Sostiene il licenziamento Il direttore di Swiss Olympic sul caso Fischer: «Non è stata solo una leggerezza»

Tobias Benz

22.4.2026

Il direttore di Swiss Olympic Roger Schnegg non vuole banalizzare il caso Fischer.
Il direttore di Swiss Olympic Roger Schnegg non vuole banalizzare il caso Fischer.
KEYSTONE

Il direttore di Swiss Olympic Roger Schnegg interviene al programma «Club» della SRF sul caso Patrick Fischer e rivela che anche il CIO ha contattato la federazione svizzera.

Tobias Benz

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Il caso di Patrick Fischer, entrato in Cina per le Olimpiadi del 2022 con un certificato Covid falso, continua a far discutere.
  • Il direttore di Swiss Olympic Roger Schnegg ha rivelato che anche il CIO ha contattato la Federazione svizzera chiedendo chiarimenti.
  • Schnegg sostiene la decisione di sospendere Fischer, sottolineando che aveva violato le condizioni di partecipazione firmate.
  • Le possibili conseguenze, se il caso fosse emerso durante i Giochi, sarebbero state gravi e imprevedibili.
  • Per Schnegg non si tratta di una semplice leggerezza, ma di una violazione seria della fiducia, che in altri ambiti porterebbe a conseguenze immediate.

A una settimana dalla confessione di Patrick Fischer, il caso continua a far discutere.

Il commissario tecnico della Nazionale svizzera di hockey su ghiaccio aveva infatti ammesso di essere entrato in Cina nel 2022 utilizzando un certificato Covid falso per poter partecipare ai Giochi olimpici di Pechino.

Intervenuto alla trasmissione «Club» della «SRF», il direttore di Swiss Olympic Roger Schnegg ha confermato che anche il Comitato olimpico internazionale (CIO) si è interessato alla vicenda, contattando la Federazione svizzera.

«Il CIO ci ha chiesto spiegazioni, ho ricevuto una telefonata da un responsabile», ha dichiarato Schnegg. «Volevano capire cosa stesse succedendo. Si aspettavano che affrontassimo la situazione e che il caso venisse esaminato con la dovuta serietà. È diventato subito un affare internazionale, perché riguarda i Giochi olimpici».

Da parte del CIO, però, non sono arrivate richieste specifiche.

A sostegno del licenziamento

Schnegg giudica corretta la decisione della Federazione svizzera di hockey di sospendere Fischer dal ruolo di allenatore della Nazionale. «Non abbiamo esercitato pressioni, ma comprendiamo e sosteniamo questa scelta», ha spiegato.

Come tutti i membri della delegazione olimpica, Fischer aveva firmato le condizioni di partecipazione.

«Aveva confermato di rispettare le norme di ingresso e i principi etici. Ma in realtà non lo ha fatto. È difficile dire quali sarebbero state le conseguenze se il caso fosse emerso allora. Ma è certo che non sarebbe stato in panchina», ha aggiunto Schnegg.

«È un fatto grave»

Resta dunque impossibile stabilire se la squadra o l’intera delegazione svizzera avrebbero rischiato l’esclusione o sanzioni.

«Possiamo solo fare ipotesi. Ma viste le rigide misure in vigore in Cina, non lo escluderei», ha detto Schnegg, precisando anche che finora non sono arrivate reazioni da parte delle autorità cinesi.

Il direttore di Swiss Olympic, che dovrebbe restare in carica fino alla fine dell’anno, rifiuta di minimizzare l’accaduto: «Non si tratta di una semplice leggerezza. Fischer, che ha sempre difeso con forza determinati valori, ha assunto un rischio importante per sé stesso, per la squadra e per l’intera delegazione svizzera».

«È un fatto grave, soprattutto per una figura pubblica molto apprezzata e considerata un modello», ha aggiunto.

Secondo Schnegg, in altri settori un simile tradimento della fiducia tra datore di lavoro e dipendente non sarebbe nemmeno oggetto di discussione: «In una banca non si starebbe a dibattere in televisione. Sarebbe chiaro: questa persona non è più idonea al ruolo».