Il timido che faceva sognare Tomba confessa: «Altro che sex symbol, ero un ragazzo riservato»

Covermedia

11.11.2025 - 11:00

Alberto Tomba
Alberto Tomba

Dalla storia con Martina Colombari ai canguri del padre: il campione si racconta con ironia e nostalgia.

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Alberto Tomba si toglie di dosso l’etichetta del mito e torna a parlare con schiettezza. «Ero molto diverso da come mi hanno descritto. Un ragazzo timido, non uno spaccone», confessa il campione bolognese al «Corriere della Sera», simbolo di un’epoca in cui lo sci azzurro dominava il mondo.

Tra i ricordi più curiosi c’è quello dei canguri allevati dal padre sulle colline di San Lazzaro: «Aveva la voliera con i pappagalli, poi cominciò ad allevare i canguri... buoni, innocui. Un giorno lasciarono la porta del recinto aperta e sparirono». Un aneddoto che restituisce il tono leggero e disarmante di chi non si è mai preso troppo sul serio.

Nemmeno quando lo chiamavano «Sex Bomb». «Una stupidaggine. Io ero solo un ragazzo riservato, travolto dal clamore», racconta Tomba, ricordando anche la relazione con Martina Colombari: «La andavo a prendere a scuola. È durata quattro anni, ma la pressione era troppa: niente privacy, sempre in giro, ognuno con la sua carriera».

Tre ori olimpici, una Coppa del Mondo generale e un’eredità sportiva che non ha bisogno di scenografie. Oggi Tomba rifugge i social («Li detesto») e preferisce il contatto autentico con la gente.

Impegnato nella promozione dello sport e nella formazione dei giovani sciatori, continua a trasmettere la sua filosofia: «La passione è tutto. Il resto non conta».