Giorno decisivo Oggi la sentenza sul Pandoro-Gate di Chiara Ferragni, ecco tutto quello che c'è da sapere

fon

14.1.2026

Anche oggi Chiara Ferragni sarà in aula.
Anche oggi Chiara Ferragni sarà in aula.
Getty

È il giorno della sentenza per Chiara Ferragni: il Tribunale di Milano decide oggi sul caso Pandoro-Gate, una vicenda che ha acceso il dibattito su marketing, beneficenza e influencer.

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Il processo riguarda la promozione del pandoro «Pink Christmas» e delle uova di Pasqua legate a iniziative benefiche, ritenute dall'accusa fuorvianti per i consumatori.
  • La Procura di Milano ha chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per truffa aggravata, mentre la difesa parla di buona fede e compensi fissi.
  • La sentenza attesa oggi potrebbe fare giurisprudenza sul confine tra comunicazione commerciale e beneficenza nel marketing digitale.

Mercoledì 14 gennaio 2026 è una data chiave per Chiara Ferragni. L'imprenditrice digitale e influencer italiana, tra le più seguite al mondo, è attesa al tribunale di Milano per conoscere la sentenza del processo noto come Pandoro-Gate.

Un caso che ha monopolizzato il dibattito pubblico e mediatico, intrecciando marketing, beneficenza e diritto penale in una vicenda senza precedenti per il mondo dell’influencer marketing.

Come già avvenuto nelle precedenti udienze, la showgirl sarà presente in aula anche nel giorno del verdetto.

Il caso Pandoro-Gate

Il procedimento nasce da un'indagine sulla promozione del Pandoro Balocco «Pink Christmas» nel Natale 2022 e delle uova di Pasqua «Sosteniamo i Bambini delle Fate» commercializzate tra il 2021 e il 2022.

Le campagne pubblicitarie avevano lasciato intendere che una parte rilevante del ricavato sarebbe stata destinata a iniziative benefiche. Secondo l'accusa, però, il messaggio trasmesso ai consumatori sarebbe stato fuorviante.

La Procura di Milano contesta a Chiara Ferragni il reato di truffa aggravata dall’uso di strumenti informatici, sostenendo che la comunicazione online avrebbe indotto il pubblico a credere che ogni acquisto fosse direttamente collegato a una donazione, configurando così un caso di pubblicità ingannevole.

L'accusa e le cifre contestate

Secondo i magistrati, come riferito fra gli altri da «Leggo.it», l'impostazione delle campagne avrebbe generato un vantaggio economico indebito per le società coinvolte.

Il ritorno complessivo dell’operazione - tra iniziative natalizie e pasquali - è stato stimato in oltre 2,2 milioni di euro, a cui si aggiungerebbero benefici non quantificabili legati all'immagine e alla notorietà.

Nel corso dell'udienza del 25 novembre 2025, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, sottolineando come l'uso dei social network abbia amplificato la portata delle presunte informazioni ingannevoli.

La linea della difesa

Sin dall'inizio del processo, i legali dell'influencer hanno respinto ogni accusa di comportamento fraudolento. La difesa sostiene che gli accordi commerciali prevedessero compensi fissi, non legati al numero di prodotti venduti, e che quindi non vi fosse alcun incentivo economico connesso alle quantità acquistate dai consumatori.

Ferragni ha sempre dichiarato di aver agito «in buona fede», rivendicando trasparenza e ricordando il proprio impegno in numerose iniziative benefiche nel corso degli anni.

Tra gli elementi più discussi figura il risarcimento già corrisposto a una consumatrice di 76 anni, una delle poche parti civili rimaste nel procedimento, che aveva denunciato di essersi sentita ingannata e ha successivamente raggiunto un accordo economico.

Consumatori e nodo giuridico

Nel processo si sono costituite parte civile alcune associazioni dei consumatori, mentre altre azioni sono state ritirate od oggetto di tentativi di conciliazione.

Secondo la difesa, una eventuale condanna dopo i risarcimenti già effettuati violerebbe il principio giuridico che impedisce di punire una persona due volte per lo stesso fatto.

Una sentenza che va oltre Ferragni

Il verdetto atteso in tarda mattinata potrebbe non limitarsi a definire la posizione giudiziaria di Chiara Ferragni, ma avere un impatto più ampio.

La decisione del tribunale di Milano è destinata a diventare un riferimento per la regolamentazione delle attività di marketing digitale e delle campagne benefiche promosse attraverso i social network.

In un contesto in cui il confine tra comunicazione commerciale e solidarietà è sempre più sottile, la sentenza potrebbe tracciare una linea chiara tra promozione lecita e pubblicità ingannevole.