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Stare sempre insieme non rafforza necessariamente i rapporti.
Una ricerca condotta in Antartide mostra che la convivenza prolungata può favorire tensioni, isolamento e divisioni all'interno dei gruppi, anche tra persone selezionate per la loro resilienza psicologica.
Lavorare a stretto contatto con i colleghi viene spesso considerato un ingrediente fondamentale per costruire fiducia e spirito di squadra. Ma una nuova ricerca suggerisce che, oltre una certa soglia, la vicinanza costante può produrre l'effetto opposto.
Uno studio guidato dall'Università di Zurigo ha seguito per dieci mesi i membri di una missione di ricerca presso la stazione Concordia, una delle basi più isolate dell'Antartide. Dodici persone hanno vissuto insieme in condizioni estreme, senza possibilità di lasciare la struttura durante l'inverno e con contatti limitati con il mondo esterno.
I ricercatori hanno monitorato le interazioni sociali attraverso questionari psicologici e sensori indossabili in grado di registrare gli incontri tra i partecipanti. I risultati, pubblicati sulla rivista «PNAS», mostrano che un numero maggiore di contatti non si traduce automaticamente in maggiore supporto sociale o coesione.
«In piccoli team sottoposti a condizioni estreme, più contatto non significa necessariamente più sostegno. Al contrario, può amplificare le tensioni», spiega Jan Schmutz dell'Università di Zurigo.
Con il passare dei mesi, diversi partecipanti hanno riferito un aumento dei conflitti, una minore fiducia reciproca e una percezione crescente di isolamento, nonostante la costante presenza degli altri membri del gruppo. Alcuni hanno sviluppato forme di sospetto verso i colleghi, mentre altri si sono progressivamente ritirati dalle interazioni sociali.
«Queste tendenze al sospetto mostrano come anche persone psicologicamente molto solide possano sviluppare una percezione distorta delle relazioni sociali in condizioni estreme», osserva Sebastian Walther dell'Universitätsklinikum Würzburg.
Lo studio ha inoltre evidenziato un fenomeno di frammentazione sociale. Con il tempo, il gruppo si è diviso in sottogruppi sempre più definiti, spesso formati da persone della stessa lingua o nazionalità. Una dinamica che potrebbe rappresentare una sfida importante per future missioni spaziali di lunga durata, dove piccoli equipaggi dovranno convivere per mesi o anni in spazi ristretti.
Secondo gli autori, i risultati hanno implicazioni che vanno ben oltre l'esplorazione spaziale. Le stesse dinamiche potrebbero emergere in sottomarini, piattaforme offshore, basi scientifiche remote e perfino negli ambienti di lavoro tradizionali, quando le persone condividono spazi e attività per lunghi periodi senza adeguate possibilità di privacy.
La ricerca suggerisce quindi che il benessere di un team non dipende solo dalla collaborazione, ma anche dalla capacità di garantire momenti di autonomia, spazi personali e strumenti per gestire precocemente le tensioni prima che si trasformino in conflitti.