«Pandoro-Gate» Per Chiara Ferragni una assoluzione e un caso che cambia il marketing digitale

ATS - La redazione

14.1.2026

Chiara Ferragni giudiucata non colpevole.
Chiara Ferragni giudiucata non colpevole.
Imago

Con il proscioglimento di Chiara Ferragni, il tribunale di Milano mette la parola fine al «Pandoro-Gate», una vicenda che ha segnato un punto di svolta nel dibattito su influencer marketing, beneficenza e trasparenza digitale.

ATS - La redazione

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Chiara Ferragni è stata prosciolta nel processo Pandoro-Gate dopo la riqualificazione dell’accusa da truffa aggravata a truffa semplice e il ritiro della querela.
  • Il giudice non ha riconosciuto l'aggravante della minorata difesa dei consumatori online, elemento centrale dell’impianto accusatorio.
  • Il caso riguardava la promozione di prodotti a sfondo solidale, ritenuta dall’accusa potenzialmente fuorviante per i consumatori.
  • Al di là dell'esito giudiziario, la vicenda ha aperto un dibattito profondo sulle regole e le responsabilità del marketing digitale.

Mercoledì 14 gennaio 2026 segna la conclusione giudiziaria di una delle vicende più discusse degli ultimi anni nel mondo della comunicazione digitale.

Il Tribunale di Milano ha prosciolto Chiara Ferragni nel processo noto come «Pandoro-Gate», ponendo fine a un caso che ha travalicato i confini della cronaca giudiziaria per trasformarsi in un vero spartiacque nel dibattito su influencer marketing, beneficenza e trasparenza.

L’imprenditrice digitale, tra le figure più seguite e influenti a livello internazionale, era imputata per truffa aggravata in relazione alla promozione del Pandoro Balocco «Pink Christmas» nel Natale 2022 e delle uova di Pasqua solidali «Sosteniamo i Bambini delle Fate», commercializzate tra il 2021 e il 2022.

Le accuse e il cuore dell'inchiesta

Secondo l'accusa, i messaggi diffusi attraverso i social network avrebbero lasciato intendere che una parte significativa del ricavato di ogni acquisto fosse direttamente destinata a progetti benefici, inducendo così in errore i consumatori.

L'indagine della Procura di Milano ha messo sotto la lente le modalità comunicative delle campagne, ritenute potenzialmente fuorvianti. I magistrati avevano stimato un ritorno economico complessivo superiore ai 2,2 milioni di euro, considerando sia i ricavi diretti sia i benefici indiretti in termini di visibilità e immagine.

Nel novembre 2025, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un anno e otto mesi di reclusione, sottolineando come l’utilizzo dei canali digitali avesse amplificato la portata delle presunte informazioni ingannevoli.

La decisione del tribunale

La sentenza ha però seguito un percorso diverso. Il giudice Mannucci non ha riconosciuto l'aggravante della minorata difesa dei consumatori online, elemento centrale dell’impianto accusatorio e decisivo per rendere il reato procedibile d’ufficio.

Venuta meno questa aggravante, l'ipotesi di reato è stata riqualificata in truffa semplice. A quel punto, l'assenza di una querela valida ha portato al proscioglimento per estinzione del reato.

Il ruolo del Codacons e i coimputati

Determinante è stato il ritiro della querela da parte del Codacons, avvenuto circa un anno fa in seguito a un accordo risarcitorio con l'influencer. Una scelta che ha avuto effetti diretti sull’esito del processo.

Il proscioglimento ha riguardato anche i coimputati di Chiara Ferragni: Fabio Damato, all'epoca suo collaboratore di riferimento, e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia.

Oltre l'aula di tribunale

Dal punto di vista strettamente giudiziario, il Pandoro-Gate si chiude senza una condanna penale. Ma ridurre questa vicenda al solo verdetto sarebbe limitante.

Il caso Ferragni ha rappresentato un momento di rottura per l’intero ecosistema dell’influencer marketing, portando alla luce interrogativi rimasti a lungo sullo sfondo: quanto devono essere esplicite le campagne a sfondo solidale? Dove passa il confine tra comunicazione commerciale e beneficenza? Quale grado di responsabilità grava su chi parla a milioni di persone attraverso i social?

La linea della difesa e l'impatto reputazionale

Durante i mesi dell'inchiesta e del processo, Ferragni ha sempre sostenuto di aver agito in buona fede, rivendicando trasparenza e ricordando il proprio impegno in numerose iniziative benefiche. La difesa ha inoltre sottolineato come gli accordi commerciali prevedessero compensi fissi, non legati al numero di prodotti venduti.

Al tempo stesso, il clamore mediatico e l'impatto reputazionale del caso hanno mostrato come, nell'era dei social network, la percezione pubblica possa essere tanto determinante quanto l'esito di un’aula di tribunale.

Un prima e un dopo Pandoro-Gate

La sentenza di Milano non cancella quanto accaduto, ma chiude un capitolo fondamentale. Più che un punto finale, rappresenta una linea di demarcazione: un prima e un dopo Pandoro-Gate.

Un caso destinato a restare come riferimento, non solo per la giurisprudenza, ma per l'intero modo di intendere responsabilità, trasparenza e fiducia nel marketing dell’era digitale.