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Segnalalo oraLa Svizzera può sognare in grande ai prossimi Mondiali. Ne è convinto Admir Mehmedi, che individua nel Canada l'ostacolo principale del girone, ma vede nella squadra di Murat Yakin le qualità per andare ben oltre il primo turno a eliminazione diretta e puntare addirittura alle semifinali.
Piedi per terra, ma uno sguardo rivolto con coraggio verso l'alto. Admir Mehmedi, 76 presenze e 10 gol con la maglia della Nazionale svizzera, analizza il cammino che attende gli uomini di Murat Yakin nei prossimi Mondiali di calcio.
Inserita nel Gruppo B insieme a Canada, Bosnia ed Erzegovina e Qatar, la selezione rossocrociata si appresta ad affrontare la rassegna iridata con una consapevolezza storica totalmente rinnovata.
I Mondiali si svolgono dall'11 giugno al 19 luglio in Messico, Canada e Stati Uniti. 48 nazioni si contendono l'ambito titolo di campione del mondo. blue News è presente sul posto per fornirvi le ultime notizie, i retroscena, tutti i gol e i risultati.

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Per l'ex attaccante, l'ostacolo principale del girone non sarà il Qatar, dalle qualità ancora indecifrabili, e nemmeno la temibile Bosnia, fresca di una clamorosa qualificazione ai danni dell'Italia.
Il vero pericolo si chiama Canada.
«Sarà l'avversario più complicato - spiega Mehmedi - perché giocano in casa e saranno spinti dall'euforia del pubblico. Inoltre, hanno un allenatore come Jesse Marsch: viene dalla scuola Red Bull, e questo significa che le sue squadre mettono in campo un'intensità e una dinamica pazzesche. Sarà durissima».
Nonostante le insidie ambientali e tattiche, l'ex calciatore non si nasconde dietro i cliché della prudenza: «I sedicesimi di finale sono il traguardo minimo, dobbiamo assolutamente raggiungerli. Ma io penso che questa squadra possa fare molta strada. La semifinale è possibile».
Mentre spesso ci si interroga sulla solidità della difesa e del centrocampo rossocrociato, etichettando l'attacco come il reparto meno rassicurante, Mehmedi ribalta la prospettiva con un'analisi tattica lucida.
La Svizzera di oggi gioca con un baricentro diverso, sfruttando molto le corsie esterne.
«Non sono d'accordo con chi vede l'attacco come un punto debole. Con Breel Embolo, Rubén Vargas e Dan Ndoye abbiamo tre giocatori che là davanti hanno una velocità impressionante. Oggi la Nazionale gioca a cinque in fase di possesso, e questo rende i laterali estremamente pericolosi».
L'ex attaccante fa poi un parallelo storico importante con il passato della Nati: «È vero, negli ultimi anni non abbiamo più avuto un top bomber d'area di rigore alla Stéphane Chapuisat o alla Alex Frei. Tuttavia, questa squadra compensa con la coralità: come collettivo siamo incredibilmente pericolosi e imprevedibili in fase offensiva».