Raoul Bova: «Calpestata la mia dignità»

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1.12.2017 - 13:07

(Cover) - IT Italian Stars - Dopo la condanna a un anno e sei mesi per un reato di natura fiscale, decisa dal giudice monocratico del tribunale di Roma, Raoul Bova ha rotto il silenzio e raccontato su Instagram la sua versione di quanto accaduto, in un messaggio che poi è stato rimosso.

«Il silenzio, in alcuni casi, suona come una condanna ed è per questo che voglio precisare alcuni fatti - scrive l’attore -. È da anni che subisco continui controlli, sequestri preventivi, interrogatori e richieste di pagamento da parte dell'Agenzia delle Entrate, risultate e giudicate poi infondate. Preciso che ho sempre pagato il dovuto e non sono stato condannato per evasione fiscale (né per altri reati), ma sono stato condannato in primo grado semplicemente a causa di un contratto che ho stipulato con la mia società di produzione che curava e gestiva, in assoluta trasparenza, la mia immagine: contratto lecito e utilizzato da moltissimi protagonisti del mondo dello spettacolo in Italia e all'estero».

«Il tribunale penale di Roma ha ritenuto tale contratto, suggerito e gestito dal mio commercialista dell'epoca, illecito, mentre altri giudici, quelli tributari di Roma, lo hanno considerato a tutti gli effetti lecito e valido - prosegue Bova -. Sono colpevole solo di non essermi laureato in Economia e Commercio e di non essere stato in grado di gestirmi da solo la contabilità. Mi sono affidato ad un professionista che ha operato, per quanto nelle mie conoscenze, in completa trasparenza».

Ora lo aspettano gli altri gradi di giudizio. «Vedremo quello che succederà. Spero che i giudici dell'Appello restituiranno spazio alla certezza del diritto. Così come spero che la mia dignità, ingiustamente trascurata e addirittura calpestata, ritorni ad avere il rispetto che merita anche da parte dei poteri mediatici, che mi hanno trattato come fossi un delinquente comune e un truffatore fiscale, coinvolgendo nel disonore la mia famiglia e provocando la rottura di miei importanti contratti pubblicitari».

L’attore conclude rinnovando la sua fiducia nei confronti della giustizia. «Attendo che i miei diritti e la mia immagine vengano ripristinati da una giusta sentenza nel rispetto dei tempi e delle regole».

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