Ecco a voi il «Sabr» 10 anni fa Roger Federer diede vita al colpo del secolo, con alcune polemiche

bfi

18.8.2025

Roger Federer 
Roger Federer 
KEYSTONE

Dieci anni fa a Cincinnati andava in scena, per la prima volta, una delle più famose dimostrazioni di genio applicato al tennis, ovvero la Sabr, acronimo di «Sneak attack by Roger». Ricordiamo.

Igor Sertori

Hai fretta? blue News riassume per te

  • 10 anni fa Roger Federer mise in campo, per la prima volta, uno dei suoi colpi più famigerati e geniali: il Sabr.
  • Sabr è l'acronimo di «Sneak attack by Roger» (Attacco a sorpresa di Roger, in italiano).
  • Mossa che lo portò, tra l'altro, a vincere quell'edizione del torneo di Cincinnati, per la settima e ultima volta in carriera.
  • Molti apprezzarono la nuova trovata del Maestro, altri meno, come fu il caso di John McEnroe, che disse: «Non mi sembra esagerato considerarlo un insulto».

Ricorre il decimo anniversario della nascita di uno dei colpi più geniali messi in campo da Roger Federer nella sua straordinaria carriera da tennista. Per alcuni il colpo del secolo.

No, non parliamo della sciabolata in smash da fondo campo a Basilea nel 2002 - per molti il colpo più bello di sempre - ai danni dell'americano Andy Roddick, che gli lanciò poi la racchetta, incredulo.

Non ci riferiamo nemmeno all'incredibile drop shot messo in scena a Miami nel 2017 contro il ceco Tomas Berdych, il quale non si mosse nemmeno, tanto fu preciso quel taglio oltre la rete.

E nemmeno parliamo di quel loop a Dubai nel 2005 contro André Agassi.

Il punto fu combattuto dietro prima, a rete poi, con l'americano che riuscì a mandare la palla lontana, in fondo, quando Roger era ancora a rete: sembrava fatta e invece... il genio di Basilea corse a prenderla, la tirò su a due centimetri da terra e con un tocco di rovescio delicato, preciso e inimmaginabile, la fece arrivare oltre il suo avversario, che non fece altro che strabuzzare gli occhi e... abdicare.

Ci riferiamo invece al torneo di Cincinnati, giocato nell'agosto del 2015, quando Federer presentò al mondo un modo completamente nuovo di rispondere al servizio, il famigerato «Sabr» (Sneak Attack By Roger).

Il colpo consisteva nel fatto che il Maestro si avvicinava lentamente al campo di servizio prima di ricevere la palla e la colpiva in salita. L'avversario tentava, in affanno, di tenere la palla in gioco e lui spesso chiudeva il punto con un volée.

In terra americana, quell'anno, colse di sorpresa tutti gli altri giocatori, allenatori e commentatori, traendone grandi vantaggi.

Le critiche, quella dura di McEnroe

Il Sabr ha causato però anche un enorme dibattito nel mondo del tennis: alcuni lo hanno definito divertente, geniale, mentre altri lo hanno ritenuto irrispettoso nei confronti dell'avversario.

John McEnroe, alla «ESPN», criticò duramente questa mossa, ritenendola irrispettosa nei confronti degli avversari e da vietare durante le partite.

«In pratica sta cercando di rispondere con un mezzo volée al servizio di un tennista professionista maschio, prenderlo e andare a rete. Non mi sembra esagerato considerarlo un insulto. ‹Il mio servizio è così scarso da permettergli di fare una cosa del genere?›».

Facile no?

Bisogna pure considerare il contesto: scatto in avanti al momento del caricamento del servizio dell’avversario per chiudere con il colpo in controbalzo, a metà campo, con la palla che può viaggiare anche a 200 chilometri all’ora. Facile, no?

Federer poteva permetterselo, altri no. Lui sentiva la palla come pochi o nessun altro, sapeva giocare d'anticipo e poi sfruttare quella sensibilità divina quando agli altri era vietato farlo, per incapacità. Scorretto? 

«L'ho fatto scherzando, per smaltire il jet lag»

Anni dopo, proprio lui, il divino, ha così spiegato la nascita del colpo ai microfoni dell'ATP: «Perché ho inventato il Sabr? In realtà, non ha nulla a che vedere con Rafael Nadal e Novak Djokovic. L'ho fatto scherzando con Benoit Paire a Cincinnati nel 2015, durante un allenamento per smaltire il jet lag».

«Severin Luthi voleva che uscissi di più sul campo e ho iniziato a farlo. L'avevo già provato in Svizzera qualche tempo prima, ma è stato con Benoit che ha preso davvero forma. Ci allenavamo in modo totalmente rilassato, ridendo e provando i colpi più folli che ci venivano in mente. Arrivavi verso le 15:00, la partita era la sera, dopo il tramonto eravamo soli sul campo, era favoloso».

Contro Djokovic non avrebbe il coraggio di farla

«E poi contro Djokovic non avrebbe mai il coraggio di farla», dicevano i maligni. Sbagliato. 

Lo fece, eccome. In finale, per giunta. E per ben due volte (video sotto al minuto 8).

Nemmeno RoboNole riuscì a trovarne l'antidoto, tanto che quasi spaccò la racchetta dal nervosismo.

Fatto sta che anche grazie a quel colpo d'autore, Federer batté il serbo in finale, vincendo così per la settima, e ultima volta, Cincinnati. Il resto è storia.