Sempre in finale dal 2019 Ecco il segreto dei successi della Svizzera all'Eurovision Song Contest

Bruno Bötschi

2.5.2026

Dal 2019 la Svizzera si è sempre qualificata per la finale dell'ESC, culminando con la vittoria di Nemo, che ha vinto nel 2024 con la canzone «The Code».
Dal 2019 la Svizzera si è sempre qualificata per la finale dell'ESC, culminando con la vittoria di Nemo, che ha vinto nel 2024 con la canzone «The Code».
Immagine: Antti Aimo-Koivisto/STT-Lehtikuva/dpa

Yves Schifferle segue l’Eurovision Song Contest fin da bambino. Oggi, in qualità di capodelegazione svizzero, contribuisce a decidere chi rappresenterà il nostro Paese sul grande palco europeo. Un palco su cui la Svizzera è tornata a giocare un ruolo da protagonista. Ma qual è il segreto di questo successo?

Bruno Bötschi

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Da fan a persona responsabile: Il capo delegazione svizzero Yves Schifferle spiega perché l'Eurovision Song Contest (ESC) è più di una semplice serata di musica.
  • Fino ai primi anni 2000, la Svizzera otteneva regolarmente buoni piazzamenti. In seguito, le cose sono diventate più difficili, ma la tendenza si è improvvisamente invertita nel 2019 con Luca Hänni.
  • Nel 2024, Nemo ha addirittura vinto il trofeo per la Svizzera per la terza volta con la canzone «The Code».
  • Qual è il segreto di questo successo? Yves Schifferle lo rivela in un'intervista a Blue News.

Yves Schifferle, qual è il suo primo ricordo legato all’Eurovision Song Contest?

Nel 1988 ero un adolescente e guardavo la finale in televisione con i miei genitori, quando Céline Dion vinse l’Eurovision per la Svizzera. Durante l’assegnazione dei punti avevo la pelle d’oca da quanto ero nervoso.

Anni dopo, insieme al suo compagno, ha lanciato su Facebook una chat dedicata all’ESC…

Quella chat era nata per scherzo: molti dei nostri amici sono fan dell’Eurovision. Poi, a un certo punto, la cosa è esplosa. Durante la finale si commentava così tanto che, a forza di leggere, era quasi impossibile seguire lo spettacolo (ride, ndr).

Dal 2022 è capodelegazione svizzero e nel 2025, all’ESC di Basilea, è stato anche Head of Show, responsabile dello sviluppo e della realizzazione delle due semifinali e della finale. Che cosa la affascina dell’Eurovision?

Dal punto di vista della produzione, l’ESC fissa nuovi standard e sposta continuamente i limiti di ciò che è possibile. In un certo senso, sono le Olimpiadi dell’intrattenimento creativo. Quasi nessun altro format televisivo guarda avanti con tanta coerenza, è così innovativo e riesce al tempo stesso a raggiungere un pubblico mondiale di centinaia di milioni di persone.

Su Yves Schifferle

Yves Schifferle lavora da oltre 25 anni nel settore dell’intrattenimento televisivo. Dopo la produzione dell’Eurovision Song Contest 2025 a Basilea, di cui è stato responsabile in qualità di Head of Show, ha deciso di concentrarsi in futuro sul suo ruolo di capodelegazione svizzero all’ESC. Ha quindi lasciato l’incarico di responsabile del settore Show all’interno del dipartimento della televisione svizzera SRF, funzione che ricopriva dal 2021. Resta però membro del team direttivo dello Show.

Fino all’inizio degli anni Duemila la Svizzera otteneva regolarmente buoni piazzamenti all’Eurovision. Poi è diventato più difficile: tra il 2007 e il 2018 il nostro Paese è riuscito a qualificarsi per la finale solo due volte. Da cosa dipendeva?

Noi svizzere e svizzeri facciamo spesso fatica a pensare in grande e tendiamo a sminuirci troppo in fretta. Per molto tempo, in più, è rimasta radicata anche la convinzione che, a causa della politica d'assegnazione dei punti, all’Eurovision non avessimo una vera possibilità.

Non è così?

