Tra processi e nuovi orizzonti Dodici anni dopo l'incidente di Michael Schumacher, ecco come sta la famiglia

SDA

26.12.2025 - 16:38

Corinna Schumacher con il figlio Mick Schumacher e la manager Sabine Kehm (da sinistra a destra)
Corinna Schumacher con il figlio Mick Schumacher e la manager Sabine Kehm (da sinistra a destra)
IMAGO/Laci Perenyi

Dodici anni dopo il drammatico incidente del recordman di Formula 1 Michael Schumacher, la sua famiglia continua a sentirne il peso. E nel 2026 sceglie nuove direzioni, tra sport, memoria e futuro.

Keystone-SDA

Il nome del nuovo inizio sportivo è già scritto nel presente di Mick Schumacher. «Indie» si chiama il suo nuovo cane, e in IndyCar correrà il prossimo anno. Un dettaglio simbolico per il 26enne, che nel 2026 rilancerà la propria carriera negli Stati Uniti dopo anni di alti e bassi nel mondo delle monoposto. «Non vedo l’ora», ha scritto sui social, accompagnando l’annuncio con le immagini del suo nuovo compagno a quattro zampe.

Ma il futuro sportivo della famiglia Schumacher non passa solo dalle corse. Nel frattempo, infatti, la madre Corinna e la sorella Gina saranno protagoniste di una prossima docu-serie della «ZDF» dedicata alla loro grande passione sportiva: il reining, disciplina dell’equitazione western in cui entrambe figurano tra le migliori in Europa, se non al mondo.

La scorsa estate Gina Schumacher ha firmato un’impresa notevole: poche settimane dopo la nascita della sua prima figlia ha conquistato il titolo mondiale a squadre e quello individuale nel ranch di Givrins, nel canton Vaud, di proprietà della famiglia Schumacher e contrassegnato dalle iniziali CS di Corinna Schumacher.

Il giorno che ha cambiato tutto

Una famiglia legata allo sport e da sempre sotto i riflettori. Una famiglia la cui vita è cambiata per sempre dodici anni fa, quando Michael Schumacher, padre e marito, rimase gravemente ferito durante una vacanza sugli sci nelle Alpi francesi. Era appena un anno dopo il ritiro dalla Formula 1. Allora i suoi numeri erano senza precedenti: sette titoli mondiali, un primato assoluto.

Più che un campione, Schumacher era un eroe per milioni di tifosi, un’icona anche per i piloti di oggi. Ma dopo il trauma cranico che lo ha tenuto in bilico tra la vita e la morte per giorni, solo la sua famiglia e la sua cerchia più ristretta lo hanno rivisto. Dal 29 dicembre 2013, infatti, non è più apparso in pubblico.

«Si è sempre trattato di proteggere la sfera privata», ha spiegato in passato l’avvocato di famiglia Felix Damm. Prima dell’incidente era Michael a farlo per i suoi cari, dopo l’incidente è la famiglia a farlo per lui. «La decisione di difendere la privacy è stata presa nell’interesse di Michael. La famiglia ha il diritto di gestire questa situazione nel modo che ritiene migliore», ha ribadito più volte la sua storica manager Sabine Kehm.

L'ombra dell'estorsione

Già nei primi giorni dopo l’incidente a Méribel emerse fino a che punto alcune persone fossero disposte a spingersi pur di ottenere informazioni: un giornalista arrivò persino a travestirsi da prete per avvicinarsi al paziente. Nel 2014 un dipendente della Rega, fu trovato morto nella sua cella in un carcere di Zurigo; era sospettato di aver tentato di vendere la cartella clinica di Schumacher ai media.

Negli anni la famiglia ha dovuto affrontare anche un grave tentativo di estorsione: 15 milioni di euro richiesti per evitare la pubblicazione online di immagini e video privati. Il principale imputato, un uomo di 54 anni, è stato condannato nel 2025 a tre anni di carcere dal tribunale di Wuppertal per estorsione aggravata. Un ex addetto alla sicurezza della famiglia ha ricevuto due anni con la condizionale per complicità, il figlio dell’imputato sei mesi con la condizionale. La sentenza è definitiva.

«Questa violazione di fiducia ha reso la famiglia più distaccata e prudente nei confronti di chi lavora per loro», ha dichiarato Sabine Kehm durante il processo. «Trovo estremamente perfido sfruttare la sofferenza in questo modo».

La vicenda giudiziaria, però, non è ancora del tutto conclusa: entrambe le parti hanno presentato ricorso e il dossier passerà ora al Tribunale superiore di Düsseldorf.

I record infranti

Tutto questo accompagna la famiglia verso un nuovo anno. Il 3 gennaio Michael Schumacher compirà 57 anni. L’incidente avvenne pochi giorni prima del suo 45esimo compleanno. Da allora anche la Formula 1 è profondamente cambiata. I suoi record, un tempo considerati intoccabili, sono stati in gran parte superati, soprattutto da Lewis Hamilton, che dopo il ritiro di Schumacher ne ha preso il posto in Mercedes.

Con sei dei suoi sette titoli conquistati al volante della scuderia tedesca, Hamilton ha eguagliato il primato mondiale. Ma lo ha superato per vittorie nei Gran Premi (105 contro 91) e pole position (104 contro 68). Da un anno il britannico è impegnato in una nuova sfida, cercando con la Ferrari nuovi successi iridati, proprio come fece Schumacher ai suoi tempi.

Il tributo del figlio

«Quando penso all’eredità di Michael, per me conta prima di tutto l’uomo, non il rivale», ha scritto Hamilton nella prefazione del volume fotografico Weltmeisterwagen Michael Schumacher. «Non si tratta di titoli o trofei, ma della famiglia che lui e Corinna hanno costruito insieme».

Conoscendo bene Gina e Mick, Hamilton ha aggiunto: «La loro grandezza, la loro modestia e la loro sincerità raccontano dei valori di Michael più di qualsiasi parola».

Mick Schumacher guiderà la IndyCar nel 2026
Mick Schumacher guiderà la IndyCar nel 2026
Keystone

Ed è con questo spirito che Mick Schumacher affronterà la nuova avventura in IndyCar, portando con sé anche un omaggio al padre e alla famiglia: come nei suoi due anni in Formula 1, correrà con il numero 47.

Il quattro è il suo numero preferito, il sette appartiene al padre. «Insieme formano un’unità che rappresenta entrambi. E il fatto che la somma delle date di nascita della nostra famiglia dia 47 mi è sempre sembrato una conferma di questa scelta», ha spiegato Mick Schumacher.