Cinque settimane dopo l'addio all'Ambrì, Luca Cereda racconta la chiusura improvvisa e amara, si concede una pausa tra famiglia e natura anche se «manca l'adrenalina» e ammette: con Duca «ci sentiamo meno», forse visioni diverse per il futuro.
Hai fretta? blue News riassume per te
- Luca Cereda ammette che la fine dell'esperienza all'Ambrì è stata improvvisa e dolorosa, lasciandogli un senso di delusione per il modo in cui è avvenuta.
- Dopo otto anni in panchina, si gode ora una pausa fatta di famiglia, natura e riflessione, anche se gli manca l'adrenalina del gioco.
- Il legame con Paolo Duca resta, ma con meno contatti: «Forse abbiamo visioni diverse per il futuro», spiega l'ex tecnico biancoblù.
Cinque settimane dopo la fine della sua lunga avventura alla guida dell’Ambrì-Piotta, Luca Cereda racconta al «Blick» come sta vivendo questo periodo di pausa forzata. «Sto bene», spiega l'ex tecnico biancoblù.
«Ci sono giorni più leggeri e altri in cui mi manca un po' l'adrenalina dell'azione. Ma cerco di godermi la tranquillità: nella vita c'è chi ha problemi ben più grandi dei miei».
Una fine improvvisa e dolorosa
Il bellinzonese ripercorre i giorni che hanno preceduto la sua uscita di scena. Tutto sarebbe iniziato una decina di giorni prima della conferenza stampa, con un incontro con il presidente Filippo Lombardi e il direttore sportivo Paolo Duca.
«Avevamo concordato di rivederci la domenica successiva, ma quell’incontro non è mai avvenuto», racconta. «Circa 48 ore prima della conferenza abbiamo capito che era finita».
A deluderlo non è stata solo la decisione, ma anche il modo in cui è arrivata. «La prima sensazione è stata la delusione. Non siamo stati fedeli al nostro principio di sempre: parlarci apertamente e in modo onesto. Questa volta non è successo».
Il tecnico ammette che la brusca interruzione ha lasciato il segno: «Sapevo che la fine si avvicinava, ma è arrivata all'improvviso e in una maniera spiacevole. È stato questo il difficile da accettare».
«Abbiamo perso l'occasione di un passaggio pulito»
Guardando indietro, il ticinese rimpiange soprattutto di non aver potuto chiudere il suo ciclo con serenità. «Si poteva gestire meglio: con un passaggio più ordinato, magari già con il nuovo allenatore. Abbiamo perso l'occasione di consegnare tutto in modo pulito, ed è un peccato».
Nonostante tutto, non si sente in colpa per come ha lasciato. «Credo di essermi comportato bene. Dopo la conferenza ho avuto solo contatti privati con alcuni giocatori, ma non sono tornato alla pista: è ancora troppo presto».
Una pausa per ritrovare energia
Dopo le lunghe parentesi all'Ambrì e ai Ticino Rockets, Cereda si concede finalmente del tempo per sé. «In dieci anni non mi sono mai fermato. Ora mi godo la famiglia, la natura, leggo, ascolto podcast e guardo molte partite. Il silenzio mi fa bene».
Rimane però un vuoto difficile da colmare: «Mi manca l'adrenalina del gioco, il cercare soluzioni ogni giorno con i giocatori e lo staff. A volte sento proprio quella mancanza».
Il legame con Duca e il futuro
Il rapporto con Duca resta solido, ma più distaccato: «Ci siamo sentiti spesso all'inizio, poi meno. È giusto prendere un po' di distanza: probabilmente abbiamo visioni diverse per il futuro».
Oggi, a 43 anni, Cereda si gode un nuovo ritmo di vita, senza smettere di analizzare e imparare. «Quando ho visto un documentario sull’Olympique Marsiglia, ho provato di nuovo quelle emozioni forti. Mi ha fatto capire che sono ancora vivo. È questo che conta: ritrovare emozioni vere. Solo così potrò ripartire».
Quanto al domani, il coach non ha fretta: «Non ho ancora ricevuto offerte. Voglio prima lasciar sedimentare tutto. Se qualcosa mi accenderà di nuovo dentro, allora sì, ci penserò».
E sulla possibilità di un ruolo in Nazionale, l'ex coach resta cauto: «Non so nemmeno se Patrick Fischer lascerà. Ho già lavorato con la federazione, sarebbe un grande onore, ma non ci sto ancora pensando».