12 scene da ricordare Perché la Coppa d'Africa non è come le altre: tra gol impossibili e gesti iconici

fon

19.1.2026

Due protagonisti dell'ultima Coppa delle Nazioni africane.
Due protagonisti dell'ultima Coppa delle Nazioni africane.
Imago- Keystone - blue Sport

Gol impossibili, gesti che valgono più di una vittoria, caos, danza, politica e leadership: l'ultima Coppa d'Africa è stata molto più di un torneo, è stata un racconto continuo di momenti destinati a restare. Ecco 12 scene da ricordare.

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • La Coppa d'Africa ha regalato immagini spettacolari e imprese sportive, dalle rovesciate di Ayoub El Kaabi alla resilienza estrema del Mali, passando per gol decisivi arrivati al limite dell'impossibile.
  • Fuori dal campo, il torneo ha mostrato tutta la sua forza culturale e simbolica, dal tifoso congolese ispirato a Patrice Lumumba alle celebrazioni nigeriane che hanno unito generazioni diverse.
  • Tra caos arbitrali, drammi istituzionali come quello del Gabon e la leadership di Sadio Mané in finale, la Coppa d'Africa ha dimostrato ancora una volta di essere il torneo più imprevedibile e umano del calcio mondiale.

El Kaabi apre il torneo con un gol da sogno

Ayoub El Kaabi ha subito dato spettacolo alla Coppa d'Africa, trasformando l'esordio del Marocco in un momento indimenticabile. Nella gara inaugurale contro le Comore ha sbloccato il risultato con una rovesciata acrobatica che ha fatto esplodere lo stadio.

Quel gol è stato solo il primo di una serie di magie aeree: nella partita successiva contro lo Zambia, El Kaabi ha firmato una doppietta che ha portato il Marocco al 3-0, con una seconda spettacolare rovesciata oltre a un colpo di testa vincente.

Non è un episodio isolato: l'attaccante marocchino, 32 anni e grande protagonista con l'Olympiacos in Europa, è già considerato uno degli specialisti al mondo in questo tipo di conclusione e ha segnato reti simili sia in Nazionale sia con il suo club in passato, guadagnandosi il soprannome di «re delle rovesciate».

Daka rischia di farsi male nell'esultanza per un gol pesantissimo

Il gol di Daka e l’esultanza che fa paura

Il gol di Daka e l’esultanza che fa paura

Dalla gioia al terrore in pochi secondi: Patson Daka segna il gol del pareggio in Coppa delle nazioni africane e subito dopo fa temere il peggio con una caduta impressionante durante l'esultanza.

23.12.2025

Nel match inaugurale del Gruppo A della Coppa d'Africa 2025, Patson Daka ha salvato lo Zambia al 92esimo minuto con una giocata di astuzia e potenza. Sul cross preciso di Mathews Banda, l'attaccante si è avventato sul pallone colpendolo di testa e battendo il portiere del Mali per l'1-1 finale.

L'esultanza ha però gelato lo stadio. Trasportato dall'adrenalina, Daka ha tentato il suo consueto salto acrobatico, ma la rotazione non è riuscita: ha perso l'equilibrio in aria ed è ricaduto pesantemente sulla schiena e sul collo.

Nonostante lo spavento e i lunghi istanti trascorsi a terra dolorante, l'episodio si è concluso senza conseguenze. Il bomber del Leicester City non ha riportato infortuni e, a conferma delle sue buone condizioni, è partito regolarmente titolare anche nelle due successive gare del girone contro Comore e Marocco.

Il VAR non funziona, il Congo ringrazia

Il momento più controverso della sfida di Coppa d'Africa tra Repubblica Democratica del Congo e Benin è arrivato attorno alla mezz'ora di gioco.

I calciatori in maglia gialla hanno protestato con decisione per un presunto fallo di mano del capitano congolese Chancel Mbemba in area, su un cross ravvicinato proveniente dalla destra. L'arbitro aveva inizialmente indicato l'intenzione di ricorrere al VAR per valutare l’episodio.

Al momento della revisione, però, il sistema di assistenza video non era disponibile a causa di un malfunzionamento tecnico, che ha impedito l'accesso alle immagini. Per diversi minuti non è stato possibile rivedere l’azione contestata, costringendo il direttore di gara a prendere una decisione senza il supporto della tecnologia.

Dopo un lungo consulto via radio con la sala VAR, la partita è ripresa senza l'assegnazione del rigore richiesto dal Benin, tra le proteste della squadra e dello staff.

