Giona A. Nazzaro: «Quando cala il buio in sala, siamo tutti uguali»

Di Bruno Bötschi

1.8.2021

«Dopo i molti mesi di isolamento, finalmente possiamo di nuovo guardare i film insieme e discuterne»: Giona A. Nazzaro dirige quest'anno per la prima volta il Locarno Film Festival.
KEYSTONE

Giona A. Nazzaro è il nuovo direttore artistico del Locarno Film Festival, che parte tra pochi giorni, ossia mercoledì 4 agosto. Chi è l'uomo cresciuto a Dübendorf e che ora vive a Roma? Ecco una conversazione che spazia dalle lacrime alle discussioni, passando per il primo amore sul grande schermo.

Di Bruno Bötschi

1.8.2021

Signor Nazzaro, quale film ha avuto un'influenza particolarmente forte su di lei come persona?

«Viaggio in Italia» mi ha accompagnato per tutta la vita da quando l'ho visto. Roberto Rosselini con questa pellicola nel 1954 ha inventato, per così dire, l'Italia moderna.

Ci spieghi meglio.

Con il film, dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, Rosselini ha ridato la dignità a noi italiani. Ha fatto in modo che fosse possibile dire di nuovo «noi». «Viaggio in Italia» è un melodramma su una coppia sposata, interpretata da Ingrid Bergman e George Sanders, che sta per separarsi. Alla fine del film, i due si ritrovano con l'automobile nel bel mezzo di una processione religiosa. Quando la coppia rimane bloccata, scende dalla macchina e si separa nella folla. La donna chiama l'uomo per chiedere aiuto, e miracolosamente riescono a ritrovarsi. Si abbracciano e si assicurano a vicenda che si amano. Sono convinto che qualcosa di imprevisto può sempre accadere e un destino apparentemente certo può essere stravolto.

Il suo primo amore sul grande schermo?

Sergio Leone e il suo «Per un pugno di dollari». L'ho visto da adolescente al cinema Rex di Zurigo. Ero totalmente affascinato da Clint Eastwood, ma anche dal cinema stesso, dall'area d'ingresso, dalla sala buia. Insomma, semplicemente affascinato da tutto.

Quando ha pianto l'ultima volta al cinema?

Oh, io piango sempre al cinema. Quasi tutti i film di John Ford mi fanno venire le lacrime agli occhi, e anche le opere di Roberto Rossellini di solito me li inumidiscono. C'è anche un film molto brutto di Lasse Hallström che mi commuove sempre fino alle lacrime. 

Di quale film sta parlando?

«Hachiko - Una meravigliosa amicizia». La storia parla di un cane di razza Akita giapponese e della sua fedeltà al suo padrone, un professore universitario interpretato da Richard Gere. E anche se so che è un film davvero brutto, mi fa venire le lacrime agli occhi ogni volta.

Si imbarazza quando le vien da piangere al cinema?

Niente affatto.

Quest'anno è la sua prima volta come direttore artistico del Locarno Film Festival. Qual è il suo attuale stato emotivo? 

Non vedo l'ora che il festival prenda il via finalmente il 4 agosto. Dopo i molti mesi di isolamento, finalmente possiamo guardare di nuovo i film insieme e discuterne.

Le piace discutere di film?

Oh no, trovo gli argomenti poco interessanti.

«Sono mossa dalla convinzione che qualcosa di imprevisto può sempre accadere e un destino apparentemente sicuro può essere stravolto»: Giona A. Nazzaro.
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Può riassumere brevemente la sua visione del Locarno Film Festival?

Vorrei provare a continuare a scrivere la sua storia, ma tutto con il necessario rispetto per il passato dellla manifestazione e la sua importanza nel mondo del cinema.

Cos'è che rende Locarno così magico?

Per me, Locarno è il simbolo dell'amore appassionato per il cinema, in altre parole, la cinefilia. Mi piace particolarmente il modo in cui la città si trasforma durante il festival. Si comincia con il grande schermo in Piazza Grande e il fatto che si incontrano per strada registi e attori con cui si può parlare. È come se tutto il luogo fosse dedicato al cinema durante il festival. Semplicemente meraviglioso.

Cannes e altri festival prestigiosi hanno delle riserve sui film prodotti dalle piattaforme di streaming. Locarno apparentemente non ne ha. Per l'inaugurazione proietterete in Piazza Grande ‹Beckett›, il nuovo film di Ferdinando Cito Filomarino, di cui Netflix ha acquistato i diritti.

