Parla Luciano DarderiLa colpa di Sinner per un collega? «Quando vinco pare io non abbia fatto nulla di speciale»
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8.5.2026 - 21:47
Jannik Sinner e Luciano Darderi si sono affrontati agli ottavi dell'ultimo Australian Open, in una gara vinta dall'altoatesino.
IMAGO/Shutterstock
Luciano Darderi si prende la scena alla vigilia degli Internazionali d’Italia e racconta il paradosso del nuovo tennis azzurro: con Jannik Sinner numero uno del mondo, anche vincere cinque ATP 250 in due anni e mezzo rischia di sembrare «normale».
Jannik Sinner si prepara al debutto agli Internazionali d’Italia contro Sebastian Ofner, mentre Luciano Darderi racconta come il numero uno del mondo abbia cambiato la percezione del tennis italiano.
Secondo Darderi, nell’era Sinner anche vincere cinque ATP 250 in due anni e mezzo rischia di sembrare «normale», nonostante si tratti di risultati importanti.
Il numero 20 del mondo riconosce che Sinner e Alcaraz rappresentano oggi due ostacoli quasi fuori portata.
Darderi arriva a Roma dopo una stagione positiva, con il titolo a Santiago, la finale a Buenos Aires e gli ottavi agli Australian Open, ma anche con qualche difficoltà nel ritrovare ritmo sulla terra.
Roma chiama, il tennis italiano risponde. Jannik Sinner sta per prendersi di nuovo il centro del palco agli Internazionali d’Italia, ma alle sue spalle c’è un movimento che non vuole vivere soltanto di luce riflessa.
Luciano Darderi lo sa bene. Numero 20 del mondo, quarto italiano in classifica, arriva al Foro Italico con ambizioni alte e una certezza: nell’era di Sinner, anche vincere tanto può sembrare quasi poco.
L’Italia del tennis si è abituata alle imprese, ai trionfi pesanti.
Un nuovo livello per il tennis italiano
«Con Sinner numero uno del mondo, quando vinco un ATP 250 sembra di non aver fatto nulla di speciale e invece sono successi che meriterebbero maggior considerazione», ha detto il numero 20 del mondo in un'intervista a «Tennis Magazine».
«In due anni e mezzo ho vinto cinque ATP 250 e passa per essere una cosa normale».
Non è una lamentela, semmai una fotografia. Sinner ha trascinato il tennis italiano in una dimensione nuova. Più attenzione, più sponsor, più pubblico. Ma anche più pressione.
Quello che ieri era eccezionale, oggi rischia di passare come ordinaria amministrazione.
Sinner pronto al debutto
E il Foro Italico, intanto, aspetta proprio Jannik. Il suo debutto agli Internazionali d’Italia 2026 è previsto sabato 9 maggio contro l’austriaco Sebastian Ofner, che ha raggiunto il secondo turno battendo l’americano Alex Michelsen.
Tra Sinner e Ofner non ci sono precedenti: sarà il primo confronto in carriera.
Il numero uno del mondo arriva a Roma dopo il trionfo di Madrid, dove ha conquistato il quinto Masters 1000 consecutivo. Un’impresa mai riuscita a nessuno.
Il ritorno nella Capitale ha anche un sapore particolare: l’anno scorso Sinner era arrivato fino alla finale, poi persa contro Carlos Alcaraz, al rientro dopo la sospensione di tre mesi per il caso Clostebol.
Il confronto con i migliori
Darderi, però, non guarda Sinner da lontano. Lo ha già affrontato. Così come ha incrociato Alcaraz. Due montagne diverse, due modi opposti di dominare.
Con lo spagnolo, racconta, è una questione di imprevedibilità. Alcaraz cambia ritmo, inventa, sorprende. «Alcaraz ha più fantasia, ti sorprende continuamente, apre di dritto e non sai se ti arriva un missile o una smorzata».
Sinner, invece, è un’altra tortura: più lineare e insistente. «Jannik invece ti martella seguendo una linea di gioco ben precisa».
La domanda, allora, diventa inevitabile: Jannik è davvero imbattibile?
Darderi non cade nella trappola dell’assoluto: «Nessuno è imbattibile, però è molto difficile». Poi arriva anche la battuta: «Certo, se gli arrivano i crampi come a Shanghai è più facile!».
Ma il senso è chiaro: Sinner e Alcaraz oggi sono quasi fuori portata. «Alla fine i risultati parlano chiaro».
Obiettivo top 10
La sua sfida, però, è proprio questa: accorciare il distacco dai migliori.
La stagione gli ha consegnato segnali importanti: vittoria all'ATP 250 di Santiago, finale in quello di Buenos Aires, ottavi agli Australian Open su una superficie non naturale per lui. Risultati che lo hanno spinto in alto, ma che non cancellano le difficoltà.
Dopo il cemento tra i Masters 1000 di Indian Wells e Miami, ha faticato a ritrovare ritmo sulla terra. E una sconfitta brutta, come quella recente a Marrakech - dov'è uscito in semifinale contro l'argentino Trungelliti - può pesare nella testa.
Darderi lo riconosce: quando perde, tende a colpirsi troppo. Deve imparare a essere meno severo con sé stesso.
L’obiettivo resta grande: la top 10. Ma non vuole bruciare le tappe. «Prima di arrivare nella top 10 devo consolidare una posizione tra i top 20 perché non è così facile».
La pressione, a quel livello, diventa parte del mestiere. Lui sente di averla gestita bene, almeno finora.
E rilancia: «Ho fatto tanti punti, spero di arrivare nella top 10 a fine anno e, se non dovessi riuscirci, riproverò l’anno prossimo».