I concerti non curano tuttoCesare Cremonini: «Ho sofferto di attacchi di panico, ancora oggi non sono sereno»
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23.11.2025 - 10:05
Per le date del tour di Cesare Cremonini nel 2026 sono già stati venduti oltre 200 mila biglietti.
IMAGO/Italy Photo Press
L’uscita del triplo album «CremoniniLIVE2025» diventa l’occasione per il cantautore italiano di riflettere sul suo momento personale, tra libertà creativa, fragilità e nuovi orizzonti.
Cesare Cremonini racconta un periodo personale segnato da inquietudine e vulnerabilità.
Spiega che, nonostante il grande successo dei tour, sente ancora il bisogno di ritrovare equilibrio e libertà creativa in un mondo musicale sempre più dominato dal business.
Ripercorre inoltre le tappe della sua carriera, dalle difficoltà dopo i Lunapop alla consapevolezza che solo seguendo il proprio percorso il pubblico prima o poi ritorna.
In occasione della presentazione di «CremoniniLIVE25», il nuovo triplo album che restituisce l’energia del tour negli stadi, Cesare Cremonini si lascia andare a un racconto senza filtri.
Come riporta «Vanity Fair», l’artista parla davanti alla stampa – e poi al pubblico della Milano Music Week – con una sincerità che raramente si vede tra i protagonisti della musica italiana.
Il progetto live arriva dopo un’estate trionfale, con più di 600 mila biglietti staccati per il tour del 2025 e già oltre 200 mila tagliandi venduti per le nuove date del 2026.
Un successo che però, racconta Cremonini, non basta a dissolvere gli interrogativi personali: «La musica oggi è sempre meno libera, sempre più assimilabile a una slot machine. A volte si perde di vista il percorso umano che c’è dietro a un artista».
«Non avevo più benzina»
Il cantautore bolognese confessa di avere ancora molto da elaborare dentro di sé. Sta studiando il sassofono e spera di portarlo sul palco in modo sempre più significativo: «Vorrei inserirlo in momenti intimi dello show, ma anche nelle code di brani come Poetica o Ragazze facili».
Lontano dall’autocompiacimento, rivendica anzi il valore della sfida: duettare con Luca Carboni o confrontarsi con Fiorello nella Pennicanza lo spinge fuori dalla comfort zone, ed è proprio lì che dice di sentirsi vivo.
«Sono inquieto, non sono sereno», ammette. «Ci sono cose dentro di me che né i concerti negli stadi né un album riescono a guarire. Spero che la musica possa aiutarmi a ricucire ciò che ancora non funziona».
Cremonini racconta anche di aver attraversato una fase complessa, segnata da attacchi di panico e da un senso di esaurimento profondo: «Sentivo di non avere più benzina. La mia manager mi ha ricordato che al primo posto dovevo metterci me stesso. Così sono partito per due mesi, in viaggio, per darmi finalmente ascolto».
Passato e futuro
La vulnerabilità, dice, è diventata una necessità. E ripensa al bambino che era, quando sognava una vita nella musica così grande da sembrare irraggiungibile: «Mi bastava anche una riga in un libro di storia della musica».
Il successo arrivò presto, grazie ai Lunapop. Ma la scelta di lasciare la band e ricominciare da zero fu un vero salto nel vuoto. «Ho pagato un prezzo altissimo. Tornare a casa la sera e fare i conti con me stesso non era semplice. Il mio secondo disco da solista vendette 80 mila copie, pochissimo per quei tempi, e in casa discografica non erano affatto contenti. Ma se continui a seguire la tua strada, prima o poi il pubblico ti ritrova. E così è stato».
Oggi Cremonini riflette anche sul presente, che definisce «un tempo rumoroso per le cose sbagliate e silenzioso per quelle giuste». E sottolinea quanto i sogni restino essenziali per orientare il cammino di ciascuno.
Persino la critica, sostiene, dovrebbe recuperare il coraggio del confronto: «Fa paura quando smette di dire la sua. La musica ha bisogno di una critica vera, meno provocatoria e più di contenuto. Anche nei miei confronti».