A tutto festivalSal Da Vinci sorprende a Sanremo: dal film con Sordi e Verdone alla hit di oggi
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27.2.2026 - 12:02
Le sue esibizioni di martedì e giovedì sul palco dell'Ariston hanno conquistato il pubblico.
IMAGO/Avalon.red
Chi l'avrebbe mai detto? Il vero tormentone del Festival di Sanremo è «Per sempre sì» di Sal Da Vinci. Con un ritornello entrato nella testa del pubblico, il 56enne può sperare in un clamoroso podio. La sua carriera però inizia ben prima di questo exploit. Figlio d'arte, ha cominciato con teatro e cinema, prima di passare alla musica.
Sal Da Vinci, 56 anni, è tornato a Sanremo con «Per sempre sì», una canzone che celebra il valore della promessa come forza capace di rialzare nelle cadute.
Figlio del cantante napoletano Mario Da Vinci, ha debuttato a sette anni nella sceneggiata napoletana, recitato a 17 in «Troppo forte» con Carlo Verdone e Alberto Sordi, e ha vissuto anche momenti difficili dopo il primo successo.
Il brano «Rossetto e caffè» lo ha rilanciato presso tutte le generazioni e oggi, nonostante sia nonno di tre nipoti, dice di sentirsi più energico che mai.
La sua è una vita vissuta sotto i riflettori. «A sette anni sono salito sul palco per la prima volta», racconta in un'intervista al magazine «Oggi». Un debutto precocissimo che lo trasforma subito in protagonista della sceneggiata napoletana.
A Ercolano diventa lo «scugnizzo strappacore», il ragazzino capace di rubare applausi e attenzione. «Facevo concorrenza a sua maestà Mario Merola», ricorda. Non un dettaglio qualunque.
Al fianco di mostri sacri
Poi il cinema: a 17 anni è già sul set di «Troppo forte», accanto a due mostri sacri come Carlo Verdone e Alberto Sordi. «Sordi mi chiedeva di cantargli le classiche napoletane e mi sorrideva». Un’investitura silenziosa, ma pesante.
La carriera, però, non è stata una corsa lineare. Dopo l’ondata iniziale, il successo rallenta. «È stato un momento duro. Senza la mia famiglia sarei finito in analisi», ammette.
Figlio d’arte — suo padre Mario era un celebre cantante napoletano — ha conosciuto fin da piccolo il prezzo della notorietà: «Lo vedevo poco e volevo imitarlo».
«Corro dieci chilometri al giorno»
La ripartenza porta il nome di «Rossetto e caffè». Un brano esploso «dal basso», diventato virale e capace di rimetterlo al centro della scena. «Mi ha cambiato la vita. In un periodo in cui la musica andava altrove, ha riportato la melodia sotto i riflettori».
Ora Sanremo. «Per sempre sì» parla di matrimonio? «Non solo», precisa. «La promessa, l’impegno, sono ciò che ci salva. Sono la forza che ci rimette in piedi dopo una caduta. Anche la fede è una promessa, come l’impegno a restare persone oneste». Parole che suonano come un manifesto.
E intanto, fuori dal palco, c’è un’altra dimensione. «Sono un nonno felice», dice con orgoglio. Tre nipoti — Antonio, Salvatore e Nina — e un’energia che smentisce ogni cliché. «Non esiste più il nonno curvo e stanco. Io corro dieci chilometri al giorno».