L'intervista Akanji ed Embolo: «Ecco perché abbiamo scelto di rappresentare la Svizzera»

Jan Arnet

2.6.2026

Manuel Akanji e Breel Embolo fianco a fianco nell'ultima grande competizione affrontata dalla Svizzera, Euro 2024.
Manuel Akanji e Breel Embolo fianco a fianco nell'ultima grande competizione affrontata dalla Svizzera, Euro 2024.
KEYSTONE

Nella docu-serie «The Belonging», prodotta da blue e Sky Svizzera, vengono raccontate le storie di alcuni calciatori elvetici con doppia nazionalità. Manuel Akanji e Breel Embolo offrono uno sguardo intimo sul loro percorso e, in un’intervista, parlano della scelta di giocare per la Nazionale rossocrociata.

Jan Arnet

La docu-serie «The Belonging» racconta le storie di calciatori cresciuti tra più culture e affronta una domanda centrale: come nasce il senso di appartenenza in una società sempre più diversificata? La serie, composta da quattro episodi, sarà disponibile dal 3 giugno su blue Play con le prime due puntate. Le successive usciranno a cadenza settimanale fino al 17 giugno.

Tra i protagonisti figurano Ivan Rakitic, Breel Embolo, Manuel Akanji, Albian Hajdari e il giovane Gonçalo Fernandes Da Silva. In occasione della première esclusiva del primo episodio, Embolo e Akanji hanno parlato con i media di «The Belonging» e del tema dell’appartenenza per chi possiede due nazionalità. blue Sport era presente.

Manuel Akanji e Breel Embolo, perché era importante per voi partecipare a «The Belonging» e mostrare aspetti così personali della vostra storia?

Embolo: «Perché molte persone vivono esperienze simili, ma raramente se ne parla apertamente. Credo sia importante rendere visibile questa realtà. Volevamo mostrare che scegliere una Nazionale non è una decisione semplice e raccontare questa storia dal nostro punto di vista. Forse possiamo anche rendere un po’ più facile il percorso di giovani giocatori che dovranno affrontare la stessa scelta».

Akanji: «Credo siano passati ormai circa sei anni da quando mi è stato proposto di partecipare. All’epoca Breel e io giocavamo ancora in Germania. Entrambi abbiamo pensato subito che potesse essere interessante parlare delle nostre origini. Anche per permettere alle persone di avere uno sguardo più intimo su quello che abbiamo vissuto, sulle difficoltà, ma anche sulle cose belle».

Quando vi siete sentiti per la prima volta davvero «arrivati»? E dove?

Akanji: «Probabilmente quando ho capito che potevo seguire la mia strada, indipendentemente da ciò che gli altri si aspettavano da me. Non è stato tanto un luogo, quanto piuttosto una sensazione».

Embolo: «Quando ho capito che non dovevo far dipendere il mio posto dagli altri. È una sensazione arrivata con il tempo, grazie alla mia famiglia, agli amici e al calcio».

In questa docu-serie molto personale compaiono anche i vostri familiari, i vostri figli e gli amici d’infanzia. È stato difficile mostrare tutto questo in modo così aperto?

Embolo: «Sicuramente non è stato facile. È servita una grande pianificazione con il team di produzione e, naturalmente, anche fiducia. Per noi era importante essere sinceri e trasmettere tutto in modo autentico».

Akanji: «Sì, ci è voluto un certo coraggio, anche se sono una persona molto aperta. Per me era importante il messaggio che c’era dietro, per questo ho voluto farlo».

Ivan Rakitic è il più grande calciatore ad aver scelto di non giocare per la Nazionale svizzera. Anche la sua storia viene raccontata nella docu-serie. Nel suo caso, la famiglia sembra aver avuto un’influenza decisiva nella scelta della Croazia. Com’è andata per voi?

Akanji: «Ne abbiamo parlato più volte, anche quando ero giovane e non ero ancora un professionista. Ma la decisione è sempre stata lasciata a me».

Embolo: «In famiglia c’è una parte che ti vedrebbe volentieri giocare per la Nazionale svizzera e un’altra che la pensa in modo un po’ diverso. Alla fine, però, è una decisione personale, che devi prendere da solo. Quando ho deciso, l’ho comunicato a tutta la famiglia e tutti erano felici».

Breel Embolo e Manuel Akanji sono ormai da anni giocatori chiave della Nazionale svizzera.
Breel Embolo e Manuel Akanji sono ormai da anni giocatori chiave della Nazionale svizzera.
Keystone

Eravate entrambi molto giovani quando avete dovuto scegliere. Le regole prevedono che un giocatore non possa più cambiare Nazionale dopo aver disputato una partita ufficiale. Siete d’accordo con questa norma?

Akanji: «Capisco la regola, ha sicuramente vantaggi e svantaggi. La Svizzera si è interessata presto a me. Se avessi giocato con le giovanili della Nigeria e poi avessi cambiato Nazionale, probabilmente anche i nigeriani si sarebbero sentiti traditi. Da giovane giocatore non sai ancora dove ti porterà la carriera. Alcuni, magari, col senno di poi si pentono di una scelta del genere. Io no. Sono felice di aver scelto la Svizzera e sono molto orgoglioso di poter rappresentare questo Paese».