La Repubblica Democratica del Congo ha poi vinto il match per 1-0, in una gara segnata da un singolo inconveniente tecnico, prontamente risolto e senza ulteriori conseguenze sul regolare svolgimento della competizione.

Il Mali costringe al pari il Marocco, finale drammatico

Il Mali blocca il Marocco col brivido

Il Mali blocca il Marocco col brivido

19.01.2026

Il Marocco sbatte contro il muro delle Aquile nella seconda partita della fase a gironi. L'1-1 finale è il manifesto della resilienza del Mali, capace di frenare i padroni di casa con una prova di solidità fisica e mentale impressionante.

Al vantaggio di Brahim Díaz ha risposto il pareggio freddo di Lassine Sinayoko, prima che la partita si trasformasse in un assedio a senso unico.

Tutto si decide nei minuti finali di un recupero infinito. Al 100esimo, l'episodio che sembra scritto dal destino: Woyo Coulibaly rischia un retropassaggio di testa. Lo stadio è già pronto a esplodere per un'autorete crudele, ma Djigui Diarra con un colpo di reni regala un pareggio preziosissimo per i maliani.

Il Benin festeggia la prima vittoria in Coppa d'Africa

Il tabù è finalmente caduto. Nella fase a gironi di questa Coppa d'Africa, il Benin ha scritto una pagina inedita della propria storia: la prima vittoria di sempre nel torneo.

Un'attesa lunga decenni, spezzata dall'1-0 sul Botswana firmato dalla zampata di Yohan Roche. Non solo tre punti, ma una liberazione collettiva. I Ghepardi hanno rotto un incantesimo e si sono scoperti, all'improvviso, una mina vagante della competizione.

Forte dell'entusiasmo e di un girone superato con coraggio, il Benin ha poi incrociato il proprio cammino con l'Egitto di Mo Salah agli ottavi. Sulla carta una formalità, sul campo tutt'altro.

I Ghepardi hanno accettato la sfida senza complessi e, dopo essere andati sotto, hanno trovato all’83esimo il gol del pareggio con Jodel Dossou, trascinando i Faraoni ai tempi supplementari e facendo tremare uno dei colossi del continente.

Alla distanza, però, sono emerse l'esperienza e la qualità dei campioni egiziani, che hanno chiuso il match sul 3-1. Il Benin saluta il torneo sconfitto, ma non ridimensionato. Al contrario: esce a testa altissima, con una certezza nuova. Dopo questo percorso, nessuno potrà più permettersi di guardare i Ghepardi dall'alto in basso.

Lumumba conquista il mondo

In una Coppa d'Africa fatta di gol e parate, una delle immagini più potenti non è arrivata dal campo, ma dagli spalti. È quella del tifoso congolese che, con il corpo dipinto e i tratti che richiamano in modo impressionante Patrice Lumumba, è diventato il simbolo della Repubblica Democratica del Congo e dell'orgoglio di un intero continente.

Vederlo in tribuna, con gli occhiali scuri e l'eleganza fiera del primo premier del Congo indipendente, non è stato solo un momento di colore. È stato un ponte emotivo con la storia. Patrice Lumumba non è stato solo un leader: è l'incarnazione del sogno di un'Africa libera, sovrana e padrona del proprio destino. Portare la sua effigie allo stadio significa ricordare al mondo che il Congo è un gigante che non vuole più restare in ginocchio.

Questo tifoso ha saputo trasformare il tifo - rimanendo immobile con la mano alzata per tutta la durata delle partite - in un messaggio politico e culturale silenzioso, ma assordante. In un momento in cui la RDC attraversa sfide enormi, la sua presenza ha ricordato a tutti la forza del popolo congolese: resiliente, orgoglioso e profondamente legato alle proprie radici.

I social di tutto il mondo sono impazziti per lui, ma dietro i selfie e le inquadrature della regia c'è un omaggio profondo: Lumumba vive ancora, non solo nei libri di storia, ma nel battito dei tamburi e nelle urla di gioia di ogni tifoso dei «Leopardi». E non solo...

L'omaggio: Ndindi danza come Kanu

Un altro momento iconico di questa Coppa d'Africa arriva dalla Nigeria. Il 2-0 sull'Algeria nei quarti di finale, firmato nella ripresa da Victor Osimhen e Akor Adams a Marrakech, ha portato le Super Eagles in semifinale.

Ma il risultato è quasi un dettaglio. In campo e sugli spalti è esplosa una festa che ha attraversato le generazioni, con danze e celebrazioni che hanno richiamato la memoria del calcio nigeriano: dai movimenti di Jay-Jay Okocha alla danza di Nwankwo Kanu alle Olimpiadi del 1996.

