Confessioni

Diego Abatantuono: «Pippavamo quasi tutti a Milano»

Covermedia

29.3.2022 - 11:10

Diego Abatantuono

Nel suo libro «Si potrebbe andare tutti al mio funerale» l'attore tocca gli argomenti più importanti della sua vita: famiglia, figli, amici e sregolatezze.

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29.3.2022 - 11:10

Nella sua ultima intervista Diego Abatantuono si è lasciato andare ai ricordi.

Lo ha fatto con La Repubblica per presentare la sua biografia «Si potrebbe andare tutti al mio funerale», volume in cui affronta gli argomenti più importanti della sua vita: famiglia, figli, amici e sregolatezze.

«Come nasce questo libro? Dalla mia casa, sempre piena di gente. Il primo titolo doveva essere «Il panno azzurro», quello che nella mia famiglia si mette sul petto quando uno è malato. Ma poi ho preso il verso, parafrasando Jannacci, che racconta la mia vita, un mondo di frequentazioni».

I numerosi amici dell'attore sono quelli con cui Diego ha anche sperimentato sregolatezze e stravizi.

«C'è chi si compra le macchine, chi cambia mogli, chi fa i viaggi, la mia passione è da sempre stare con i miei amici, ho sempre investito in case che ospitassero tanta gente. Quando è morta mia mamma abbiamo fatto una festa fantastica con gli amici. Sono venuti da Roma e Milano, di tutti i mestieri. Il risultato è un libro in cui ci sono le mie riflessioni ma anche i pensieri degli altri raccolti da Terruzzi. Le interviste ai miei figli non avrei mai potuto farle io».

Un ampio capitolo di «Si potrebbe andare tutti al mio funerale» è inoltre dedicato alle droghe.

«Non ho mai assunto eroina, al Giambellino avevo visto morire troppa gente. Ho fatto in modo di fermarmi in anticipo, mai sull'orlo del baratro, ho sempre conosciuto me stesso e i miei limiti – chiosa Abatantuono -. Per un momento fu di moda il popper, una fialetta che credo servisse per rianimare le persone e a noi provocava un riso irrefrenabile. Ricordo una notte in diciotto dentro lo stanzino delle luci, uno sull'altro, incapaci di fermare le risate. Sono cose che puoi fare poche volte e lo stesso accadde con la cocaina. Fu una fase di passaggio che mi aiutò a distinguere».

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