Embolo: «Nelle giovanili avevo solo il passaporto camerunese. Potevo giocare amichevoli con la Svizzera, ma non partecipare ai tornei più importanti con la Nazionale. Questo è stato sicuramente un aspetto che mi ha condizionato. Sono piccole cose come queste che mi hanno fatto capire che il mio posto è qui e che, alla fine, sono stati decisivi. Non è stata una scelta contro il Camerun, ma per la Svizzera. È stata la decisione giusta e lo resterà sempre».

Breel, che ruolo hanno oggi la tua famiglia e la tua storia nel tuo percorso?

Embolo: «Un ruolo enorme. Senza la mia famiglia non sarei qui. Mi ha trasmesso dei valori e mi ha tenuto con i piedi per terra, anche nei momenti difficili».

Che cosa significa per te «appartenenza», al di là del calcio?

Embolo: «Per me appartenenza significa sentirsi visti. Non dover dimostrare continuamente di far parte di qualcosa».

Il trailer di «The Belonging» – disponibile dal 3 giugno su blue Play

Il trailer di «The Belonging» – disponibile dal 3 giugno su blue Play

La serie «The Belonging» racconta la storia di calciatori divisi tra diverse culture ed esplora come si sviluppa il senso di appartenenza in una società multiculturale.

02.06.2026

Manu, nella docu-serie ti viene chiesto che cosa significhi per te essere svizzero. La tua risposta è: «Non ne ho idea». Hai trovato una risposta nel frattempo?

Akanji: «No. Non so rispondere alla domanda su cosa significhi essere svizzero o nigeriano. Sono semplicemente orgoglioso di ciò che sono e di chi sono. Per me contano la mia famiglia e il fatto di sentirmi bene in questo Paese. Una volta un fisioterapista del Manchester City mi ha detto: 'Hai la testa di uno svizzero e il corpo di un nigeriano'».

Ci sono stati momenti della tua vita in cui ti sei sentito diviso tra due mondi?

Akanji: «Sì, certo. Quando cresci con due culture conosci bene questa sensazione. Ma con il tempo ho imparato che non devo scegliere: entrambe fanno parte di me».

Come vivi il fatto che la tua identità e le tue origini vengano spesso discusse pubblicamente?

Akanji: «Cerco di affrontarlo con calma. Le persone spesso si fanno un’opinione in fretta, senza conoscere davvero qualcuno. Per me è importante sapere chi sono».

I giocatori della Nazionale con un passato migratorio devono spesso spiegare quanto si identifichino con la Svizzera, perché cantano o non cantano l’inno. I giocatori che hanno solo il passaporto svizzero non devono farlo. Ne parlate tra compagni di squadra?

Akanji: «Direi di no. Molti dei miei compagni hanno la doppia nazionalità. In passato il tema è riemerso più volte attraverso i media, ma tra noi giocatori non è davvero un argomento di discussione».

Akanji ed Embolo alla prima del primo episodio di The Belonging.
Akanji ed Embolo alla prima del primo episodio di The Belonging.
Sky Schweiz

Breel, nella docu-serie parli della possibilità di giocare il Mondiale 2014 con il Camerun. Com’è andata esattamente?

Embolo: «Avevo 17 anni e alle spalle solo qualche partita da professionista. Poi ho dovuto prendere una decisione. Ero ancora così giovane, avevo appena finito l’apprendistato, e all’improvviso dovevo scegliere per quale Nazionale giocare. È stato sicuramente un onore essere cercato dal Camerun. Ma per me è stato chiaro abbastanza in fretta: volevo giocare per la Svizzera. Anche se allora non avevo ancora il passaporto».

C’è anche un coro dei tifosi a te dedicato. Che cosa significa per te?

Embolo: «Tutto! Ricordo ancora quando, durante l’Europeo del 2016, mi sono svegliato al mattino e ho visto il video su Facebook. All’inizio pensavo fosse falso. Poi però i tifosi hanno continuato a cantarlo. È stata la conferma di aver preso la decisione giusta. Spero che altri giocatori possano vivere una cosa simile. Ma ogni calciatore scende in campo con orgoglio per la Nazionale, con o senza coro».

Manu, che cosa ti auguri che gli spettatori portino con sé dopo aver visto questa serie?

Akanji: «Che l’appartenenza non dipende dall’aspetto fisico o dal luogo da cui vengono i genitori. E che bisognerebbe guardare le persone in modo più sfumato».


Un estratto dell'intervista a Akanji e Embolo, in tedesco:

Embolo e Akanji: «Siamo contenti di aver scelto la Svizzera»

Embolo e Akanji: «Siamo contenti di aver scelto la Svizzera»

La serie «The Belonging», prodotta da blue e Sky Svizzera, racconta le storie di calciatori svizzeri con doppia cittadinanza. Anche Manuel Akanji e Breel Embolo condividono le loro esperienze.

02.06.2026