcuni casi, è semplicemente una questione di tempo e sviluppo.