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Un team internazionale ha sperimentato una tecnica che rimuove dal sangue una proteina collegata alla pre-eclampsia. Nei primi test le condizioni delle pazienti si sono stabilizzate e diverse gravidanze sono proseguite più a lungo.
Per anni, nei casi più gravi di pre-eclampsia, i medici hanno avuto un'unica possibilità: anticipare il parto per proteggere la salute della madre e del bambino.
Ora una nuova sperimentazione apre la strada a un approccio diverso, che punta direttamente a uno dei meccanismi alla base della malattia.
Un team internazionale di ricercatori, con un ruolo centrale dell'ospedale universitario di Lipsia, in Germania, ha testato una speciale procedura di aferesi – una tecnica di filtraggio del sangue – capace di eliminare la proteina sFlt-1, considerata uno dei principali fattori coinvolti nella pre-eclampsia, nota anche come gestosi.
La patologia compare generalmente dopo la ventesima settimana di gravidanza e si manifesta soprattutto con pressione alta e presenza di proteine nelle urine. Dietro sintomi inizialmente poco evidenti può però nascondersi una seria alterazione della placenta, con rischi importanti per la madre e per il feto.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica «Nature Medicine», ha coinvolto nove donne con forme precoci della malattia: sette trattate a Lipsia e due a Colonia. Grazie alla procedura, i livelli della proteina sFlt-1 si sono ridotti in media del 16,7%, mentre la pressione arteriosa ha mostrato miglioramenti.
Ma il dato più importante riguarda la durata della gravidanza. In diversi casi, infatti, è stato possibile posticipare il parto fino a 19 giorni. Un tempo prezioso soprattutto nelle gravidanze più premature, dove anche pochi giorni in più possono favorire lo sviluppo del neonato e ridurre i rischi legati alla nascita anticipata.
«I risultati sono promettenti: siamo riusciti a dimostrare che la concentrazione della proteina responsabile della malattia può essere ridotta», ha spiegato il professor Holger Stepan dell'ospedale universitario di Lipsia. «Allo stesso tempo, le condizioni cliniche delle pazienti si sono stabilizzate e in diversi casi la gravidanza è proseguita più a lungo. È un passo importante verso una terapia mirata contro la pre-eclampsia.»
I ricercatori hanno definito il trattamento sicuro e ben tollerato. Gli effetti collaterali osservati sono stati lievi e non si sono registrate complicazioni gravi legate alla procedura.
Dopo circa 15 anni di ricerca, il prossimo obiettivo sarà avviare uno studio multicentrico più ampio per verificare se questa tecnica potrà diventare in futuro una terapia standard contro una delle complicanze più pericolose della gravidanza.