Tornato a casa sotto la neveA 11 anni fatto scendere dal bus perché non aveva il biglietto «maggiorato» per le Olimpiadi
Sara Matasci
3.2.2026
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE
È successo a un bambino veneto che doveva prendere il mezzo pubblico per tornare a casa da scuola, ma aveva solamente il biglietto «normale» da 2,50 euro e non quello «olimpico» da 10. Quindi ha dovuto percorrere oltre 6 km a piedi, mentre nevicava.
Un bambino veneto di 11 anni è stato costretto a scendere dal bus della linea Calalzo-Cortina, in provincia di Belluno, e a farsi più di 6 chilometri a piedi sotto la neve.
Il ragazzino, di nome Riccardo, aveva infatti solo il biglietto «normale» da 2,50 euro invece che quello «olimpico» da 10 euro, maggiorato in vista dei Giochi Milano Cortina.
L'episodio ha sollevato un'ondata di indignazione in tutto il Paese, e non solo, ma ha un lieto fine: l'11enne ha infatti ricevuto un invito per partecipare all’apertura delle Olimpiadi.
Nel frattempo l'autista del bus che ha lasciato a piedi il ragazzino si è scusato: «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato».
Nonostante delle attenuanti, il 61enne non intende sottrarsi alle proprie responsabilità: «Per quanto accaduto, accetterò tutte le conseguenze».
Dalla tristezza e dalla rabbia, alla gioia più assoluta.
Ha almeno avuto un lieto fine la vicenda di Riccardo, un bambino veneto di 11 anni che la scorsa settimana è stato costretto a scendere dal bus della linea Calalzo-Cortina, in provincia di Belluno, che da dove va a scuola lo avrebbe riportato a casa e a farsi quindi più di 6 chilometri a piedi sotto la neve.
Il ragazzino era stato fatto scendere dal mezzo pubblico perché aveva solo il biglietto «normale» da 2,50 euro invece che quello «olimpico» da 10 euro, maggiorato in vista dei Giochi Milano-Cortina al via venerdì 6 febbraio, che si terranno anche in quella zona.
Oltre al pericolo di percorrere tutti quei chilometri da solo, il problema principale per Riccardo è stato il freddo subìto. La temperatura in quel momento era infatti intorno allo zero: «È arrivato a casa congelato, battendo i denti, con le labbra blu e i jeans che avevano assorbito la neve fino all'altezza delle cosce», ha raccontato la madre Vera a «Leggo».
Invito personale all’apertura delle Olimpiadi
L'episodio ha sollevato un'ondata di indignazione in tutto il Paese, e non solo, ma come detto almeno una notizia positiva c’è. Riccardo ha infatti ricevuto un invito per partecipare all’apertura delle Olimpiadi.
A raccontarlo è ancora la mamma: «All’inizio pensavo fosse uno scherzo, ma poi l’invito ci è stato confermato in persona da Giovanni Malagò (il presidente della Fondazione Milano-Cortina, ndr). Quando Riccardo ha capito, è scoppiato di gioia».
I dettagli in merito al ruolo che ricoprirà il giovane non sono ancora stati resi noti, ma la madre ha spiegato che stanno sistemando autorizzazioni e permessi: «Saremo tutti presenti. Si tratta di un conforto enorme per Riccardo, che è passato all’entusiasmo totale», ha dichiarato all’ANSA.
Per l’11enne infatti si tratta di un qualcosa di davvero speciale, dal momento che lui è uno sciatore appassionato. «Anche se fosse solo come mascotte, è un onore incredibile».
L'autista del bus: «Con il senno di poi gli avrei pagato io il biglietto»
Nel frattempo ha deciso di rompere il silenzio l’autista del bus, che ha lasciato a piedi il ragazzino. «Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia», ha detto il 61enne in un’intervista rilasciata al «Gazzettino».
«Con il senno di poi gli avrei pagato io il biglietto piuttosto di saperlo in giro con la neve», ha aggiunto l’uomo, che ha confessato di essere profondamente scosso dall'accaduto e aggiungendo di non aver dormito per il rimorso.
L'autista ha giustificato il gesto richiamando le direttive ricevute dall’azienda di trasporti: «Ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido».
Ma a questo, ha spiegato, si è aggiunto anche il fatto che quel giorno era fortemente stressato a causa delle strade bloccate dalla neve e della gente che se la prendeva con lui per i ritardi accumulati: «Un uomo continuava a ripetere "I Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono" perché ha sentito il mio accento meridionale».
Nonostante queste attenuanti, il 61enne non intende sottrarsi alle proprie responsabilità: «Per quanto accaduto, accetterò tutte le conseguenze».
La sua azienda ha fatto sapere di essere costernata per l'accaduto e che avrebbe aperto un'inchiesta interna per capire cosa sia successo.