Lo sport in musica Sette sportivi abbinati ad altrettante canzoni. Il nostro 2025 è stato anche questo

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22.12.2025

Yann Sommer 
Yann Sommer 
KEYSTONE

Sport e musica non è matrimonio alieno. La storia dello sport è da sempre legata in un modo o nell'altro a delle colonne sonore, a dei jingle, o a degli spartiti appositamente pensati per un particolare evento. Noi, per il 2025, abbiamo associato un campione dello sport a una canzone. Speriamo possiate apprezzare.

Redazione blue Sport

L'Eurovision Song Contest è stato l'evento mediatico più importante per la Svizzera in questo anno che sta volgendo al termine. 

La musica, arte fondata sulla combinazione di vibrazioni, nel corso della storia dell'uomo ha saputo sbalordire, interessare, emozionare.

Un po' come lo sport, che nei 365 giorni passati, nonostante l'assenza di Mondiali e di Olimpiadi, ha saputo affascinare, divertire e appassionare.

Musica e sport, sport e musica, un connubio dal quale nasce una retrospettiva un poco diversa, nella quale i personaggi sportivi sono associati a una canzone, per forza di contenuti, per vicinanza di parole o anche solo per un titolo, calzante.

Buon divertimento.

Luca Cereda e Paolo Duca: «Non è il tempo per noi» (Ligabue)

Sono stati i trascinatori e l'anima identitaria dell'Ambrì Piotta degli ultimi anni. Otto stagioni di alti e bassi per il duo simbolo di un club dalla storia tanto speciale. Tanto speciale, che nel corso della stagione in corso, ha deciso di stupire nei modi di una rottura nemmeno preannunciata, forse intuibile. 

Una debolezza del presidente Filippo Lombardi, la calma amarezza di Luca Cereda e la verve di Paolo Duca. Così dopo tanti anni insieme, conditi dalla vittoria alla Coppa Spengler, è arrivata quella conferenza stampa fatta di parole amare di gratitudine, silenzi ignobili, modalità rispettose come si concede a dei signori e l'assenza di sguardi sinceri, tipici delle genti che vivono le valli, anche se bracconieri.

«Se per ogni sbaglio avessi mille lire, che vecchiaia che passerei...», scrive il Liga. Quanta saggezza. 

«Forse ingenui e testardi, poco furbi casomai...», quasi fosse l'ermetico resoconto di quanto successo ad Ambrì l'8 ottobre.

Lara Gut-Behrami: «Supergirl» (Reamonn)

La sciatrice svizzera più vincente della storia, Lara Gut-Behrami, ha concluso la scorsa stagione portandosi a casa l'ennesima coppa di cristallo.

A 34 anni compiuti, con tanto già nel carniere, ci si chiedeva: correrà ancora? Decisa la risposta della donna di Comano, oggi cittadina del mondo: una stagione ancora, prima di chiudere con le Olimpiadi invernali.

Invece, il fato, le condizioni, la sfortuna o magari una leggerissima distrazione, sulle nevi di Copper Mountain, hanno decretato un altro scenario per Lara. La stagione finisce il 21 novembre: la rottura del legamento crociato, del legamento collaterale mediale e del menisco del ginocchio sinistro, hanno il sopravvento sulla sua grinta.

Ma, anche se «She's got no more time, but superirls don't cry» (Lei non ha più tempo, ma le supergirl non piangono ndr.), dice la canzone.

«Il mio obiettivo è recuperare completamente da questo infortunio e tornare in piena forma. Solo allora saprò cosa mi riserva il futuro». Buona fortuna Super-Lara.

Ronaldo: «It's hard to be humble» (Mac Davis) 

A 40 anni non dà segni di deterioramento. È Cristiano Ronaldo, che ha aiutato ancora la sua Nazionale a qualificarsi per la prossima Coppa del Mondo, mentre in Arabia Saudita, in 9 partite giocate in stagione, ha segnato 10 reti.

«Oh Lord it's hard to be humble, when you're perfect in every way», (Oh Dio è dura essere umile, quando sei tutto perfetto), cantava Mac Davis, con un leggero sorrisino stampato sul viso.

«Messi è migliore di me? Non sono d'accordo», ha sentenziato alcune settimane fa il numero 7 portoghese, che ha ricordato a più riprese in precedenza, di sentirsi uno dei calciatori più grandi della storia, forse il più grande.