Con questo successo la Nigeria ha raggiunto la 17esima semifinale di Coppa d'Africa, un record che racconta continuità e grandezza. Il cammino si è poi interrotto ai rigori contro i padroni di casa del Marocco, ma Moses Simon e compagni si sono consolati nella finale per il terzo posto, battendo l'Egitto, ancora una volta dagli undici metri.

Caos totale con l'eliminazione del Gabon

L'eliminazione del Gabon dalla Coppa d'Africa ha avuto conseguenze che sono andate ben oltre il campo. Dopo aver chiuso il Gruppo F con zero punti, sconfitto da Camerun, Mozambico e Costa d'Avorio, la delusione sportiva si è trasformata in un vero terremoto istituzionale.

Il 1° gennaio 2026, il ministro dello Sport ad interim Simplice-Désiré Mamboula è apparso in diretta televisiva annunciando misure drastiche volute dal Presidente della Transizione, Brice Clotaire Oligui Nguema.

Il verdetto è stato durissimo: scioglimento totale dello staff guidato da Thierry Mouyouma, sospensione a tempo indeterminato della Nazionale e l’esclusione di due simboli come Pierre-Emerick Aubameyang e Bruno Ecuele Manga, accusati di aver perso il «sentimento patriottico».

Auba, rientrato in anticipo in Francia per un infortunio, ha replicato sui social sostenendo che i problemi del Gabon vadano ben oltre le responsabilità dei singoli.

Pochi giorni dopo è arrivato il dietrofront. Per evitare sanzioni da parte della FIFA, che vieta interferenze politiche nel calcio, il nuovo ministro dello Sport Paul Ulrich Kessany ha revocato le sospensioni e reintegrato i giocatori, confermando però la volontà di un profondo reset tecnico.

Il Gabon esce così malissimo dalla competizione, lontano anni luce da una Nazionale che nel 2012 sfiorava la semifinale, fermata ai rigori dal Mali nei quarti, e che nel 2021 cadeva ancora dagli undici metri agli ottavi contro il Burkina Faso.

Il Mali resiste, soffre e passa

Gli ottavi di finale consegnano alla Coppa d'Africa una delle imprese più sorprendenti del torneo: il Mali elimina la Tunisia e vola ai quarti dopo una battaglia che ridefinisce il concetto di resilienza.

Tutto sembra compromesso dopo appena 12 minuti, quando l'espulsione di Abdoulaye Diaby lascia le Aquile in dieci uomini, costrette a una partita di pura sopravvivenza contro una delle potenze del continente.

Eppure il Mali non si spezza. Nemmeno quando la Tunisia passa in vantaggio. Ogni colpo incassato trova una risposta, ogni difficoltà alimenta la resistenza. Il pareggio al 91esimo, firmato dal dischetto da Lassine Sinayoko, arriva al termine di un recupero soffocante e trascina una Tunisia stordita ai tempi supplementari.

Oltre cento minuti giocati in apnea portano la sfida ai rigori, dove il sangue freddo del Mali fa la differenza. Le Aquile resistono anche quando sbagliano per prime due conclusioni, e alla fine sono proprio loro a imporsi, premiando la squadra che ha saputo soffrire di più. Non è solo una qualificazione: è la dimostrazione che, nel calcio, l'anima può ancora pesare più dei numeri.

La CAN dei tecnici africani

Nato in Francia da famiglia marocchina, ex difensore dei Leoni dell'Atlante. È l'architetto della storia: il primo allenatore a portare il Marocco, e l'Africa, in semifinale a un Mondiale (Qatar 2022). Leader tattico e un simbolo del riscatto del calcio africano.
Nato in Francia da famiglia marocchina, ex difensore dei Leoni dell'Atlante. È l'architetto della storia: il primo allenatore a portare il Marocco, e l'Africa, in semifinale a un Mondiale (Qatar 2022). Leader tattico e un simbolo del riscatto del calcio africano.
Imago

Questa Coppa d'Africa ha già segnato un passaggio storico: per la prima volta, tutte e quattro le semifinaliste sono guidate da allenatori africani. Marocco, Egitto, Senegal e Nigeria arrivano fino in fondo con tecnici del continente in panchina, certificando un cambiamento ormai irreversibile.

Il Marocco di Walid Regragui, l'Egitto di Hossam Hassan, il Senegal affidato a Pape Thiaw e la Nigeria guidata da Éric Chelle, tecnico maliano, sono l'espressione più chiara di una scuola che non chiede più fiducia, ma risultati.

