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L'esperto della FIFA Tognoni: «Dietro il piano di Infantino c'è una doppia strategia»
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«Svendita parziale»

L'esperto della FIFA Tognoni: «Dietro il piano di Infantino c'è una doppia strategia»

Gianni Infantino.

Gianni Infantino.

Imago

Guido Tognoni guarda con estrema criticità ai piani del presidente della FIFA, Gianni Infantino, di coinvolgere investitori privati. In un'intervista a blue Sport, l'esperto parla di una «svendita parziale» della federazione mondiale e sospetta che dietro l’iniziativa ci sia ben più di un semplice interesse finanziario.

Syl Battistuzzi

Syl Battistuzzi

31.07.2026, 15:28•31.07.2026, 15:29

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Signor Tognoni, quali sono esattamente i piani della FIFA?

Non mi riferisco alla FIFA in generale, ma al suo presidente, Gianni Infantino. Sta pianificando un’ulteriore commercializzazione del calcio.

E non intende farlo soltanto attraverso i ricavi già generati finora, che è riuscito ad aumentare in modo considerevole, compresi quelli relativi ai Mondiali negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.

Ora vuole coinvolgere anche investitori privati, vendendo loro una fetta della torta, per esempio attraverso i diritti pubblicitari, e stimolare così ulteriori investimenti.

Lo stesso Infantino la definisce «un’occasione unica per lo sviluppo del calcio mondiale». Ma è davvero necessario un capitale aggiuntivo?

È proprio questa la domanda che mi pongo anch’io. Ritengo che, se nel 2026 si incasseranno 13 miliardi e nel 2030 17 miliardi, e forse ancora di più in seguito, non ci sia in realtà alcuna necessità di ricorrere al mercato privato per raccogliere fondi.

Non bisogna dimenticare una cosa: ciò che gli americani offrono non è carità cristiana. Vogliono semplicemente recuperare il denaro investito. La FIFA non sarebbe quindi più libera di disporre dei propri fondi come meglio crede, ma dovrebbe in qualche modo garantire un ritorno agli investitori.

In ogni caso, non si tratta di un dono, bensì di un investimento finalizzato al profitto. E non a vantaggio della FIFA, ma degli investitori.

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Ecco la rassegna

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In passato ci sono già stati tentativi simili, come il Project Trophy nel 2018 o la fondazione della Superlega europea. Vede qualche parallelismo?

Non vedo alcun parallelismo con il progetto della Superlega, ma ne vedo con un’altra iniziativa di Gianni Infantino, che in passato aveva cercato di costituire una joint venture con una banca giapponese. All’epoca il progetto era stato respinto.

Ora si presenta semplicemente con una banca americana che, tra l’altro, vuole a sua volta trarne profitto, proprio come gli investitori privati. Si tratta di un meccanismo che, a mio avviso, non fa bene al calcio e priva la FIFA della libertà di decidere autonomamente come e a chi distribuire il denaro.

I critici, e anche la UEFA, parlano di svendita.

Si tratta quantomeno di una svendita parziale. A nessuno al mondo, tranne che a Gianni Infantino, sarebbe mai venuto in mente di invitare investitori privati a prendersi una fetta della torta della FIFA.

Anche la UEFA, tuttavia, non è del tutto immacolata dal punto di vista commerciale e sa bene come fare soldi. Ma il fatto che un investitore privato, o un gruppo di investitori, possa avere voce in capitolo su come vengono spesi i fondi della FIFA è una novità e sa davvero molto di svendita.

Questo aumenterebbe anche la pressione per organizzare un maggior numero di tornei e partite?

Il calendario è già piuttosto fitto. Gli investitori provengono dalla cerchia di Donald Trump, non capiscono granché di calcio e vogliono semplicemente guadagnare più soldi.

A quel punto potrebbero dire: «Va bene, allora organizziamo un Mondiale ogni due anni». Il desiderio di avere sempre di più si rafforzerebbe ulteriormente, questo è chiarissimo. E non sarebbe una buona cosa per la FIFA.

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FIFA nella bufera

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (a sinistra) e il presidente della FIFA Gianni Infantino alla finale dei Mondiali.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (a sinistra) e il presidente della FIFA Gianni Infantino alla finale dei Mondiali.

IMAGO/Notizie sulle licenze/Darren Fletcher

Che cosa c’è dietro a questo progetto?

Ho l’impressione che Gianni Infantino stia adottando una doppia strategia. Al momento usa il progetto di investimento come leva per capire fino a che punto possa spingersi. Ha già parlato di un Mondiale con 64 squadre invece di 48. Ciò significherebbe 24 partite in più per ogni edizione.

Penso che, se il progetto degli investitori non dovesse andare in porto, e al momento sembra proprio così, Infantino dirà: «Va bene, lasciamo perdere, ma in compenso organizzeremo un Mondiale a 64 squadre».

Questo rappresenterebbe anche un passo avanti per le federazioni più piccole, che avrebbero così maggiori possibilità di partecipare a un Campionato mondiale. Probabilmente l’UEFA cederà e allora anche tutti gli altri diranno: «Ingeriamo pure anche questo boccone amaro».

