L'intervista Armando Sadiku: «Bolivia, India… e ora voglio portare il Bellinzona in Super League»

fon

28.11.2025

Sadiku: «Voglio portare in alto il Bellinzona»

Sadiku: «Voglio portare in alto il Bellinzona»

27.11.2025

Dopo aver girato mezzo mondo tra Bolivia e India, Armando Sadiku è tornato in Ticino per guidare il Bellinzona verso la risalita: «Il mio obiettivo è portare questo club in Super League».

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Armando Sadiku è tornato in Ticino per vestire la maglia del Bellinzona, dopo le esperienze a Locarno, Lugano e Zurigo, scegliendo di avvicinarsi alla famiglia e a un progetto chiaro.
  • L'ACB ha vissuto un inizio di stagione complicato, con mercato tardivo, rosa giovane e due cambi di allenatore, ma l'arrivo di Sannino ha portato ordine, ruoli chiari e un ambiente più unito.
  • Il 34enne, insieme a Mihajlović, è uno dei leader dello spogliatoio: guida i giovani in campo e fuori, forte di una carriera passata anche in Polonia, Spagna, Turchia, Bolivia e India.
  • Dopo le esperienze estreme in Bolivia e India, il bomber considera il Bellinzona la sua «missione finale»: aiutare il club a crescere e puntare alla promozione in Super League entro i prossimi due anni.

Ritornare in Ticino non è stato solo un passo professionale, ma una scelta di vita. Armando Sadiku, attuale attaccante del Bellinzona, in Svizzera ha un passato importante tra Locarno (2011-2012), Lugano (2012-2013, poi ancora nel 2017 e nel 2019) e Zurigo (2014-2017).

In un'intervista a blue Sport racconta la sua nuova sfida in granata e ripercorre due capitoli sorprendenti della sua carriera: Bolivia e India. Due mondi lontanissimi tra loro e dalla Svizzera, ma che lo hanno segnato profondamente.

«Il Ticino è sempre stato la mia seconda casa»

Sadiku non ha dubbi: il ritorno in Ticino era quasi scritto. «Ho giocato tanti anni qui, conosco tanta gente. Per me e la mia famiglia era naturale tornare. Avevo offerte per restare all'estero, ma diventare padre di due figli cambia le priorità: volevo anche stabilità e stare vicino ai miei cari».

Il contatto con i ticinesi, racconta, è arrivato nel momento giusto: «Il club mi seguiva da tempo. Mi hanno parlato del nuovo progetto del presidente ed è stato facile accettare. C'è una visione chiara, un'identità che vogliono costruire».

Un inizio complicato, ora la svolta con Sannino

La stagione del Bellinzona non è partita nel migliore dei modi: mercato tardivo, rosa molto giovane e ben due cambi in panchina. La prima vittoria è arrivata soltanto l'8 novembre contro l'Aarau, dopo una serie di 12 partite senza successi, con 8 sconfitte e 4 pareggi.

Il successo sugli argoviesi è stato seguito da una sconfitta di misura contro il Vaduz, ma la squadra ha comunque mostrato segnali di crescita. «È stato difficile trovare un undici stabile, anche per i tanti infortuni. Non abbiamo mai giocato con la formazione migliore».

epa05006149 Carpi's coach Giuseppe Sannino reacts during the Italian Serie A soccer match Carpi FC vs Hellas Verona at Alberto Braglia stadium in Modena, Italy, 01 November 2015. EPA/ELISABETTA BARACCHI
Keystone

Giuseppe Sannino è un allenatore di grande sperienza avendo allenato in Serie A, Serie B, Championship inglese, nella massima serie greca, ecc.

L'arrivo, a fine ottobre, di Giuseppe Sannino - tornato sulla panchina granata dopo il caso Jersson Gonzalez, al quale l'ASF non ha riconosciuto il patentino - ha cambiato l'atmosfera.

In sole quattro partite alla guida del Bellinzona, il tecnico italiano ha già dato una nuova direzione al gruppo: «Il mister ci ha messi in riga, con lui ognuno ha trovato il proprio ruolo. Dopo la vittoria con l'Aarau l'ambiente è completamente diverso: si è creata un'energia che prima mancava».

Sadiku e Dragan Mihajlović, i più esperti del gruppo, sono punti di riferimento: «Parliamo molto con i giovani, li aiutiamo con la nostra esperienza. Anche fuori dal campo: pranzi insieme, dialogo, atmosfera più unita».

Obiettivo Super League: «Quest'anno o il prossimo»

La Challenge League è imprevedibile, lo dice l'esperienza. «Guardiamo il Thun: l'anno scorso in Challenge, oggi primo in Super League. Il livello è alto, i giocatori sono professionali. Non c'è la differenza che si pensa».