Un'eredità costruita negli ultimi anni da Djamel Belmadi con l'Algeria nel 2019, da Aliou Cissé con il Senegal nel 2021 e da Émerse Faé con la Costa d'Avorio nel 2023.

I numeri, riferiti dalla CAF, confermano la tendenza: alla CAN 2025-2026 15 delle 24 Nazionali erano allenate da tecnici africani, 11 hanno superato la fase a gironi e le squadre guidate da allenatori locali hanno vinto il 75% delle partite. Ma più delle cifre conta la sostanza: conoscenza del contesto, leadership naturale, capacità di leggere il gioco africano dall'interno.

Alla fine è stato il Senegal di Pape Thiaw a chiudere il cerchio, superando il Marocco in finale e conquistando la seconda Coppa d'Africa della sua storia. Un successo che va oltre il trofeo: è la consacrazione definitiva degli allenatori africani, ormai protagonisti assoluti del calcio del continente.

Non più una scelta di ripiego. Ma una certezza.

Una finale folle, come se il dio del calcio avesse deciso di intervenire

Il Senegal conquista la sua seconda Coppa d'Africa

Il Senegal conquista la sua seconda Coppa d'Africa

19.01.2026

La finale di Coppa d'Africa è stata prima di tutto una grande partita: intensa, combattuta, giocata a viso aperto da Marocco e Senegal. Solo nei minuti di recupero si è trasformata in un thriller dai contorni cupi.

L'arbitro Jean-Jacques Ndala è diventato, suo malgrado, protagonista con una sequenza di decisioni che ha fatto esplodere la tensione: prima l'annullamento di un gol regolare al Senegal, poi - pochi istanti dopo e con l'intervento del VAR - la concessione di un rigore molto discusso al Marocco.

In quel momento il campo si è trasformato in una polveriera. Giocatori e membri dello staff dei Leoni della Teranga, convinti di aver subito un'ingiustizia, hanno lasciato il terreno di gioco in segno di protesta. In quel momento, la partita sembrava sul punto di rompersi definitivamente.

Ed è lì che entra in scena Sadio Mané. Non il campione, non l'uomo copertina. Il leader. È lui a fermare tutto, a richiamare i compagni, a riportarli in campo. A ricordare che una finale di Coppa d'Africa, per quanto ferita, va giocata fino in fondo. Un gesto che ha cambiato il corso della serata.

Dalla postazione di commento di «M6», l'ex Nazionale svizzero Johan Djourou ha colto perfettamente il momento: «È un gesto davvero fortissimo, che uomo. Mettiamo per un attimo da parte il calciatore e guardiamo l’uomo, per tutto quello che sta già facendo. Accettare che uscire dal campo non serve a niente. Onestamente, ho i brividi. Lui vuole vincere questa Coppa d'Africa, ha annunciato che sarà l'ultima. Potrebbe sentire questa ingiustizia più di chiunque altro, e invece è proprio lui a richiamare i compagni e a riportarli in campo per continuare a giocare».

E come a volte accade nelle notti più tese, il dio del calcio ha deciso di intervenire. Dal dischetto, Brahim Díaz ha calciato centralmente, trovando sulla sua strada un Edouard Mendy monumentale, capace di parare il rigore e tenere vivo il Senegal.

La perla decisiva di Pape Gueye

 Il siluro di Pape Gueye

Il siluro di Pape Gueye

19.01.2026

Nei supplementari è arrivato il gol che ha deciso la finale. Al 94esimo, Pape Gueye ha firmato l'1-0, ma da lì in poi è stata sofferenza pura.

Dal 105esimo, il Marocco ha dovuto giocare in dieci uomini per l'infortunio di Hamza Igamane, con le sostituzioni già esaurite, ma ha continuato a spingere fino all’ultimo secondo dei 120 minuti, costringendo i Leoni della Teranga a resistere fino alla fine.

Se il torneo si era aperto con la rovesciata spettacolare di Ayoub El Kaabi, a chiuderlo è stato il siluro di Pape Gueye, centrocampista del Villarreal, che nei supplementari ha battuto Bono con un tiro imparabile. Un'azione che racconta tutta la finale: recupero palla di Sadio Mané, tocco all'indietro illuminante, passaggio di Idrissa Gueye e il colpo decisivo.

Il Senegal conquista così la seconda Coppa d'Africa della sua storia, al termine di una finale combattuta e memorabile. Ma oltre il trofeo, resta un'immagine che vale quasi quanto la vittoria: il nativo di Bambali che sceglie il campo, il gioco e la dignità nel momento più difficile. Un gesto che spiega perché certi leader vanno oltre il risultato.