Un equilibrio difficile POTS, frattura e rischio demenza: i segnali che preoccupano il futuro di Roman Josi

fon

6.12.2025

Roman Josi non ha ancora risulto tutti i suoi problemi di salute.
Roman Josi non ha ancora risulto tutti i suoi problemi di salute.
Keystone

Tra POTS, una frattura recente e un inquietante rischio cognitivo, Roman Josi affronta una fase della carriera in cui la sua salute solleva più interrogativi del suo gioco.

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Roman Josi affronta una serie di problemi fisici, dalla POTS alla frattura alla mano, che mettono in dubbio la sua tenuta a lungo termine in NHL.
  • Un test medico ha rivelato un rischio aumentato di demenza, costringendolo a cambiare radicalmente dieta e stile di vita.
  • Nonostante il talento resti intatto, ogni nuovo infortunio solleva interrogativi sul suo futuro sportivo e sulla sua salute generale.

Il capitano dei Nashville Predators attraversa una fase della carriera che somiglia più a una continua trattativa con il proprio corpo che a un semplice percorso sportivo.

Roman Josi, 35 anni, resta un difensore d'élite, ma gli ultimi mesi hanno lasciato emergere una fragilità nuova, che apre interrogativi sul suo futuro in NHL.

Dalla paura per il cervello al POTS

Già lo scorso inverno Josi aveva vissuto un momento spaventoso, quando forti mal di testa e sintomi di esaurimento lo avevano costretto allo stop.

Come ricordato dal «Blick», il giocatore temeva addirittura danni cerebrali: «Avevo paura che il mio cervello fosse danneggiato», ha ammesso.

La diagnosi successiva –  la tachicardia posturale ortostatica (Postural Tachycardia Syndrome, POTS) – ha messo un nome a una condizione complessa: variazioni anomale del battito cardiaco, vertigini, stordimento, mal di testa. Una realtà gestibile, ma mai davvero risolta.

La frattura alla mano: un nuovo stop che pesa più del previsto

Quando sembrava aver riacquistato stabilità – e aveva iniziato la stagione con ottimi numeri – è arrivata la frattura alla mano contro Vancouver. Un mese di assenza, durante il quale i Predators hanno perso otto delle undici partite disputate.

Per Josi è stato un altro capitolo di una fragilità ricorrente: ogni impatto, ogni caduta, ogni colpo rischia di tradursi in conseguenze più gravi rispetto al passato.

Una diagnosi inquietante: rischio aumentato di demenza

Un dettaglio emerso durante un check medico a Denver, e sempre riportato dal «Blick», ha aggiunto ulteriore complessità: il difensore presenta un rischio aumentato di sviluppare demenza, perché il suo corpo fatica a metabolizzare i grassi saturi.

Ha dovuto cambiare completamente dieta: pochi grassi, carne magra, regime quasi totalmente senza glutine. Una modifica che testimonia come l’attenzione alla salute non riguardi più solo la performance sportiva, ma la vita futura.

L'illusione del «recupero totale»

Josi continua a lavorare con metodi alternativi, come l'ultraslow training introdotto dall'ex wrestler Stefan Schwitter, impegnato anche con la Nazionale svizzera, oltre ad essere diventato un praticante assiduo di meditazione.

Tecniche che lo aiutano a trovare equilibrio, ma che non cancellano l'evidenza: la POTS può ripresentarsi in qualunque momento, una nuova commozione o un impatto violento potrebbe essere più rischioso rispetto ai suoi pari età e il rischio cognitivo identificato dai medici rimarrà parte della gestione quotidiana.

Olimpiadi e playoff?

Il bernese punta alle Olimpiadi di Milano-Cortina e a riportare Nashville ai playoff, le prime in programma il mese di febbraio e i secondi potenzialmente a partire da aprile.

Ma tornei ravvicinati, viaggi continui e ritmi estremi potrebbero rappresentare un rischio aggiuntivo, soprattutto se la POTS o i sintomi legati al metabolismo tornassero a farsi sentire sotto stress.

Il suo recente ritorno con gol contro i Detroit Red Wings mostra che il talento è intatto. Ma altrettanto presenti rimangono i segnali d'allarme che il suo corpo gli sta inviando. Il capitano dei Predators dovrà trovare il giusto equilibrio.