Io sono sempre stato convinto che se avessimo professionalizzato in modo coerente la selezione degli artisti e delle canzoni, sarebbero tornati anche i buoni risultati. È esattamente ciò che abbiamo fatto alla televisione svizzera SRF, insieme a un partner esterno. Allo stesso tempo, anche per lo staging, cioè per la messa in scena, collaboriamo in modo mirato con esperte ed esperti internazionali, così da portare le esibizioni svizzere a un livello competitivo.

«L'ESC stabilisce standard tecnici di produzione e si spinge continuamente oltre i limiti del possibile: in un certo senso, è l'Olimpiade dell'intrattenimento creativo», dice Yves Schifferle.
«L'ESC stabilisce standard tecnici di produzione e si spinge continuamente oltre i limiti del possibile: in un certo senso, è l'Olimpiade dell'intrattenimento creativo», dice Yves Schifferle.
Immagine: SRF/Jocelyn Gardiner

La svolta è arrivata nel 2019.

Quell’anno Luca Hänni, con il brano «She Got Me», conquistò il quarto posto. Fu la dimostrazione che un approccio chiaro e professionale poteva funzionare in modo duraturo anche per la Svizzera.

Da allora il nostro Paese si è sempre qualificato per la finale, fino alla vittoria di Nemo nel 2024 con «The Code», che ha riportato il trofeo in Svizzera per la terza volta. Che cosa avete cambiato concretamente nel processo di selezione?

La differenza decisiva è che oggi interveniamo prima e in modo più mirato. In un mercato piccolo come quello svizzero non basta aspettare che vengano presentate delle canzoni: dobbiamo creare attivamente delle opportunità. Per molto tempo uno strumento importante è stato il SUISA Songwriting Camp, organizzato per la prima volta nel 2017. Lì abbiamo messo in contatto artiste e artisti svizzeri con produttori e autrici internazionali. Ne sono nate canzoni pensate fin dall’inizio per un grande palco.

E oggi?

Oggi puntiamo anche su sessioni individuali di songwriting e incoraggiamo gli artisti a partecipare a camp internazionali, per trovare nuovi stimoli e costruire reti. Durante questi camp, i brani vengono scritti e prodotti in team. L’obiettivo è sviluppare in poco tempo il maggior numero possibile di idee creative, o persino demo già pronte. Parallelamente, come SRF siamo in contatto con etichette e management e accompagniamo molti musicisti per anni, fino a quando arriva per loro il momento giusto per l’Eurovision.

Per l’ESC di quest’anno a Vienna, in Svizzera le canzoni potevano essere presentate lo scorso agosto. Quante ne sono arrivate?

Sono stati iscritti 500 brani, provenienti da tutto il mondo: dall’Australia alla Germania, dall’Inghilterra al Sudafrica.

Le canzoni presentate sono sempre così tante?

Negli ultimi anni il numero è aumentato sensibilmente. In passato erano circa 300. Credo che l’organizzazione dell’ESC a Basilea abbia generato ulteriore attenzione.

Cosa è successo dopo?

In una prima fase si è riunito un panel interno di 20 persone per effettuare una preselezione tra tutti i brani presentati. Questo gruppo è composto da esperte ed esperti musicali provenienti da tutte le regioni della SSR: Svizzera romanda, Ticino, Svizzera romancia e Svizzera tedesca. A seconda delle necessità, viene integrato da esperti esterni dell’Eurovision. Il loro compito era ascoltare tutti i 500 brani e procedere a una prima selezione.

Sembra un lavoro impegnativo.

Lo è. Alla fine di questo primo panel sono rimaste 50 canzoni. Per loro il percorso è proseguito con un processo di selezione a più fasi, nel quale lavoriamo con due giurie. La giuria del pubblico viene composta da un istituto di ricerca di mercato ed è formata da persone provenienti da sette Paesi europei. Anche la giuria di esperti, composta da 25 membri, è internazionale e ha una solida esperienza dell’ESC. Io dico sempre che il nostro sistema riproduce in piccolo il meccanismo di voto dell’Eurovision.

Quanti brani sono passati dopo il primo turno di giuria?

Da 50 si è scesi a 15. A quel punto è iniziata la cosiddetta fase di pairing e reproducing.

Di che cosa si tratta?

