Mario Giordano su Fuori dal coro: «Non è infotainment»

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1.8.2019 - 15:32

Source: Covermedia

Lo share ha superato le aspettative e i primi tre appuntamenti in prime time hanno fatto centro. Appuntamento l’11 settembre per 7 puntate.

Mario Giordano ha centrato il bersaglio con il programma Fuori dal coro. Partito in sordina, il nuovo programma di attualità e approfondimento in onda su Rete 4 ha conquistato l’audience, aggiudicandosi un posto in prima fila nei palinsesti del prossimo autunno televisivo.

«Certamente cambierà molto – ammette Mario Giordano a Tv Blog – la stagione estiva è un periodo favorevole per gli esperimenti. Non ci potremo attendere gli stessi risultati contro la Champions League o Chi l’ha visto?, che è un colosso. Però credo che si possa tentare di riproporre quello che abbiamo fatto nei tre appuntamenti di luglio».

Lo share di sicuro ha registrato un ottimo risultato, sorprendendo anche la produzione televisiva.

«Siamo andati al di là di ogni aspettativa. L’8,8% di share di media era inimmaginabile e ha spinto la rete a ridare fiducia al programma per l’autunno. Continueremo a realizzare inchieste su determinati temi col tentativo di svelare la realtà. Siamo stati i primi a portare all’attenzione i fatti di Bibbiano, ma ci siamo occupati anche di pensioni, cibo, trasporti».

L’idea era quella di realizzare un striscia quotidiana di informazione e attualità, distante dal classico talk show da mass market.

«Piersilvio Berlusconi ha voluto questa trasmissione. Con coraggio abbiamo fatto una striscia quotidiana che ha dato buoni risultati in una fascia difficile che è quella che va dalle 19.30 alle 20. Ci siamo conquistati quello spazio con una crescita notevole e allora ci è venuta la voglia di tentare un esperimento. Quale momento migliore dell’estate? Non c’erano particolari attese, ma semplicemente l’intenzione di fare una cosa nuova e non l’ennesimo talk».

Giordano infatti prende le distanze dai salotti televisivi ed ha evitato di riproporre il becero dibattito dove urla e antagonismo la fanno da padrone.

«Non ho niente contro i talk, sarebbe ridicolo se fosse così visto che ci vado ospite in continuazione. Ma ce ne sono già tanti, motivo per cui desideravamo mettere in piedi un programma sull’informazione e sull’attualità che avesse un taglio un po’ diverso. Non lo definirei infotainment, bensì un programma di informazione. Come nei libri che scrivo, anche nella trasmissione tutte le cose che racconto sono vere e documentate. I talk vivono sulla spettacolarizzazione dello scontro dialettico».

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