Ecco cosa le hanno fattoGlenn Close: «Sono cresciuta in una setta in Svizzera». Il racconto choc dell'attrice
fon
1.12.2025
Glenn Close si racconta.
Imago
Glenn Close ripercorre il suo passato in Svizzera all'interno di un movimento religioso che definisce «una sorta di abuso psicologico», raccontando a «The Guardian» e in un documentario francese come quegli anni abbiano segnato la sua vita e la sua carriera.
Glenn Close ha raccontato di essere cresciuta in Svizzera all’interno del movimento religioso Moral Re-Armament, che oggi definisce «una sorta di abuso psicologico mascherato da una misoginia latente».
L’attrice ha descritto gli anni a Caux, nel canton Vaud, tra collegio e regole rigide che controllavano vestiti, comportamenti e pensieri.
A 22 anni è fuggita dal movimento, ha studiato negli USA e poi trovato nella recitazione a New York la via per ricostruire se stessa, al punto da definire quella scelta l’inizio della sua «seconda vita».
La fama precede Glenn Close, classe 1947, una delle attrici più versatili e celebrate di Hollywood: dalla memorabile Alex Forrest di «Attrazione fatale» alla Crudelia De Mon de «La carica dei 101», fino a ruoli più recenti come Drusilla Sickle in Hunger Games o la serie All’s Fair di Ryan Murphy.
Nonostante una carriera costellata di successi, la donna continua a essere protagonista anche fuori dal set: lo scorso ottobre, ad esempio, ha manifestato contro l'amministrazione Trump durante il No Kings Day, come riferito fra gli altri da «Vanity Fair».
Ed è proprio per la sua forza e complessità che «The Guardian» le ha dedicato una lunga intervista, in cui l'attrice ha affrontato uno dei capitoli più difficili della sua vita: l'infanzia trascorsa all’interno di quella che lei stessa definisce una «setta».
«È assurdo che ciò che accade in un certo momento della tua infanzia rimanga proprio qui», ha detto toccandosi il petto, come riferito dal quotidiano britannico.
Il movimento religioso nato in Svizzera
Il riferimento è al Moral Re-Armament, un movimento cristiano fondato nel 1938 in Svizzera dal pastore americano Frank Buchman, come ricordato sempre dal «Guardian».
Basato su quattro principi - onestà, purezza, altruismo e amore - il gruppo nel tempo ha assunto posizioni sempre più rigide, arrivando negli anni ’60 a schierarsi contro omosessualità e comunismo.
Close lo definisce senza mezzi termini «una sorta di abuso psicologico mascherato da una misoginia latente».
L'infanzia in Svizzera: 15 anni dentro il MRA
Ripercorrere quei momenti non è semplice per la 78enne. Negli anni '50 la sua famiglia - originaria del Connecticut e composta dai genitori William Taliferro Close e Bettine Moore Close e da quattro figli - si trasferì in Svizzera per seguire i principi del movimento
Come spiegato dall'attrice nel documentario Glenn Close, l'art de la transformation - uscito nell'aprile 2025 e diretto di Catherine Ulmer Lopez - lì visse per 15 anni, convinta che aderire alle regole del gruppo avrebbe contribuito a «migliorare il mondo».
Nel documentario racconta: «Questo gruppo ha avuto un profondo impatto su ognuno di noi. Mentre cercavamo di salvare il mondo, lottavamo per sopravvivere alle pressioni di una cultura che dettava ogni nostra mossa. I nostri vestiti, il nostro comportamento e ogni nostra parola».
Frequenta un collegio a Caux, nel canton Vaud, gestito da membri permanenti del movimento, insieme a circa quaranta bambini. Di quel periodo dice: «Essendo facilmente influenzabile, volevo compiacere ed essere accettata. Così sono diventata una brava soldatina, negando i sentimenti fragili che provavo verso me stessa per il bene superiore del gruppo».
Nell'intervista al «Guardian» aggiunge un ricordo più intimo: «Ciò che mi ha sostenuta è il paesaggio della mia infanzia, che diventa il tuo DNA… ero una bambina selvaggia e il mio intestino ha bisogno della natura».
La fuga a 22 anni e la scoperta del mondo reale
A 22 anni trova il coraggio di lasciare il movimento e tornare negli Stati Uniti. Si iscrive al College of William & Mary, in Virginia, ma si rende presto conto di essere impreparata alla vita quotidiana.
Nel documentario confessa: «Ho consultato uno specialista in traumi infantili. Ti dici: «Non sono stata picchiata, non sono stata lasciata morire di fame…». Ma questa manipolazione mentale ti distrugge. Ti distrugge. Perdi ogni individualità, a parte quella che ti è stata imposta».
Racconta anche le difficoltà relazionali nate da quel tipo di educazione: «Immaginate di essere giovani e di dover confessare le vostre malefatte a qualcuno, solo per essere all’altezza delle aspettative… È un profondo sentimento di umiliazione e degradazione, e una terribile fonte di trauma».
Come riferito da The Guardian, è stato il teatro a rappresentare per lei una via di rinascita: trasferitasi a New York, trovò nella recitazione lo spazio per ricostruire un'identità propria.
Oggi Glenn Close vive nel Greenwich Village, esattamente dove - come dice lei - «è cominciata la mia seconda vita».