Principessa fuori dagli schemi Vittoria di Savoia, figlia di Emanuele Filiberto, senza filtri: «Via di casa a 17 anni, niente tiara»

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22.4.2026

Vittoria di Savoia.
Vittoria di Savoia.
Imago

Figlia di Emanuele Filiberto, Vittoria di Savoia si racconta a «Vanity Fair»: niente etichette, tra arte, indipendenza e una vita lontana dalle tiare.

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Vittoria di Savoia, figlia di Emanuele Filiberto, racconta a «Vanity Fair» il suo percorso tra arte e autonomia.
  • Ha lasciato gli studi e casa a 17 anni per costruirsi una carriera a Londra.
  • Rifiuta il ruolo tradizionale di principessa: «Meglio essere libera che indossare una tiara».

Vittoria di Savoia, figlia del principe Emanuele Filiberto di Savoia e dell'attrice francese Clotilde Courau, prende le distanze dall’immagine classica della principessa.

A 22 anni, tra arte, cinema e vita internazionale, si racconta senza filtri in un'intervista a «Vanity Fair», in occasione del suo debutto come curatrice alla Milano Art & Design Week 2026 con la mostra Il Ratto d'Europa.

«Ho lasciato tutto per l'arte»

La scelta più radicale? Abbandonare gli studi per seguire la sua strada. «Avevo iniziato scienze politiche a Londra, ma ho lasciato per lavorare in una galleria», racconta a «Vanity Fair».

Un’esperienza che le apre gli occhi: gli artisti emergenti, dice, ricevono poca attenzione. Da qui l’idea di metterli al centro.

L’arte, in realtà, è sempre stata parte della sua vita. Ricorda, per esempio, quando da bambina si rifiutava di lasciare un museo perché rapita da una fotografia. Oggi quella passione è diventata un progetto concreto.

«Essere principessa? Significa essere libera»

Il titolo nobiliare non sembra pesarle. Anzi. «Se oggi dobbiamo definire una principessa, direi una donna libera, con le proprie idee», afferma a «Vanity Fair».

Le tiare? Non sono una priorità. «Non mi sento a mio agio, appartengono al passato», dice, spiegando di preferire boxe e abiti sportivi a vestiti da gala.

Vita a Londra e indipendenza

A 17 anni lascia casa e si trasferisce da sola a Londra. Senza avvisare i genitori. «Ho lavorato in un pub per mantenermi e pagarmi gli studi di teatro», racconta a «Vanity Fair».

Una scelta che definisce necessaria per conquistare autonomia. Oggi vive ancora lì, attratta da una città che descrive come aperta e multiculturale.

Tra cinema, arte e futuro

Non ama pianificare troppo. «Vivo alla giornata», dice, ma ha le idee chiare: continuare con il cinema e creare uno spazio per artisti emergenti. Intanto è attesa su Amazon Prime con il progetto «Toi plus Moi».

Sul piano personale, invece, nessuna fretta: «Sono single e ora penso al lavoro», sottolinea a «Vanity Fair».

Famiglia e carattere

Con il padre Emanuele Filiberto oggi il rapporto è stretto: «È il mio migliore amico», confessa. Ma ammette anche una fase ribelle: da adolescente voleva più libertà. Il teatro, racconta, l’ha aiutata a superare quel periodo.

Sulla madre Clotilde Courau e la sorella Luisa parla di una vera squadra: «Siamo donne forti e unite».

Politica, social e critiche

Non evita i temi scomodi. Su Donald Trump è netta: «Non mi piace assolutamente», dice a «Vanity Fair».

E sugli haters? «Pensano che non sappia fare nulla? Dimostro il contrario lavorando», afferma.

Non si considera un’influencer e rifiuta l’idea di esserlo: per lei i social devono servire a informare, non a mostrare la vita privata.