Infantino sostiene che la FIFA manterrebbe comunque la maggioranza della controllata denominata FFE, FIFA Forward Enterprise...

È vero che la FIFA vuole mantenere il controllo assoluto sulla competizione. Ma se ci fosse un forte azionista di minoranza che investe miliardi, non si potrebbe fingere che non abbia voce in capitolo e che non si creino situazioni di pressione.

È un’idea del tutto irrealistica, soprattutto se ci sono di mezzo gli americani. Loro esercitano pressioni e vogliono vedere i soldi. E questo limiterebbe enormemente la libertà della FIFA, per quanto Infantino possa sostenere il contrario.

Probabilmente molte federazioni calcistiche minori sono favorevoli, in particolare nel continente africano, mentre dall’Europa, e in parte dal Sudamerica, sembra esserci una certa opposizione.

La situazione potrebbe diventare critica se l’UEFA non riuscisse a mantenere unito il proprio blocco. Basterebbero 55 voti per impedire il raggiungimento della maggioranza dei tre quarti.

La domanda è: fino a che punto l’UEFA riuscirà a trovare la forza di presentarsi, per una volta, come un’unica entità? Una cosa che finora non è mai avvenuta nella storia del calcio.

L’UEFA è divisa tra le federazioni di impronta latina, quelle dell’Europa orientale e quelle anglosassoni, tra cui si può annoverare anche la Svizzera. Se poi si considera la Russia, con Putin Gianni Infantino ha ancora un asso nella manica.

Può dirgli: «Se riesci a convincere i tuoi ex Stati satellite ad allinearsi alla nostra posizione, allora ti assegneremo nuovamente un Mondiale o un altro torneo». Si tratta quindi anche di una mossa tattica che può mettere in atto.

Se si arriverà a una votazione in sede di Congresso, non sarà facile impedire che venga raggiunta una maggioranza dei tre quarti. Ma, allo stato attuale, anche i Paesi asiatici e la Confederazione del Nord, Centro America e Caraibi, la CONCACAF, sono contrari al progetto.

Gianni Infantino ha però ancora un po’ di tempo per cercare di convincere gli altri. E dove circola il denaro, le opinioni possono cambiare molto rapidamente.

Le piccole federazioni traggono già oggi enormi benefici dalla FIFA...

San Marino, Gibilterra o le Isole Faroe ricevono la stessa quota della Germania, dell’Inghilterra o dell’Italia. Non si può quindi affermare che le federazioni più piccole se la passino male. È stato proprio Sepp Blatter a introdurre questo sistema. Non è possibile portare una federazione come quella di Gibilterra a livelli mondiali semplicemente assegnandole ulteriori fondi.

Sono realtà limitate, proprio come le Maldive o Montserrat, nei Caraibi. Queste federazioni hanno in realtà pochi motivi per lamentarsi e ancora meno per dire: «Vogliamo ancora più soldi dalla FIFA». Ricevono già una quota sproporzionatamente elevata rispetto alla loro importanza nel calcio mondiale.

Finora, però, nessuno è riuscito a fermare Infantino...

In realtà, il primo progetto con la giapponese SoftBank, avviato qualche anno fa, è andato a monte. E se ora si ascolta attentamente Infantino, si nota che ha già fatto in parte marcia indietro. Ora dice: «È solo una proposta, non è detto che debba necessariamente realizzarsi».

Infantino non è stupido e non vuole certo andare incontro a una sconfitta. Per questo penso che raggiungerà un accordo con le federazioni continentali: rinuncerà al progetto di investimento, ma in cambio riuscirà a far approvare un Mondiale a 64 squadre. Così tornerà a fare bella figura. E in questo ambiente tutti vogliono fare bella figura.

Si tratta anche di una lotta di potere tra UEFA e FIFA?

La lotta di potere tra UEFA e FIFA esiste sin dalla fondazione dell’UEFA. Per la FIFA è sempre stato difficile accettare il fatto che l’UEFA rappresenti semplicemente il cuore del calcio mondiale. Se Infantino ha in mente un progetto ambizioso e l’UEFA non collabora, l’idea è destinata a fallire.

La domanda è semplice: «L’UEFA ha la forza di opporsi e dire semplicemente di no?». Un Mondiale senza l’Europa è comunque destinato a fallire.

Molti osservatori ritengono che Infantino si stia preparando per il periodo successivo alla presidenza della FIFA. Ritiene che dietro a tutto ciò ci siano motivazioni personali?

Gianni Infantino non può sottrarsi al sospetto che, una volta terminato il suo mandato presidenziale, voglia mantenere un ruolo di rilievo nel mondo del calcio.

Sarebbe ovviamente la persona giusta per guidare la nuova società semiprivata insieme alla FIFA. Sarebbe sicuramente un ruolo adatto a lui: guadagnerebbe molto e manterrebbe una notevole influenza. Sarà difficile per lui dissipare questo sospetto.

Profilo personale

Guido Tognoni

In qualità di storico responsabile dei media della FIFA ed ex direttore della federazione mondiale, Guido Tognoni è un profondo conoscitore del calcio internazionale. Il 76enne originario dell’Engadina ha risposto alle domande più urgenti di blue Sport.


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