Carte in tribunale La frase choc su Blake Lively di una dirigente della Sony: «L'ho chiamata terrorista»

Covermedia

21.1.2026 - 11:00

Blake Lively
Blake Lively

Dai documenti giudiziari appena desecretati emergono forti tensioni dietro le quinte di «It Ends With Us – Siamo noi a dire basta». Una dirigente Sony ammette di aver definito Blake Lively «una fottu*a terrorista» durante la produzione.

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«Siamo noi a dire basta».

Una dirigente di Sony Pictures ha ammesso di aver definito Blake Lively «una fottu*a terrorista», accusandola di tenere il film in ostaggio in una fase cruciale della produzione.

Le rivelazioni emergono da atti legati alle cause legali sul film.

In una deposizione del 23 settembre dello scorso anno, Andrea Giannetti, vicepresidente esecutiva della produzione e senior creative di Sony Pictures, conferma di aver detto al produttore Jamey Heath che l'attrice protagonista stava bloccando il progetto.

Un investimento che rischiava d'andar perso

Secondo quanto riportato, Lively avrebbe presentato una lista di modifiche richieste, arrivando a minacciare l'uscita dal film se le sue condizioni non fossero state accolte.

Una posizione che, in quel momento, metteva a rischio un investimento già ingente.

Giannetti testimonia che Sony aveva speso circa 26 milioni di euro per la produzione e che il mancato completamento del film avrebbe comportato la perdita totale dell'investimento.

«Era stato investito un quantitativo enorme di denaro e dovevamo finire il film, altrimenti sarebbe stato impossibile distribuirlo», dichiara sotto giuramento.

Successo al box-office, e i toni cambiano

Il tono cambia dopo l'uscita in sala. Il film debutta con un weekend d'apertura da circa 46 milioni di euro, venendo subito definito un successo al box office.

Nella stessa deposizione emerge anche un messaggio inviato da Giannetti a Blake Lively nell'agosto 2024, dal contenuto decisamente più conciliante: «Blake, 46 milioni!! Sangue, sudore, lacrime, intelligenza brillante, cuore e anima in ogni singolo fotogramma».

Secondo una stima successiva, il film avrebbe poi incassato circa 320 milioni di euro a livello globale.

Il contesto legale resta però complesso. La causa vede Blake Lively contrapposta al regista Justin Baldoni e alla sua società Wayfarer Studios, accusati dall'attrice di aver creato un ambiente di lavoro non sicuro sul set.