Sul Bellinzona l'attaccante di Elbasan, autore di 3 reti nei 13 match disputati, ha le idee chiare: «L'obiettivo era stare in alto nella classifica, ma l'avvio ha complicato tutto, bisogna essere realisti. Le altre squadre hanno budget tripli del nostro. Ma il progetto c'è: il presidente e la nuova gestione vogliono costruire una squadra forte per salire entro due anni».

E sul perché abbia scelto i granata a 34 anni: «Conosco bene la Challenge League, ho sempre fatto gol in questa lega. Voglio aiutare il club a salire di categoria, e poi la Super League è un'altra cosa. Lì si gioca più tecnico, un calcio più aperto. Potrei allungare la mia carriera».

Sadiku in campo contro l'Atletico Madrid.
Sadiku in campo contro l'Atletico Madrid.
Imago

La parentesi in Bolivia: «Lì il calcio è vita, anche senza soldi»

Dopo aver lasciato la Svizzera, Sadiku nell'estate 2017 approda in Polonia vestendo la maglia del Legia Varsavia. A metà stagione si trasferisce in Spagna al Levante.

In seguito, a causa di un grave infortunio al ginocchio, salta la prima parte della stagione successiva e rientra solo a gennaio, quando torna al Lugano in prestito. La parentesi spagnola continua poi al Málaga, dove gioca ancora in prestito dal Levante.

Nella stagione 2020-2021 prova un'avventura in Turchia con l'Erzurumspor FK, con cui disputa complessivamente nove partite tra campionato e coppa.

Nel gennaio 2021 Sadiku si sposta poi in uno dei campionati più sorprendenti del mondo, quello boliviano: firma per il Bolívar, una delle squadre più importanti del Paese, con cui vive un'esperienza intensa tra campionato, Copa Libertadores e Copa Sudamericana.

La sfida più grande? L'altitudine. «Giocavamo a 4'200 metri. Io non mi sono mai abituato del tutto. Avevo infortuni continui. Le squadre brasiliane arrivavano con le bombole d'ossigeno in panchina. Noi correvamo dieci chilometri, loro quattro. Vincevamo facile… ma era durissima fisicamente».

Ma l'aspetto umano lo ha segnato più di tutto: «In Sudamerica vivono per il calcio. Anche senza soldi. È amore puro. Se non fossi stato lì, non l'avrei mai capito».

Armando Sadiku con la maglia del Bolivar.
Armando Sadiku con la maglia del Bolivar.
Imago

India, un'altra dimensione: «Ho vinto tutto e ho vissuto bene, ma fuori era un altro mondo»

Dopo il Sudamerica, un altro salto nel vuoto: l'India, dove ha vestito la maglia del FC Goa. «Sono andato nella squadra più grande del Paese e il primo anno abbiamo vinto tutto. Lì, mi sono integrato subito, è stato davvero bello».

La vita quotidiana, però, era particolare: «Vivevo in un hotel a cinque stelle e il campionato durava sette mesi. Poi quattro di vacanza. Il ritmo era strano: i match erano spalmati su tutta la settimana, si giocava tutti i giorni, non come qui solamente nel week end. Un campionato un po' folle, ma divertente».

Armando Sadiku in rete nel massimo campionato indiano.
Armando Sadiku in rete nel massimo campionato indiano.
Imago

Fuori dai campi, però, Sadiku ammette di aver visto poco: «Avevo un po' di timore a uscire. L'India vera, quella povera, non l'ho vissuta. La vita era allenamento-hotel-partita. Ma come esperienza l'ho amata: è un mondo enorme».

Dal punto di vista calcistico, però, la differenza con l'Europa è netta: «In India, dopo due passaggi giusti, qualcuno pensa già di essere un fenomeno. Poi sbaglia e prendi gol. In Svizzera non succede: c'è disciplina, applicazione, mentalità forte. È un altro livello».

«Bellinzona è la mia casa adesso, voglio portarlo in Super League»

Dopo aver girato mezzo mondo, Sadiku è tornato dove si sente davvero a casa. «Il Ticino mi conosce e io conosco il Ticino. Sono tornato per la mia famiglia e per questo progetto. Voglio fare più gol possibili e portare il Bellinzona in alto».

È un finale di carriera che profuma di missione personale: «Ho viaggiato tanto, ho visto mondi incredibili, ho imparato tanto. Ora voglio mettere tutto al servizio dell'ACB. Questa è la mia sfida: salire in Super League».