«Era un abuso» Dal sex tape ai deepfake, la battaglia di Paris Hilton arriva fino al Congresso

fon

27.1.2026

Paris Hilton.
Paris Hilton.
Imago

A oltre 20 anni dalla diffusione del suo video intimo, Paris Hilton torna a raccontare la propria storia e denuncia al Congresso americano una nuova forma di violenza digitale legata ai deepfake.

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Paris Hilton ha definito come abuso la diffusione senza consenso del suo video intimo nel 2004, parlando davanti al Congresso americano a sostegno del Defiance Act.
  • L'ereditiera ha denunciato l'assenza, all'epoca, di strumenti legali e culturali per tutelare le vittime di violenza digitale.
  • Con l'avvento dell'intelligenza artificiale, Hilton avverte che il fenomeno dei deepfake sessuali ha reso questo tipo di abuso ancora più diffuso e pericoloso.

All'inizio degli anni Duemila, Paris Hilton era molto più di un'ereditiera famosa: era un fenomeno mediatico onnipresente.

Tra copertine, apparizioni pubbliche e il successo di «The Simple Life», uno dei primi reality a trasformare la vita privata in intrattenimento di massa, il suo volto era ovunque e il suo nome dominava il gossip internazionale.

A catalizzare l'attenzione erano soprattutto gli eccessi di una giovinezza vissuta sotto i riflettori: feste notturne, amicizie celebri - da Lindsay Lohan a Nicole Richie - e una narrazione costante fatta di scandali e provocazioni.

In quel contesto, nel 2004, la diffusione online di un video intimo girato con l'ex compagno Rick Salomon venne liquidata come l'ennesimo episodio pruriginoso. Un'etichetta che, col senno di poi, ha mascherato qualcosa di ben più grave.

«Non era uno scandalo, era un abuso»

Oggi, a oltre 20 anni di distanza, Paris ha deciso di rimettere le cose nel loro giusto ordine.

Come riferisce, fra gli altri, «Vanity Fair Italia», è intervenuta a Capitol Hill durante un incontro pubblico a sostegno del «Defiance Act». Affiancata dalla deputata Alexandria Ocasio-Cortez e da altri membri del Congresso, ha definito senza mezzi termini quanto accaduto come un abuso.

Il disegno di legge punta a consentire alle vittime di deepfake sessuali generati dall'intelligenza artificiale di intraprendere azioni legali contro i responsabili.

All'epoca però mancava tutto: leggi, strumenti di tutela e persino un linguaggio adeguato per descrivere ciò che stava accadendo. Internet era agli inizi, ma già capace di amplificare l'umiliazione e trasformare il dolore in contenuto virale.

La donna ha ricordato un clima in cui alla vittima veniva chiesto di tacere e di andare avanti, mentre altri monetizzavano la sua sofferenza.

Non era solo un vuoto normativo, ma anche culturale. Nei primi anni Duemila, raramente ci si interrogava sulle conseguenze psicologiche di un'intimità violata, soprattutto quando la protagonista era una donna famosa. Hilton ha raccontato di aver perso il controllo sul proprio corpo, sulla propria reputazione e sul senso di sicurezza personale.

Deepfake, una violenza che riguarda tutte

Viene spontaneo pensare che oggi le cose siano cambiate. In realtà, la tecnologia ha reso la situazione ancora più allarmante. L'IA permette di creare immagini sessuali false, ma estremamente realistiche in pochi istanti. Un fenomeno ha assunto le dimensioni di una vera e propria epidemia.

Nel suo intervento Hilton ha dichiarato che esistono oltre 100'000 immagini deepfake esplicite che la ritraggono, tutte false e non consensuali.

Ogni nuova diffusione riattiverebbe la stessa paura provata 20 anni fa: anche solo l'idea che qualcuno possa credere a quelle immagini e scambiarle per reali.

@parishilton When I was 19, a private video of me was shared without my consent — and there were no laws to protect me. What people called a “scandal” was actually abuse, and it’s something survivors are still facing today. That’s why today, I spoke on Capitol Hill with @Alexandria Ocasio-Cortez and #LaurelLee about the DEFIANCE Act 🏛️🩷 This bipartisan bill strengthens legal protections for survivors of AI-generated explicit deepfakes giving people real options to fight back and seek justice when intimate images are shared without consent. Proud to use my voice on this issue and stand up for women and girls everywhere 💗 #DEFIANCEAct ♬ original sound - ParisHilton

Una battaglia personale

Negli Stati Uniti, la legislazione attuale non offre ancora una protezione adeguata contro questo tipo di abuso. Il Defiance Act nasce proprio per colmare questo vuoto, stando al Congresso americano.

Per Hilton, però, la battaglia è anche profondamente personale. Oggi è madre di una bambina di due anni e mezzo e sa che, allo stato attuale, non può ancora proteggerla completamente da questo rischio.

Non è la prima volta che utilizza la propria storia per sostenere una causa. Già l'anno scorso, nello stesso luogo, aveva appoggiato lo Stop Institutional Child Abuse Act, raccontando gli abusi subiti da adolescente in una struttura scolastica.

Oggi rivendica il diritto di chiamare le cose con il loro nome e di usare la propria voce per difendere altre donne e ragazze. Una battaglia che va oltre la tecnologia e tocca il nodo centrale del problema: l'uso dell’immagine di qualcuno per umiliarlo, zittirlo e privarlo della dignità.