Gianni Rivera riceve un premio alla carriera e spiega perché il calcio italiano di oggi non sforna più grandi giocatori. Oggi, il calcio lo annoia. Leao? Un'eccezione.
Hai fretta? blue News riassume per te
- Giovedì sera l'Italia sfida la Moldova nella corsa alle qualificazioni Mondiali.
- Gianni Rivera riceve un premio alla carriera.
- «Il nostro calcio non crea più grandi giocatori e la colpa è delle società che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori», dice l'ex numero 10 in un'intervista.
- Anche la Federcalcio non è esente da colpe, secondo il vincitore del Pallone d'Oro 1969.
- I fantasisti puri non esistono più secondo lui, che dice di apprezzare molto l'attaccante del Milan Leao.
All’iconico numero 10 dell'Italia e del Milan degli anni '60 e '70 è stato conferito il premio nazionale «La Clessidra». Un premio alla carriera.
Lo ha intervistato «Tuttosport», autorevole quotidiano sportivo di Torino.
Così alla vigilia della sfida delicata tra l'Italia di Gattuso e la modesta Moldova, Gianni Rivera, e simbolo di un Italia calcistica che non c'è più, ammette: «Siamo in difficoltà. Provo grande dispiacere in questo momento per il nostro calcio. Io lo vorrei sempre vedere ai massimi livelli, a partire dalla Nazionale».
Il calcio in mano ai procuratori
Ma secondo Rivera, che di anni ne ha 82 ed è sempre ancora lucido e ben vestito, cosa ha portato a questa involuzione?
«In Serie A ormai i pochi calciatori bravi sono quasi tutti stranieri. Il nostro calcio non crea più grandi giocatori e la colpa è delle società che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori».
Anche Mancini, un po' di tempo fa, aveva parlato di un peggioramento del calcio italiano a causa del surplus di stranieri di medio livello.
Ma torniamo a Rivera - vincitore di due Coppe dei Campioni (oggi Champions League), quattro Coppe Italia e tre scudetti, tutto con la maglia del Milan, con gli azzurri, invece, ha conquistato un campionato europeo - uno che ha sempre provato a dire quello che pensava.
La stoccata va ai club sì, che lasciano mano libera agli agenti, ma anche alla Federcalcio, che a dir suo, non fa nulla per cambiare le cose.
Il calcio oggi lo annoia
L'ex golden boy italiano, vincitore del Pallone d'Oro nel 1969, oggi dice di non guardare più il calcio, lo annoia.
«Ora invece di attaccare si continua a passare il pallone all’indietro». Un'altra critica.
Ricorda che il suo celebre gol alla Germania ai mondiali del 1970, ora non si potrebbe più segnare, perché «invece di avanzare immediatamente dopo il calcio d’inizio, la palla finirebbe nelle retrovie».
Rivera era un numero 10, un fantasista: un ruolo che forse non esiste più, schiacciato dai tatticismi e da un atletismo portato all'esasperazione.
«I fantasisti puri sono spariti. In Serie A apprezzo molto Leao».
Un complimento non da poco al portoghese del Milan, che non sempre trova consensi, nonostante un indubbio talento.