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Segnalalo oraLa carriera di Lara Gut-Behrami si conclude in modo diverso da come lei stessa aveva immaginato. Dopo il grave infortunio, la 35enne non tornerà più in Coppa del Mondo. Proprio rinunciando a un ultimo rientro e anteponendo la propria salute alla ricerca di un'ultima impresa, lascia il messaggio più forte del suo addio.
La carriera di Lara Gut-Behrami si chiude senza una vera gara d'addio. Lo slalom gigante di Sölden, nell'ottobre 2025, concluso con un podio, resterà l'ultima delle sue 400 gare di Coppa del Mondo. Poche settimane dopo, durante un allenamento di super-G a Copper Mountain, una grave caduta ha posto bruscamente fine a quella che avrebbe dovuto essere la sua stagione d'addio.
Per mesi la ticinese ha lasciato aperta la porta a un possibile ritorno. Ora ha deciso di chiuderla definitivamente. Nella lettera con cui ha annunciato il ritiro spiega che, nonostante quasi vent'anni di sport d'élite, cadute e infortuni, non soffre di dolori ricorrenti e non vuole iniziare ad averne.
È forse questo il segno più evidente della maturità raggiunta. Le Olimpiadi di Milano-Cortina avrebbero dovuto rappresentare il suo ultimo grande appuntamento. In Italia, dove vive da anni, avrebbe voluto congedarsi dallo sci sul palcoscenico più prestigioso. Il destino ha deciso diversamente.
Eppure Gut-Behrami, che guarda con legittimo orgoglio alla propria carriera, ha saputo accettarlo. Ha scelto di non mettere a rischio la propria salute per inseguire un'altra medaglia, magari ai Mondiali di Crans-Montana del 2027.
Altre grandi campionesse, come Lindsey Vonn, hanno scelto di rientrare dopo gravi infortuni. Federica Brignone, dopo la caduta della scorsa primavera, sta lavorando per tornare il prima possibile. Gut-Behrami, invece, ha capito di non dover dimostrare più nulla a nessuno. È una delle più grandi sciatrici della storia svizzera.
Oro olimpico, due titoli mondiali, due Coppe del Mondo generali e 48 vittorie nel massimo circuito raccontano una carriera che ha già lasciato il segno. Oggi può guardarsi allo specchio con serenità e iniziare un nuovo capitolo della sua vita.
Quando la incontro per un'intervista nell'estate del 2026, mi colpisce soprattutto una cosa: Lara Gut-Behrami appare diversa. La determinazione che l'ha accompagnata per tutta la carriera ha lasciato spazio a una serenità nuova.
La ticinese, spesso percepita come schiva, si mostra rilassata, soddisfatta e felice. Si concede meno pressione rispetto al passato. Forse perché aveva già deciso che Milano-Cortina avrebbe rappresentato la fine del suo percorso agonistico. Parla con naturalezza dei suoi progetti da investitrice, del marito Valon Behrami, della famiglia e persino del desiderio di avere un giorno dei figli. Argomenti che in passato affrontava molto più raramente.
Non è sempre stato così.
Lara Gut-Behrami è finita sotto i riflettori a soli 16 anni, quando conquistò uno straordinario secondo posto a St. Moritz. Da quel momento ha dovuto imparare a proteggersi.
In un periodo in cui Swiss-Ski non era più abituata a vincere con continuità, da promessa è diventata immediatamente la donna da battere, il simbolo della rinascita dello sci femminile svizzero.
Per riuscirci ha preso decisioni spesso impopolari. Ha scelto la propria strada, sopportando aspettative enormi e una pressione che andava ben oltre le gare. Non doveva dimostrare qualcosa soltanto a sé stessa, ma a tutto il movimento dello sci svizzero.
Ci è riuscita. Ha vinto, ha resistito, ha continuato a reinventarsi. Eppure, per anni, è stata giudicata fredda, difficile o capricciosa. Forse semplicemente perché faceva ciò che riteneva necessario per raggiungere i suoi obiettivi, senza cercare di piacere a tutti.
Nella sua lettera d'addio scrive di provare «un profondo senso di felicità» ripensando ai momenti vissuti sulla neve.
È la sensazione che dovrebbe accompagnare anche noi nel salutarla.
Grazie, Lara.
Non soltanto per le vittorie che hanno fatto esultare un Paese intero, davanti alla televisione o lungo le piste. Ma per aver avuto il coraggio di seguire sempre la tua strada e per aver dimostrato che si può lasciare lo sport ai massimi livelli con dignità, lucidità e serenità. Anche quando il finale che avevi immaginato era un altro.