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Andres Ambuehl vicinissimo alla sua quinta Olimpiade.
KEYSTONE
'Bühli' è stato scelto da Patrick Fischer per portare gloria ai colori rossocrociati a Pechino 2022. Il capitano del Davos parteciperà così alla sua quinta Olimpiade. blue Sport gli ha chiesto qual è il suo segreto.
Andres Ambühl, leggenda del Davos, ha oggi 38 anni, più di 1'120 partite di National League nelle gambe e oltre 115 sfide disputate con la maglia della Nazionale ai Campionati del mondo.
In stagione, il numero 10 della squadra grigionese ha disputato 37 incontri totalizzando 25 punti.
Tra poco meno di due settimane diventerà a tutti gli effetti il primo giocatore svizzero ad aver partecipato a 5 Olimpiadi.
Nulla di speciale, a dire la verità. Alla mia età forse ho capito cosa mi fa bene e cosa meno.
In primo luogo mi diverto ancora a giocare. Poi, ho dei compiti da eseguire, questo è ciò che ci si aspetta da me e dunque non vedo nessun motivo per il quale non dovrei metterci tutto il mio impegno.
Premettendo di sentirmi bene e non aver problemi fisici, spero di poter ancora giocare per diversi anni.
Io credo che questo deve sempre essere l'obiettivo a inizio stagione. È questo un campionato molto aperto, bisogna rimanere con i piedi per terra.

2003: l'allora coach della Nazionale Ralph Krueger (centro), con i giovani neo convocati. Da sinistra: Noel Guyaz, Daniel Steiner, Raffaele Sannitz e Andres Ambuehl.
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(Ride) Io non ho cambiato nulla in fatto di alimentazione. Mangio quello che ho voglia di mangiare. Credo che ognuno debba decidere per sé: io sto molto bene se posso mangiare cosa mi piace e ciò di cui ho voglia al momento.
Non so se sono una leggenda. Credo che se hai giocato tante partite nel tuo club e in Nazionale questo è sicuramente motivo d'orgoglio. Si vien giudicati in base a ciò che si è fatto e per questo ci si deve portare sulle spalle anche una certa responsabilità, ma... in fin dei conti io non ci penso molto a queste cose, io gioco.
Mi sono molto ispirato ai vari giocatori svizzeri che giocavano per la nostra Nazionale, ma il mio idolo, colui al quale guardavo come modello da raggiungere, è stato senza dubbio Pavel Bure.

Il giocatore russo Pavel Bure, idolo di Andres Ambühl (2000)
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No, perché quando ne sento la mancanza ci ritorno. Gli animali, la terra e la natura sono ancora oggi una parte importante della mia vita. Sono cresciuto così e così rimarrà.
Io cerco di fare del mio meglio per divertirmi quando gioco, e credo fermamente che ognuno debba formarsi la propria identità. Possono guardare me, ma poi tocca a loro decidere in quale aspetto vorrebbero assomigliarmi.
Non è stata una mia decisione, non mi offrirono un prolungamento del contratto, altrimenti sarei rimasto un altro anno. Con il senno di poi avrei fatto qualcosa di diverso, avrei affrontato l'avventura in maniera diversa.