In «Cinque Secondi» Paolo Virzì: «Le storie non si inventano, si scoprono»

Covermedia

19.11.2025 - 11:00

Valerio Mastandrea
Valerio Mastandrea

In «Cinque Secondi» il regista cattura il grande schermo con Mastandrea per raccontare dolore, rinascita e incontri che cambiano la vita.

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Paolo Virzì torna al centro del dibattito cinematografico con «Cinque Secondi», in sala dal 30 ottobre e accolto come una delle sue opere più intime e mature.

Il regista parte da un’idea precisa: «le storie non si inventano, si scoprono». È il filo che guida un racconto capace di affrontare il dolore con pudore e lucidità, senza rinunciare a quel tocco umano che attraversa tutta la sua poetica.

Protagonista è Adriano, interpretato da Valerio Mastandrea: un avvocato stimato che, dopo un trauma improvviso, si ritira in una villa toscana in stato di abbandono.

Il suo isolamento viene interrotto dall’arrivo di un gruppo di giovani che occupa la tenuta per ridarle vita e lavoro tra le vigne. La presenza di questi ragazzi costringe Adriano ad avvicinarsi a ciò da cui cerca di fuggire, trasformando la sua solitudine in un inatteso percorso di riapertura.

Virzì sottolinea il valore dell’incontro tra generazioni, affermando che «l’idealismo dei ragazzi e il realismo degli adulti possono incontrarsi e persino salvarsi». Una tensione che pervade l’intero film, in cui ironia, fragilità e momenti di disarmante sincerità convivono senza contraddirsi.

Il regista non nega la sofferenza, ma invita a guardarla con uno sguardo più largo: «prendi qualcosa di molto doloroso e prova a sorriderne».

«Cinque Secondi» diventa così una storia di caduta e rinascita, fedele allo sguardo empatico di Virzì e capace, in questa occasione, di esprimersi in una forma tra le più sobrie e misurate del suo cinema.