Decisione storica del Tribunale di La SpeziaA 13 anni ottiene il cambio di sesso anagrafico
fon
26.12.2025
Il Tribunale di La Spezia ha autorizzato la rettifica dell'atto di nascita di un adolescente di 13 anni, riconoscendo il suo genere maschile e il nome elettivo.
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A 13 anni ottiene il riconoscimento legale della propria identità di genere: il Tribunale di La Spezia autorizza la rettifica dell'atto di nascita, un caso senza precedenti in Italia per età.
Il Tribunale di La Spezia ha autorizzato la rettifica dell'atto di nascita di un adolescente di 13 anni, riconoscendo il suo genere maschile e il nome elettivo.
La decisione arriva al termine di un percorso di affermazione di genere seguito con il sostegno della famiglia e di un'équipe medica specializzata.
La sentenza è considerata un precedente importante in Italia per il riconoscimento legale precoce dell'identità di genere.
A soli 13 anni ha ottenuto ciò che per lui era fondamentale: il riconoscimento della propria identità. Nato biologicamente femmina, ma consapevole fin da piccolo di non riconoscersi in quel corpo, l'adolescente ha intrapreso un percorso di affermazione di genere con il sostegno della famiglia.
Ora anche lo Stato ha formalizzato questa realtà: come riferito fra gli altri da «Leggo», il Tribunale di La Spezia ha autorizzato la rettifica dell'atto di nascita, modificando il sesso anagrafico e riconoscendo il nome scelto.
Si tratta del più giovane caso in Italia di transizione di genere conclusa a livello legale.
Un percorso di consapevolezza e supporto
Come riportato dal Resto del Carlino, il disagio era emerso fin dall'infanzia, a partire dal rifiuto del nome femminile assegnato alla nascita. Con il passare degli anni, la sua identità maschile si è manifestata in modo sempre più chiaro, un aspetto colto per prima dalla sorella gemella.
Successivamente anche i genitori hanno compreso e accolto il suo vissuto, decidendo di accompagnarlo in un percorso strutturato di affermazione di genere.
Gli specialisti del centro di andrologia ed endocrinologia dell’ospedale di Careggi hanno diagnosticato una condizione di disforia di genere e avviato una terapia farmacologica a base di triptorelina, finalizzata a sospendere lo sviluppo puberale e a ridurre il conflitto tra corpo e identità percepita.
Il pronunciamento del Tribunale
Con il supporto dell'avvocato Stefano Genick, come riferito fra gli altri da «Leggo», i genitori hanno presentato ricorso alla Procura per ottenere il riconoscimento legale del percorso intrapreso.
Nel motivare la decisione, il Tribunale ha tenuto conto «della continuità del percorso psicoterapico, dell'efficacia delle terapie ormonali e della capacità matura di gestire il disagio sociale legato al processo di cambiamento».
I giudici hanno inoltre sottolineato come il ragazzo abbia raggiunto «una piena consapevolezza dell'incongruenza tra il proprio corpo e l'identità vissuta fino a oggi», tale da consentirgli di portare a termine, in modo informato e responsabile, un percorso volto a ristabilire un equilibrio stabile tra dimensione fisica e psichica nella percezione della propria identità sessuale.
Una decisione destinata a fare giurisprudenza
La sentenza è considerata un precedente di rilievo. «Il riconoscimento giuridico della riattribuzione di genere, soprattutto se accompagnato da un intervento terapeutico precoce - spiega l'avvocato Genick - consente di alleviare in modo significativo le sofferenze vissute dalle persone con disforia di genere.
In particolare durante una fase delicata come quella della pubertà, in cui il cambiamento fisico può accentuare il disagio».