In questa fase del processo di selezione cerchiamo possibili interpreti svizzeri per le canzoni che sono state presentate senza una voce svizzera. È un compito estremamente impegnativo.

Perché?

Spesso non è facile trovare, per una canzone già esistente, una persona che ne senta davvero la storia e riesca a portarla sul palco in modo convincente. Nella fase successiva, i 15 brani, per la prima volta tutti interpretati da una voce svizzera, sono stati sottoposti una seconda volta alla valutazione della giuria del pubblico e della giuria di esperti.

Quante canzoni sono passate dopo il secondo turno?

Cinque brani sono arrivati al terzo turno. A novembre abbiamo invitato le cantanti e i cantanti qualificati a un live check di due giorni negli studi televisivi della SRF. Lì abbiamo lavorato per la prima volta con loro dal vivo, discusso le prime idee di messa in scena e prodotto infine un video della canzone. Il video è poi stato sottoposto alla valutazione delle due giurie.

In questo terzo turno, quindi, i membri della giuria vedono per la prima volta gli artisti di persona?

Esattamente. Fino a quel momento tutto si era basato esclusivamente sull’audio.

Quando hanno saputo i musicisti se avrebbero rappresentato la Svizzera all’ESC 2026?

Di solito facciamo loro un regalo di Natale (sorride, ndr).

Questa volta a ricevere questo regalo speciale è stata Veronica Fusaro. La musicista di Thun rappresenterà la Svizzera all’ESC di Vienna con il brano «Alice». Non ha però avuto molto tempo per adagiarsi sugli allori…

È vero. Dopo le festività è iniziata subito la vera fase di preparazione, la cosiddetta act creation. Insieme a Veronica Fusaro e al suo management abbiamo formato un team creativo responsabile della sua esibizione a Vienna. Significa che tutto ciò che si vede sul palco dell’Eurovision – luci, outfit, coreografia, oggetti di scena, ballerine e ballerini, ma anche effetti come i fuochi d’artificio – viene ideato, progettato e sviluppato insieme.

Ci può anticipare qualcosa sullo show di Veronica Fusaro?

Purtroppo devo deludervi: resterà segreto fino alla prova di Vienna. Una cosa però posso già dirla: Veronica sorprenderà molte persone con la sua esibizione. Per il suo show abbiamo al nostro fianco un partner molto forte: Benke Rydman sarà lo staging director. Nel 2024 aveva già curato la messa in scena di Nemo e nel 2015 contribuì alla vittoria del candidato svedese Måns Zelmerlöw. Rydman sa dunque esattamente come portare una performance sul palco.

Perché per SRF e SSR è così importante che la Svizzera ottenga un buon risultato all’Eurovision?

Ottenere un buon piazzamento è semplicemente più divertente: per le artiste, per gli artisti, per il pubblico e per tutti noi. Ma soprattutto ha un impatto molto più forte sul settore musicale. Ed è proprio per questo che lo facciamo: il nostro mandato, come SRF e SSR, è promuovere la scena musicale svizzera. L’ESC è una piattaforma unica in questo senso.

Perché?

I nostri artisti possono presentarsi al pubblico internazionale sul palco più grande e costruire una visibilità duratura. Personalmente ne sono convinto: noi svizzere e svizzeri non sappiamo solo sciare bene, sappiamo anche fare ottima musica. Rendere visibile tutto questo è ciò che mi motiva. Ed è per questo che avevo anche l’ambizione di riportare una vittoria dell’ESC in Svizzera.

Cosa che nel 2024, con il successo di Nemo, è diventata realtà.

Esatto. Allora abbiamo visto che cosa può generare una vittoria, soprattutto con l’ESC in casa, a Basilea, l’anno successivo. È una sensazione molto speciale quando un evento del genere si svolge improvvisamente nel proprio Paese. A Basilea è nata una nuova fiducia: noi svizzere e svizzeri possiamo competere a livello internazionale anche sul piano creativo e non dobbiamo nasconderci. Questa sensazione crea quasi dipendenza e mi motiva ogni giorno.

Sembra quasi che le piacerebbe vincere l’ESC un’altra volta..

Non avrei nulla in contrario (ride, ndr).