Opinioni soggettive in questo campo, a Cristiano lasciamo la sua - per buona pace dei suoi milioni di fans.

Yann Sommer: «La lega calcistica della classe 68» (De Gregori)

L'ex portiere della Nati si è trovato con le lacrime agli occhi al termine della finale di Champions League 2025. Il 31 maggio, all'Allianz Arena di Monaco, Yann Sommer è stato battuto cinque volte dagli avanti del PSG: una vittoria schiacciante per gli uni, un'incredibile disfatta per gli altri.

«Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore», cantava De Gregori riferendosi a chi calcia i rigori. La carriera di Yann non è certo macchiata da una tale sconfitta, tanto meno da fantomatici, presunti o reali errori commessi dal portiere dell'Inter nel corso di questa stagione, che gli sono valsi le critiche della stampa italiana, pronta a cannibalizzare, invece che a spronare.

Il 36enne di Morges è ancora il titolare dell'undici di Chivu, che crede in lui. Un'altra finale è alla portata dei nerazzurri. Noi crediamo in Yann.

Luka Modric: «Ho ancora la forza» (Guccini)

«Ho ancora quella forza che ti serve, quando dici si comincia». E così, a 40 anni, dopo aver vinto 7 campionati nazionali (4 volte La Liga), 6 Champions League e 5 Fifa World Cup, lui non ha ancora smesso di ammaliare.

Ha scelto il Milan - un club dal blasone internazionale forse solo secondo al Real Madrid - e il Diavolo ha scelto lui.

Una squadra che intende rinascere e che a lui ha affidato il talento ancora grezzo e immaturo di Leão, tanti bravi giocatori, ma nessuna stella di prima categoria. Alla sua classe la dirigenza rossonera ha messo in mano la bacchetta del maestro.

Finora il croato non ha certo deluso: un vero professionista. Il Milan è fra le prime della classe. Luka continua ad affascinare, anche solo per la sua voglia di voler ancora correre e ispirare.

Armand Duplantis: «Space Oddity» (David Bowie)

È salito su fino a 6 metri e 30 centimetri

C'era una volta Sergey Bubka, composto, atletico e glaciale uomo. A cavallo tra la metà degli anni '80 e '90, l'ucraino deliziò il pubblico dell'atletica superando record dopo record, per ben 35 volte; salì fino a 6 metri e 14 centimetri: era il 31 luglio del 1994.

Poi è arrivato un ragazzino scanzonato vestito di giallo svedese, dall'accento americano. Bubka era storia. Armand «Mondo» Duplantis, centimetro dopo centimetro sale dove gli altri non osano. Stanno lì a guardare - e sognare.

Il 15 settembre, ai Mondiali di Tokyo, il 26enne ha preso l'oro mondiale - un altro - e un nuovo record - già suo da tempo.

«Far above the world, Planet Earth is blue, And there's nothing I can do» (Alto, sopra il mondo, il Pianeta Terra è blu, e non c'è nulla che possa fare), scriveva David Bowie, anticipando di decenni il volo irraggiungibile e solitario del saltatore con l'asta di nome Armand Duplantis. 

Stan Wawrinka: «A muso duro» (Bertoli)

Il 5 novembre, ad Atene, il vodese è andato vicino alla sua migliore prestazione stagionale: i quarti di finale di un torneo ATP. L'italiano Lorenzo Musetti, 17 anni più giovane, ha avuto ragione di lui dopo 3 combattutissimi set.

È proprio questo atteggiamento che ha portato molti giovani giocatori ad ammirare il 40enne e a cercare di diventare come il tre volte campione dei tornei del Grande Slam.

«Penso che alla fine la cosa più importante sia amare ciò che si fa», ha dichiarato ad «ATPTour.com».

Smettere? Non ci pensa ancora Stan Wawrinka, che ha ricevuto l'invito per il torneo di Auckland, in Nuova Zelanda, che si svolgerà a gennaio.

L'ex numero 3 del mondo ha già iniziato la preparazione fisica con Pierre Paganini - anche ex preparatore di Roger Federer - perchè a 40 anni suonati, Stanimal, citando Pierangelo Bertoli, è uno che affronta «la vita a muso duro, un guerriero senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro». 

E per Stan, un triplice «hip hip- hurray».