È un fatto che i cosiddetti «provider VoD» (fornitori di video on demand ndt.) sono da qualche anno nuovi attori nel panorama cinematografico. Come festival del cinema, non possiamo impedirlo. Allo stesso tempo, però, mi rifiuto di vedere «Beckett» come una dichiarazione politica da parte nostra. La pellicola è piuttosto un'espressione di come è cambiato il mondo del cinema. L'unica dichiarazione è che noi organizzatori di Locarno ne siamo al corrente e che stiamo parlando con queste persone. Perché sono convinto che rifiutare di parlare non ci porterà da nessuna parte.

La scorsa primavera ha detto in un'intervista: «Il mio obiettivo principale è quello di evitare la noia nel pubblico. La vita è molto preziosa e non dobbiamo perdere tempo». Cosa significa concretamente per il programma del Locarno Film Festival?

Il comitato di selezione ed io diamo molta importanza al fatto di poter mostrare film che offrano al pubblico un'esperienza cinematografica speciale. Allo stesso tempo, naturalmente, so che non tutti i film saranno amati allo stesso modo da tutti gli spettatori. Il mio obiettivo personale è che, dopo questo periodo difficile della pandemia, saremo in grado di far rivivere il mezzo cinematografico come esperienza globale.

Dal suo punto di vista personale, quali sono i punti salienti del festival del cinema di quest'anno?

Non voglio essere ingiusto nei confronti dei singoli registi, quindi dirò solo questo: tutti i 17 film in concorso quest'anno sono grandi a modo loro.

L'attrice francese Leatitia Casta è la star del festival di quest'anno. Sarà premiata con l'Excellence Award 2021. Perché?

Per me Leatitia Casta è una delle attrici più affascinanti del nostro tempo. La sua presenza è paragonabile a quella di Gina Lollobrigida e Sophia Loren. C'è una bellissima scena nel film «Les âmes fortes» di Raúl Ruiz in cui Casta si guarda allo specchio e il suo viso si moltiplica. Questa scena è tipica di lei, Casta è un'artista incredibilmente intelligente che si reinventa sempre.

John Landis, il regista di culto di «Blues Brothers», «Kentucky Fried Movie» e «Thriller» riceve quest'anno il Pardo d'onore.

John Landis è un genio, credo. È ironico, politico e radicale, ma anche sempre divertente. Ha mescolato horror e commedia, musical e noir in un modo senza precedenti. I capolavori che ne sono scaturiti hanno entusiasmato il pubblico di tutto il mondo. Il regista Landis ha dimostrato che si può fare quasi tutto e sognare ancora di più. Così facendo, ha reso il cinema migliore, più giusto e più inclusivo. John Landis incarna il cinema americano, che ho sempre amato e sempre amerò.

Per me, Locarno è il simbolo dell'amore appassionato per il cinema, in altre parole, la cinefilia
Giona A. Nazzaro: «Per me, Locarno è il simbolo dell'amore appassionato per il cinema, in altre parole, la cinefilia».
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Si dice che lei abbia un particolare debole per i film d'azione. Può dire ai lettori di «blue News» i suoi tre film d'azione preferiti?

È una domanda semplice. «To Live and Die in L.A.» di William Friedkin, «Roma a mano armata» di Umberto Lenzi e «The Killer» di John Woo.

E qual è il suo film svizzero preferito?

«Höhenfeuer» di Fredi M. Murer. È un regista incredibilmente potente.

Cosa vede quando guarda la scena cinematografica in Svizzera oggi?

Siamo in un momento estremamente eccitante. C'è molta energia positiva, che ha anche a che fare con il fatto che molti nuovi registi svizzeri stanno entrando nel mercato. Sono sicuro che i prossimi anni ci porteranno dei nuovi grandi film svizzeri. Quest'anno mostriamo «Soul of a Beast» di Lorenz Merz nella competizione principale. Il film sarà oggetto di molte discussioni. «Monte Verità» di Stefan Jäger sarà proiettato anche in Piazza Grande. Non vedo l'ora di farlo. In totale, quest'anno mostreremo cinque film svizzeri, che dimostreranno in modo particolare la grande creatività del cinema svizzero in questo momento. Se «La ragazza e il ragno» dei gemelli svizzeri Ramon e Silvan Zürcher non fosse già stata presentata alla «Berlinale», avrei voluto mostrare anche questa pellicola.

Lei è cresciuto a Dübendorf, ma ora vive a Roma: come differiscono il pubblico del cinema italiano e quello svizzero?

Quando scende il buio in sala, siamo tutti uguali.

Sophia Loren o Liselotte Pulver?

Ha, ha... la mia preferita è Gianna Maria Canale

Anche il direttore del Locarno Film Festival deve dimostrare di essere un maestro di cerimonie. Sa già cosa dirà al pubblico la sera dell'apertura, il 4 agosto, in Piazza Grande?

Dirò solo: «Buona visione».

Il Locarno Film Festival si svolge dal 4 al 14 di agosto, il programma e più ampie informazioni le trovate sul sito del Pardo.