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Il greco Ange Postecoglou ha allenato anche la nazionale dell'Australia prima di approdare al Tottenham.
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Al San Mamès di Bilbao, con inizio alle 21:00, si giocherà la finale di Europa League tra il Tottenham e il Manchester United. Due squadre cadute in disgrazia durante la stagione di Premier League, che cercano un riscatto. Due allenatori sotto pressione.
Per i tifosi degli Spurs e dello United tutto si riduce a questo.
Le stagioni disastrose in Premier League saranno dimenticate stasera, quando Tottenham e Manchester United si affronteranno a Bilbao, in finale di Europa League.
In patria i due club sono rispettivamente 17° e 16° in classifica - sì, i primi due posti sopra la zona retrocessione - ma in Europa la storia è stata diversa.
Gli Spurs, colpiti dagli infortuni, sono arrivati alla seconda finale europea in sei anni, una partita che secondo i media inglesi potrebbe decidere il futuro del manager Ange Postecoglou.
La stessa sorte potrebbe toccare al suo collega Ruben Amorim, coach dei Red Devils. Nominato a novembre, potrebbe già fare le valigie se non riuscirà a incassare i circa 110 milioni di franchi svizzeri che derivano dalla vittoria del trofeo con il conseguente pass per la prossima stagione di Champions League.
Postecoglou riuscirà a mantenere la promessa di vincere un trofeo nella sua seconda stagione? Amorim e i suoi giocatori continueranno a brillare in Europa?

United e Spurs si giocano la stagione a Bilbao.
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Nella classica conferenza stampa pre partita al tecnico degli Spurs è stato chiesto se fosse consapevole di stare camminando su «una linea sottile tra infamia e storia».
«Dipende dal tuo punto di vista, ma ti dico una cosa: a prescindere da domani, non sono un pagliaccio e non lo sarò mai», ha risposto l'ex ct dell'Australia, rivolgendosi seccato a un giornalista che aveva usato il termine "pagliaccio" in un articolo.
«Mi ha davvero deluso sentire una terminologia del genere per descrivere una persona che per 26 anni, senza alcun favoritismo, si è fatta strada fino a guidare una squadra in una finale europea. Se insinui che in qualche modo il nostro fallimento significhi che sono un pagliaccio, non so come rispondere a questa domanda».

Ruben Amorim ha lasciato lo Sporting Lisbona per prendere in mano le redini dello United a novembre dello scorso anno.
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Al collega Ruben Amorim è stato invece chiesto se la sua squadra stia giocando per qualcosa troppo grande, visti i tagli effettuati.
«Non credo sia il caso. Stiamo facendo ciò che dobbiamo fare. Vengo da un club in cui, per sopravvivere e mantenere i giocatori, bisogna qualificarsi alla Champions League. Qui non è così: lo United può generare entrate anche senza la Champions. È un club enorme, con tifosi in tutto il mondo, è un grande marchio. Io gioco sempre per qualcosa più grande di me stesso», questa la pacata risposta del portoghese.