L'arrivo ad Ambrì, la pasta alle vongole e i segreti di Nättinen

fon

15.12.2020

Damiano Ciaccio è arrivato in Leventina la scorsa estate.
Keystone

Giunto in Leventina la scorsa estate in provenienza da Langnau il nuovo portiere dell'Ambrì Piotta Damiano Ciaccio si è intrattenuto con noi per un'intervista esclusiva.

Aveva esordito in National League nella stagione 2009-2010 con la maglia del Friborgo. Dopo alcune stagioni passate fra la massima lega e la Swiss League con la maglie dei dragoni, Neuchâtel Young Sprinters, Basilea Sharks e soprattutto La Chaux-de-Fonds nel 2014-15 passò al Langnau dove compì i passi decisivi per diventare un portiere affermato nel massimo campionato.

Undici anni dopo il suo debutto in National League, all'età di 31 anni, Damiano Ciaccio ha firmato un contratto triennale con l'Ambrì. Nonostante le condizioni particolari dovute alla pandemia da coronavirus l'estremo difensore ha saputo inserirsi al meglio nella sua nuova realtà, riuscendo a percepire anche le piacevoli e particolari sfumature che caratterizzano la piazza leventinese. Per voi lettori di blue ci siamo intrattenuti con il gigante, (191 centimetri) nato a Grandson.

Damiano Ciaccio , sinistra, in azione.
Keystone

Come si trova a giocare senza pubblico? Per la concentrazione di un portiere può essere un vantaggio?

Forse un po' si - ride - è tutto molto tranquillo. In realtà questa situazione dovuta al coronavirus, che ci costringe a giocare in stadi deserti, è davvero un peccato. Mancano i tifosi, soprattutto anche pensando alla realtà dell'Ambrì che può contare su molti fans riconosciuti in tutta la Svizzera.

Giocare per l’Ambrì significa qualcosa di particolare per lei?

Sì, è bello giocare per l'Ambrì. È una bella realtà dell'hockey svizzero. Mi sento onorato di poter far parte di questa squadra. 

Lei ha giocato molti anni anni a Langnau, una realtà spesso paragonata a quella dell’Ambrì. Quali similitudioni ha trovato fra queste due società?

Sono due squadre che molte persone definiscono piccole, sulla carta forse è vero ma in realtà sono molto di più. Ad Ambrì per esempio si vede molto bene. Pensando che la squadra è quella di un paesino che compete con le grandi città, si lavora con quello che si ha e i risultati che si raggiungono sono importanti.

Come ha vissuto l'arrivo in Leventina?

A livello personale ad Ambrì sono stato accolto davvero molto bene. È incredibile, in poche settimane mi sono sentito parte della squadra. Quando si arriva qui ci si sente subito molto felici di far parte del gruppo. Anche la gente attorno alla squadra aiuta molto, e ci fa sentire bene.

Come gestisce la concorrenza interna con Conz in modo positivo? Perché immagino che un giocatore vorrebbe sempre giocare…

È vero un giocatore vorrebbe sempre giocare. Però prima di tutto bisogna lavorare per farsi trovare sempre pronti. Io non mi metto pressione per la concorrenza. Prendo questa situazione come un challenge, ciò aiuta a migliorarsi sempre. Il mio obiettivo è semplicemente quello di dare sempre il massimo. Inoltre l'intesa con Benjamin Conz è ottima, e questo è positivo sia per noi due che per tutta la squadra.

Quando è chiamato ad entrare improvvisamente nel corso di una partita dopo essere rimasto per quasi tre tempi in panchina, come è successo qualche settimana fa contro il Ginevra, cosa le passa per la testa?

Non è bello. Non si ha molto tempo per pensare. Si deve entrare e basta. Anche se non è facile si deve fare in modo di farsi trovare pronti. In questi casi bisogna far dire subito alla squadra: «Ragazzi, ci sono anche io!». Non è come nel calcio dove prima di entrare i giocatori hanno un po' di tempo per riscaldarsi. In quei casi devi entrare subito. Inoltre quel sabato sera faceva anche parecchio freddo, la cosa non ha aiutato - ride.

Come ha reagito in seguito quando ha subito quasi subito una rete?

Chiaramente non è stato facile. Entrare così a freddo e prendere subito un gol non è ottimale. Bisogna però reagire ed è quello che abbiamo fatto tutti assieme e alla fine abbiamo vinto la partita.

Nättinen si sta dimostrando un vero e proprio sniper. Lei affronta i suoi tiri regolarmente in allenamento, quali sono le particolarità dei tiri del finlandese?

Quando tira, lo fa pochi movimenti. Non si vede partire il tiro. Il suo punto di forza è la tecnica. Non è un giocatore che alza molto il bastone per tirare. Tutti hanno visto che il suo tiro è impressionante. La velocità di esecuzione è molto importante per riuscire a battere un portiere. Nel caso di Nättinen quando riceve un passaggio, tira subito, mentre il portiere è ancora in movimento.

È lui l’attaccante biancoblù che in allenamento la mette più in difficoltà?

Ride - Sono tutti bravi. Certo Nättinen ha un bel tiro, difficile da leggere per noi portieri. Però dipende dai giorni, anche Noele Trisconi non scherza.

E per finire con una domanda fuori dall'hockey... se potesse portare solo tre cose - oltre alla sua famiglia - su un'isola deserta dalla quale non potrebbe più far ritorno, cosa porterebbe?

Decisamente qualcosa da mangiare - ride - se potessi scegliere direi pasta alle vongole. Inoltre una sedia, perché non si può sempre rimanere in piedi, e infine lascerei senza dubbio il telefono a casa per potermi godere al massimo la tranquillità dell'isola deserta.

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