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Sono stati segnalati numerosi casi di ciclosporiasi in ben 31 Stati americani (immagine illustrativa).
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Sono stati segnalati numerosi casi di ciclosporiasi in ben 31 Stati americani. Questa infezione intestinale causata da un parassita si sta diffondendo sempre più negli Stati Uniti. Sebbene si sappia come si trasmette, l'origine esatta della malattia non è stata ancora individuata.
Da quasi un mese, negli Stati Uniti si sta diffondendo una malattia gastrointestinale molto contagiosa.
È ben nota e non è una novità: si tratta della ciclosporiasi. «Questa infezione si riscontra soprattutto nei climi caldi, dove le condizioni igienico-sanitarie sono precarie», indicano gli «MSD Manuals».
Ma quello che è senza precedenti è il numero di casi segnalati. In linea di massima, in America si registrano ogni anno poche decine di persone che hanno contratto l'infezione.
D'altra parte da giugno sono stati segnalati quasi 3'000 casi. E, come spesso accade, si stima che ce ne siano molti di più, dato che non tutte le persone colpite si sono necessariamente fatte avanti.
La ciclosporiasi deve il proprio nome a un parassita microscopico, il protozoo Cyclospora cayetanensis.
Come detto, attualmente i contagi interessano 31 degli Stati americani, secondo le ultime notizie fornite dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC).
Il 9 luglio il numero di casi di questa malattia ammontava già a 1'251 solo nel Michigan, scrive «Scientific American».
Come riportato dall'«Huffington Post», sono stati confermati 500 casi nello Stato di New York, mentre da diverse fonti si apprende che un numero di contagi superiore alla norma è stato registrato anche in Ohio, Illinois, Indiana, Carolina del Nord, Texas e Kentucky.
Il parassita in questione si trova generalmente sui prodotti freschi, come lamponi, mirtilli e more, oppure su verdure a foglia verde (erbe aromatiche, insalata, spinaci). Può essere presente anche nell’acqua.
Quello che rende difficile individuare la fonte della malattia è il fatto che i sintomi compaiono in ritardo, ovvero da 7 a 14 giorni dopo l’ingestione del parassita.
Un’infezione provoca diarrea acquosa, detta anche «esplosiva»: è il sintomo più comune. Ma si osservano anche gonfiore addominale e flatulenze, estrema stanchezza, crampi allo stomaco, perdita di appetito, perdita di peso, e leggera febbre e nausea.
Il governo canadese - dove i casi di ciclosporiasi sono in leggero aumento, ma senza destare per il momento preoccupazione nelle autorità - afferma: «Senza trattamento, i sintomi possono persistere per alcuni giorni, o addirittura per alcuni mesi. La maggior parte delle persone presenta sintomi per 6 o 7 settimane. A volte i sintomi possono scomparire per poi ripresentarsi».
Ma non c'è da preoccuparsi: la malattia non è generalmente mortale. A volte è necessario il ricovero in ospedale per curare la grave disidratazione causata dall'infezione.
Deglii oltre 1'200 casi registrati nel Michigan, ad esempio, 44 hanno richiesto il ricovero in ospedale.
Il primo consiglio fornito dalle autorità sanitarie pubbliche è quello di lavare accuratamente gli alimenti crudi prima di consumarli, anche se ciò non garantisce la totale eliminazione del parassita.
Un altro consiglio è quello di preferire le insalate intere a quelle vendute in busta, dalle quali ci si dovrà premurare di eliminare le foglie esterne, che sono le più soggette a ospitare parassiti. Detto questo, è opportuno lavare tutte le foglie con acqua corrente.
Da notare che, secondo «Le Devoir», congelare le verdure fresche può anche ridurre i rischi di infezione, pur senza eliminarli, mentre la cottura distrugge il parassita.
Si ricordano inoltre le norme igieniche di base, come lavarsi bene le mani dopo essere stati in bagno e prima di cucinare.
Nel nostro Paese i casi di ciclosporiasi sono rari e generalmente isolati. A tal punto che la malattia non è riportata nel portale d'informativo sulle malattie trasmissibili dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).
Nella maggior parte dei casi, le persone infettate dal parassita tornano da un soggiorno all’estero. E nel nostro Paese, come in molti altri, la ciclosporiasi è una malattia soggetta a denuncia obbligatoria.
Questo significa che, se viene diagnosticata, il medico o l’operatore sanitario interessato è tenuto a segnalarla all’UFSP, affinché vengano adottate tutte le misure necessarie per evitare il contagio.
C'è però una buona notizia: la ciclosporiasi non è trasmissibile da persona a persona.